Undici volti, una città: il murales di Jorit accende il Maradona

Napoli, 19 Marzo – C’è un padre che si ferma davanti a un muro, indica un volto e racconta al figlio una storia. Non è solo un murales: è una galleria di memoria, un ponte tra generazioni, un modo per trasformare il tifo in racconto condiviso.

È da questa immagine che nasce il nuovo intervento dell’artista napoletano Jorit, che ha realizzato un imponente murales all’esterno dello Stadio Diego Armando Maradona. Un’opera che non celebra solo il calcio, ma il suo valore sociale, identitario, quasi antropologico.

«Mi piace l’idea che un papà possa venire con il figlio a vedere questo murales e spiegare che questi erano i campioni delle diverse generazioni», racconta l’artista. «Così il tifo diventa motivo di aggregazione in un’epoca sempre più dispersa».

Sul muro prende forma una “formazione ideale” della storia azzurra, scelta direttamente dai tifosi attraverso un sondaggio lanciato sui social. Non una selezione personale, ma un processo partecipato, quasi democratico. In campo ci sono leggende di epoche diverse: Dino Zoff tra i pali; Giuseppe Bruscolotti, Faouzi Ghoulam, Ruud Krol e Kalidou Koulibaly in difesa; Antonio Juliano, Marek Hamsik e Dries Mertens a centrocampo; in attacco Edinson Cavani, Careca e, inevitabilmente, Diego Armando Maradona.

Un undici che attraversa decenni di storia, frutto di scelte spesso combattute: «Non avrei mai voluto decidere da solo, sarebbe stata una responsabilità troppo grande», spiega Jorit, lasciando intendere quanto siano stati serrati i confronti tra i tifosi.

Ma il murales è anche una riflessione sullo stadio come luogo simbolico. «Volevo celebrarlo antropologicamente come spazio di emozioni», sottolinea l’artista, che non nasconde uno sguardo critico: «Lo stadio è un po’ vecchiotto, va ripreso. Io provo a fare del mio, anche da tifoso».

L’opera si inserisce nel percorso più ampio di Jorit, che da anni racconta Napoli attraverso volti iconici e storie universali. Dalla memoria di Massimo Troisi alla musica di Pino Daniele, fino all’eterna presenza di Maradona, il suo lavoro costruisce un dialogo continuo tra locale e globale. «Cerco di portare Napoli nel mondo e il mondo a Napoli», afferma.

Non è un dettaglio secondario che l’intervento sia stato completamente autofinanziato dalla fondazione dell’artista: un gesto che ribadisce la sua idea di arte pubblica, accessibile e gratuita. «È questo l’aspetto più importante», insiste.

All’inaugurazione era presente anche il sindaco Gaetano Manfredi, che ha sottolineato il valore dell’opera non solo come omaggio sportivo, ma come segnale di rigenerazione urbana: «Un modo per ricordare i campioni che hanno contribuito ai successi del Napoli e per valorizzare uno spazio che è patrimonio collettivo, la casa del calcio in città». Così, su un muro che guarda lo stadio, il passato torna presente. E il calcio, ancora una volta, diventa linguaggio comune, memoria condivisa, identità che si tramanda — di padre in figlio.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.