Napoli, 29 Settembre – Soltanto gli opuscoli de “La Domenica”, che recano all’interno le Letture e le varie orazioni previste dalla Liturgia cattolica di rito romano, rammentano che quest’oggi ricorre la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato; i media nazionali di maggior rilievo, invece, non hanno provveduto a farlo: forse ai piani alti non volevano che ciò accadesse, quindi si è preferito assecondare la volontà dei “padroni” per non rischiare di finire in un precipizio rappresentato da indagini giudiziarie, ritorsioni, e via dicendo.
Un siffatto conformismo costituisce, invero, una delle ragioni principali che generano nella popolazione una pericolosa tendenza alla xenofobia, dunque all’emarginazione di quel Prossimo ritenuto pericoloso sulla mera base della di lui nazionalità od etnia (ma, invece, intraprende una traversata a dir poco rischiosa per scampare a guerre, povertà ed odio): questi stereotipi, purtroppo, sono da anni all’ordine del giorno, complice soprattutto l’ignoranza di quanto realmente accaduto durante il Fascismo (prima) e la Seconda Guerra mondiale (poi); e a rincarar la dose vi sono, altresì, le plurime promesse marinaresche ed illusorie che gli esponenti d’estrema destra si ostinano a formulare per ingraziarsi le crocette dei creduloni. Non c’è cosa più vigliacca del far leva sull’ignoranza, come fecero Hitler, Stalin, Mao, Franco e tanti altri hostes humanitatis (It.: “nemici dell’umanità”) spesso rimpianti da nostalgici totalmente privi di neuroni.
Anni or sono, a bordo di un vecchio treno della Metro che mi stava riportando a casa, ebbi modo di leggere un trattato – il cui titolo, all’istante, non mi sovviene – che metteva in luce l’importanza della presenza dei “rifugiati” sul territorio nazionale: essa, infatti, rappresenta un ausilio non indifferente al progresso culturale e socioeconomico del nostro Paese, la cui economia, come è agevole constatare, non può più reggersi sul solo Made in Italy.
Va, inoltre, posto in risalto che la cultura del lavoro come dovere morale sta, ahi noi, gradualmente tramontando nella mentalità dell’Italiano medio: difatti, esistono mestieri che quasi nessuno più vuol fare, ma che i “migranti” si dichiarano pronti a svolgere, dovendo costoro provvedere tanto a sé stessi quanto ai propri familiari rimasti nei rispettivi Paesi.
È pur vero che si è ancora ben lungi dal debellare la piaga dello sfruttamento, tuttora tristemente diffusa, della quale pagano lo scotto soprattutto gli esseri umani che richiedono asilo in Italia: ecco perché, cari Lettori, l’Esecutivo dovrebbe prendersela non con queste persone innocenti, bensì con chi riserva loro un trattamento disumano che ne sminuisce la dignità e dà, quindi, luogo ad un’emarginazione che stenta a vedere la fine.
L’accento va, infine, posto sull’ipotetico “salvataggio” dei confini di cui una certa persona si fa portavoce: ebbene, l’accusa che attualmente grava su questo individuo è totalmente fondata, poiché le malcapitate vittime son state abbandonate a sé stesse. In altri termini, la condotta dell’accusata vìola tanto il diritto interno quanto l’ordinamento internazionale (e, purtroppo, c’è anche qualche autorevole giurista che lo difende).
Cari Lettori, facciamo tesoro degli insegnamenti del Vangelo: non v’è alcun essere umano che non sia “dei nostri”, né tantomeno un’etnia superiore ad un’altra (agli occhi di Dio non rileva che Tu sia Italiano, Britannico, Indiano, Nigeriano, Burkinabé, e via discorrendo). Gli stereotipi sono una creazione degli stupidi, e noi non dobbiamo comportarci da tali!
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