Napoli, 3 Luglio – Oltre metà degli italiani si è imbattuta almeno una volta in contenuti online violenti, falsi o lesivi della dignità altrui: dall’hate speech al revenge porn, dalla disinformazione al cyberbullismo. È quanto emerge dal rapporto AGCOM “I fabbisogni di alfabetizzazione mediatica e digitale nella popolazione italiana”, presentato oggi alla stampa dal presidente Giacomo Lasorella.
La consapevolezza del rischio c’è — oltre l’80% degli italiani si dichiara preoccupato — ma non sempre si traduce in azione: il 44,1% della popolazione non ha mai sentito la necessità di chiedere aiuto o suggerimenti per un uso più critico dei media digitali. Un dato che riflette un preoccupante scollamento tra percezione e comportamento.
Tra i minorenni, invece, l’attenzione al problema è più concreta: più della metà si affida alla famiglia, un terzo si rivolge agli insegnanti, mentre tra i 14 e i 17 anni il 30% chiede supporto a coetanei e amici. Questo dimostra come l’educazione digitale possa avere radici efficaci nel contesto scolastico e familiare.
L’uso di Internet varia anche per finalità: gli adulti e gli anziani prediligono la ricerca di notizie e informazioni, mentre tra i più giovani prevale la comunicazione con amici e il consumo di contenuti audiovisivi. Ancora oggi, l’80% degli italiani accede ai media durante i pasti, in prevalenza attraverso la TV, mentre un giovane su cinque (tra 6 e 34 anni) naviga su social e piattaforme video.
Sul fronte del controllo parentale, 8 genitori su 10 regolano l’accesso ai media. Tuttavia, solo il 12,5% parla regolarmente con i figli dell’esperienza di navigazione. L’approccio varia per età e livello d’istruzione: i genitori più anziani e laureati preferiscono il co-using e il monitoraggio, quelli più giovani e meno istruiti impongono limiti di tempo e filtri sui contenuti.
Il fenomeno dei contenuti digitali tossici — dalle challenge pericolose al materiale sessuale non richiesto — coinvolge circa tre quarti dei minorenni. Tuttavia, l’azione di contrasto non manca: oltre 8 italiani su 10 adottano almeno una strategia per proteggersi, come evitare canali inquinanti o verificare la fonte delle notizie. L’istruzione resta un fattore chiave: all’aumentare del livello scolastico cresce anche la frequenza delle segnalazioni.
Preoccupante, infine, il gap sull’alfabetizzazione algoritmica. Sebbene il 58,9% della popolazione sappia che le piattaforme usano algoritmi di raccomandazione, solo il 7% possiede un livello ottimale di comprensione. Tra gli anziani, l’83% mostra conoscenze nulle o scarse. Una parte della popolazione — soprattutto tra giovani e grandi minori — sa che è possibile personalizzare la propria esperienza digitale, ma il dato complessivo resta basso: solo il 48% ne è a conoscenza.
Il rapporto AGCOM mostra una società digitale spaccata tra chi è immerso nei rischi della rete e chi li subisce passivamente. La mancanza di alfabetizzazione mediatica trasversale, soprattutto tra le fasce più adulte, evidenzia l’urgenza di politiche educative strutturate e inclusive. Famiglia e scuola restano presidi fondamentali, ma serve un impegno corale: istituzioni, media, aziende e cittadini devono collaborare per costruire un ecosistema digitale più sicuro, consapevole e responsabile.
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