In ricordo di Luigi (“Gino”) Labruna (9 maggio 1937 – 13 luglio 2025)

Napoli, 9 Maggio – Mi trovavo all’ombra di un pino, nei pressi di Villa Massimo, quando ho sentito lo smartphone vibrare all’interno della tasca; incuriosito, apro senza indugio WhatsApp e m’avvedo che a contattarmi era stata, un’autorevole giusromanista e mia fedele amica, per informarmi che il sette maggio, nella splendida cornice dell’Aula Pessina, si sarebbe tenuta la commemorazione di Gino Labruna, intellettuale multiforme e mio illustrissimo mentore, nonché…quasi pater (ho goduto della sua continua vicinanza nell’intero arco temporale fra la prematura nascita al Cielo del mio compianto genitore ed il giorno in cui anch’egli è stato chiamato a Vita Eterna). 

Ho riscontrato prontamente il messaggio, ringraziando la persona in questione per avermi avvisato, ma, senza celare un’ombra di rammarico, le ho dovuto significare che, per ragioni personali e lavorative, non avrei potuto raggiungere Napoli per partecipare materialmente all’evento (per giornate di tale importanza sarebbe opportuno organizzarsi per la relativa trasmissione tramite il canale YouTube dell’Ateneo Federiciano). 

Intendo, pertanto, commemorare Gino sulle pagine di questo Quotidiano, considerato che, ogniqualvolta ne pubblicavo uno, egli – pubblicista appassionato ed alacerrimo – era quasi sempre il primo a leggerlo per poi suggerirmi, mercé la sua comprovata esperienza, alcune strategie per migliorare le mie scarse capacità di prosatore. 

Ripercorrere tappa per tappa la sua straordinaria e brillante carriera – così come la descrizione dei bei momenti vissuti in sua compagnia – richiederebbe tempo e, contestualmente, mi costringerebbe a sconfinare in una prolissità che al compianto è sempre stata pressoché invisa, motivo che m’induce a focalizzare l’attenzione sugli ultimi anni, con particolare riguardo al periodo della pandemia ed agli anni ad essa immediatamente successivi. 

Era l’otto marzo duemilaventi quando, a fronte del sopraggiungere di un agente patogeno sconosciuto, ci ritrovammo, improvvisamente, chiusi fra le mura domestiche, la qual cosa rese indispensabile il ricorso alla tecnologia: una delle persone con cui interagivo perlomeno una volta al mese era proprio Gino, la cui solarità mi faceva sentire meno solo. 

Così facendo, mi ha reso partecipe dei suoi studi e delle sue argute riflessioni sui molteplici problemi con cui la città di Napoli è tuttora chiamata a fare i conti e, al tempo stesso, illustrava quelle che, secondo lui, costituivano le potenziali soluzioni degli stessi (e sovente ci azzeccava). 

A colpirmi era soprattutto la spiccata ironia con cui descriveva ogni singola vicenda oggetto delle sue indimenticabili Refole (così erano denominati gli articoli settimanali che scriveva, a cadenza settimanale, su Repubblica Napoli), evitando attacchi diretti e lasciando trasparire tutta la sua diplomazia. 

Inoltre, è stato proprio grazie all’aiuto di Gino che sono uscito da una parentesi triste della mia vita personale e professionale: difatti, dopo aver svolto una signora pratica forense, decisi – anche di concerto con il mio allora dominus, che saluto e ringrazio cordialmente per avermi…plasmato e fatto diventare un giurista vero -, decisi di confrontarmi con realtà diverse, essendo intenzionato ad approfondire tanto la mia materia (id est, il diritto del lavoro) quanto l’ordinamento delle assicurazioni; purtroppo, però, i nuovi ambienti lavorativi non mi hanno aiutato a crescere come avrei voluto, di talché accolsi il suggerimento, datomi da Labruna, di puntare sulle selezioni pubbliche: ebbene, dopo diversi tentativi, ho finalmente trovato una sistemazione, senza perdere la calma ed il coraggio. 

L’estate scorsa, una volta terminate le esequie del Compianto, la gente ivi accorsa – sebbene composta in larga parte da individui provvisti di vari titoli e riconoscimenti – era sprofondata, di colpo, in un silenzio tombale, che io ho poi avuto il coraggio di rompere, dando inizio ad un applauso e ringraziando il Buon Dio per aver donato a tutti noi una persona deliziosa, disponibile e tenace, che ha sempre creduto nei giovani e nella legalità. 

Oggi, nel giorno del suo ottantanovesimo dies natalis, riecheggia nella mia mente quel grido che sono tuttora fiero di aver emesso il quattordici luglio dello scorso anno: “grazie, Gino!”

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