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HOMESCHOOLING: un potenziale rimedio ai contagi da Covid-19 a scuola

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Napoli, 18 Agosto – L’utilizzo degli anglismi è oramai all’ordine del giorno in ogni sottogenere prosastico, dagli articoli giornalistici ai trattati scientifici: ecco perché, pur essendo la conoscenza della lingua Inglese un optional per la maggior parte dei nostri Connazionali, vi sono termini del cui significato non è all’oscuro neanche un soggetto non formato.

Questa mattina, sotto i raggi di un cocente sole agostano, ho pensato di dare un rapido sguardo alle notizie, sperando di non dover leggere i soliti “bla-bla-bla” dei politici o le assurde panzane che trapelano dalle labbra dei negazionisti.

Nel dedicarmi a quest’attività – che, si badi, va svolta minimo una volta al giorno -, ho desunto che alcuni genitori, chiacchierando animatamente nei gruppi WhatsApp da essi appositamente creati per dibattere sull’andamento degli anni scolastici che man mano si susseguono, stanno vagliando l’idea di far ricorso ad una pratica piuttosto desueta, ma pienamente legale nella Repubblica (è contemplata, seppur non espressamente, addirittura dalla Costituzione): si tratta del cosiddetto homeschooling – anglicismo giunto al mio orecchio per la prima volta, da rendere in Italiano con il termine “istruzione parentale” -, ossia di un percorso formativo avente luogo non in un istituto, bensì tra le mura domestiche, al termine del quale l’alunno, per vedersi riconoscere la frequenza di una determinata classe od il titolo conclusivo di un ciclo, dovrà sottoporsi ad un esame presso un ente di istruzione riconosciuto dal Ministero competente.

Immagino che ognuno di voi, cari Lettori, desideri ardentemente sapere quale sia la mia posizione sul tema. In realtà, pur non volendomi schierare totalmente contro, ritengo la pratica in esame altamente rischiosa in tempi duri come questi, a prescindere dai possibili contagi che potrebbero conseguire alla ripresa delle lezioni in presenza.

Tra le tante facce dell’homeschooling va senz’altro annoverata l’altissima probabilità che siano i genitori stessi – e non un istitutore – ad istruire la propria prole, la qual cosa, seppur pienamente legittima, potrebbe arrecare notevoli pregiudizi alla crescita personale del fanciullo: oggigiorno, infatti, il senso civico dell’Italiano medio sta progressivamente scemando, mercé – anche, ma non solo – la scarsa attenzione dei genitori nello svolgere la propria missione educativa ed i continui contrasti che si verificano tra gli stessi ed il personale scolastico.

Inoltre, se non si educano i giovani Cittadini a saper stare con i propri simili, l’ideale del rispetto reciproco rischia seriamente di venir meno. È verissimo che di questi tempi, causa Covid, la permanenza in un’aula potrebbe costituire un canale di contagio, ma non va affatto trascurato che, imparando a convivere con l’altro, ben si può riuscire a sviluppare quel concetto di attenzione reciproca che, purtroppo, è ignoto a molti.

L’istruzione tra le pareti di casa, dunque, non è da condannare a priori, ma non è affatto da ritenersi prudente e/o formativa in periodi sì cupi; è d’uopo, invece, fare “gioco di squadra”: insegnanti, genitori e giovani ben possono, con la buona volontà, far sì che il sistema scolastico Italiano possa ripartire in condizioni di assoluta sicurezza.

Adriano Spagnuolo Vigorita 

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