Pafos d’inverno: camminare tra le rovine e ascoltare il tempo
Pafos, 27 Dicembre – Entro nel Parco Archeologico di Pafos, a Cipro, in una mattina di dicembre che non assomiglia all’inverno come l’ho sempre conosciuto. Il sole è basso, limpido, ma il vento arriva deciso dal mare. Spinge nuvole leggere, che corrono sopra le rovine come pensieri inquieti. Il Mediterraneo è increspato, di un blu profondo, e porta con sé l’odore salmastro mescolato ai profumi della macchia mediterranea: timo, lentisco, terra scaldata dal sole. Cammino lentamente. Non ho fretta. Visito e osservo senza dover tradurre subito in parole. Eppure, ogni pietra che vedo mi riporta agli studi, ai miti appresi con passione.
Davanti a me si aprono le case romane, silenziose, spoglie di tetti ma ancora vive. Scendo qualche gradino e mi ritrovo davanti ai mosaici. Mi fermo. Sempre. È impossibile non farlo. Teseo combatte il Minotauro. Fedra abbassa lo sguardo, colta nell’istante del tormento. Ganimede viene sollevato dall’aquila di Zeus. Le figure sembrano muoversi sotto la luce obliqua del sole invernale. Le tessere, consumate dal tempo, hanno colori più miti, più veri: non gridano, sussurrano. Mi accorgo che sto sorridendo. Rivedo me stessa giovane insegnante, quando spiegavo che i miti non sono favole, ma specchi dell’animo umano.
Qui, a Pafos, quella verità prende corpo. L’amore non è mai semplice. Gli dèi non sono giusti. Il destino non ascolta. Il vento entra nei peristili vuoti, passa tra le colonne spezzate come un respiro antico. Mi sembra di sentire le voci di chi abitava queste case: risate, passi, il rumore dell’acqua nelle fontane. Proseguo verso il mare. Le rovine finiscono quasi senza confine, come se la città antica sapesse che qui tutto conduce all’acqua. Guardo l’orizzonte agitato e penso ad Afrodite, nata dalla spuma poco lontano. Non una dea fragile, ma una forza primordiale, come questo mare d’inverno. In questo luogo non mi sento turista.
Mi sento ospite del tempo. Pafos non mi racconta solo la Grecia antica: mi restituisce la mia storia, fatta di studio, insegnamento, curiosità mai spenta. Camminando tra queste pietre, capisco che i miti non si sono mai fermati nei libri: hanno solo aspettato che qualcuno tornasse ad ascoltarli. E mentre esco dal parco, con il vento che ancora profuma di resina e sale, penso che abbia trascorso un Natale nuovo e che non finirò mai di essere grata alla vita per i doni che ricevo.
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