Omaggio a Francesco Paolo Casavola (Taranto, 12 gennaio 1931 – Napoli, 3 gennaio 2026)
Napoli, 4 Gennaio – Che l'(ormai) ex-Presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, abbia dato prova d’essere un efferato dittatore, e che lo stato di rovina in cui attualmente versa il suo Paese costituisca il risultato delle politiche oltremodo protezionistiche e nazionaliste messe in atto dal regime da lui capeggiato non può minimamente dubitarsi; tuttavia, l’operazione posta in essere la scorsa notte ad opera degli Stati Uniti è da considerarsi non l’inizio di un percorso verso un’ipotetica libertà, bensì la prima tappa di una pericolosa escalation che potrebbe culminare in una guerra (l’ennesima) finalizzata ad acquisire il monopolio assoluto dell’oro nero (il petrolio).
Esemplificando, i loschi interessi dedotti potrebbero cagionare, da un momento all’altro, una strage indiscriminata di anime innocenti, non certo dissimile da quelle che si stanno consumando, rispettivamente, nel cuore dell’Europa Orientale ed in Terra Santa.
Il Presidente degli Stati Uniti, Donald J. Trump, s’ostina a definirsi, con il tono autoesatante che gli è proprio, un costruttore di pace, oppure – ed è questo il fatto che desta maggior preoccupazione – il garante degli equilibri geopolitici; ma, se si riflette con accuratezza (e, soprattutto, senza lasciarsi ammaliare dalle sue doti retoriche), è possibile desumere in maniera pressoché agevole che quanto sta verificandosi rischia di mettere a serio repentaglio la pace nel mondo: in altri termini, qualsiasi attacco perpetrato nei confronti di uno Stato libero e sovrano integra, benvero, una violazione del diritto internazionale, a prescindere dalla condotta tenuta medio tempore dal leader di turno.
Come hanno fatto notare taluni studiosi della materia – primo fra tutti, il filosofo del diritto Guido Saraceni, tramite un post su Facebook (approfitto per ringraziarlo cordialmente) -, anche l’impiego del termine «arresto» in una situazione siffatta è da reputare improprio, dal momento che, malgrado la mentalità pazzoide di Maduro, su quest’ultimo non pendeva alcun mandato della Corte Penale Internazionale, né tantomeno il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Si è trattato, invece, di un’«azione militare unilaterale» – cito ancora Saraceni -, condotta in maniera del tutto illegittima, nonché pericolosa.
Questa mattina, nel ridestarmi, ho appreso una tristissima notizia: il professor Francesco Paolo Casavola, eminente studioso di diritto romano, Presidente Emerito della Corte Costituzionale, nonché membro della Commissione d’Arbitrato per la ex-Jugoslavia, è venuto a mancare nel corso della nottata, lasciando un vuoto incolmabile nel mondo accademico. Egli è sempre stato, infatti, un punto di riferimento per tutti, mercé la straordinaria e poliedrica cultura di cui ha dato testimonianza e la signorilità che fino all’ultimo ne ha connotato l’indole.
Il compianto, nel corso di una lectio magistralis sul travagliato percorso dal diritto romano al diritto europeo tenuta presso l’Università Suor Orsola Benincasa (ove ha insegnato come professore a contratto per diversi lustri) e pubblicata dall’Editoriale Scientifica nel duemilasei, ha rimarcato che il «processo di unificazione costituzionale di un soggetto-Europa» si caratterizza per la sua anomalia in confronto al paradigma dello Stato-nazione: tale affermazione ben s’attaglia anche al diritto internazionale, con l’unica differenza che quest’ultimo si caratterizza tuttora per la mancanza di una codificazione scritta e si basa perlopiù sul contenuto dei Trattati conclusi dai vari Paesi.
Cionondimeno, dovrebbe esistere (l’uso del condizionale è qui sacrosanto) un elemento di raccordo fra tutte le fonti pattizie tuttora in vigore: esso va identificato nella dignità umana, che la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo – adottata con Risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU il 10 dicembre 1948 – ha dichiarato intangibile, sottolineando che l’essere umano, in quanto dotato di coscienza e ragione, non deve permettersi di ledere l’onore ed il prestigio dei propri simili.
Questo dettaglio è posto in risalto anche da Casavola nell’opera cennata, ove egli pone, altresì, l’accento sulla coscienza e la ragione, dni del Buon Dio di cui noi esseri umani, a fronte dell’egoismo in preda al quale siam soliti agire, stentiamo a fre un uso consapevole.
In queste righe conclusive non posso esimermi dall’esprimere il mio cordoglio nei confronti della famiglia Casavola, né dalll’esternare la mia gratitudine verso il professore: non m’è mai mancato, infatti, il suo sostegno, specie quando il mio compianto padre – suo allievo e collaboratore – ha terminato la sua vita sulla terra
Il professore, anch’egli addolorato per l’accaduto, volle a tutti i costi presiedere la sessione mattutina della Dies Tullio dicata, la giornata di studii tenutasi in onore di Papà il 3 maggio 2013, giorno in cui avrebbe compiuto settantadue anni. Grazie di tutto, chiarissimo Professore: Le prometto che mi prodigherò affinché il Suo ricordo rimanga imperituro nei lustri a venire, fintantoché permarrò su questa terra!
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