Religious Tourism for Peace – è lo slogan lanciato dal coordinatore italiano della Rete Mondiale del Turismo Religioso per la pace tra i popoli
Roma, 14 Marzo – In un contesto internazionale segnato da conflitti, tensioni e crisi umanitarie, con particolare riferimento alla guerra in Iran che coinvolge civili e comunità religiose, emerge con urgenza la necessità di strumenti capaci di favorire il dialogo, l’incontro e la costruzione di ponti tra i popoli. Il turismo religioso si configura, in questo scenario, non come semplice esperienza di viaggio, ma come pratica di mediazione culturale, spirituale e umanitaria, capace di promuovere comprensione, tolleranza, coesione sociale, rispetto per la vita e la salvaguardia dei valori universali.
Secondo Biagio Maimone, coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso (RMRT), intervistato da una radio locale, «il turismo religioso non si limita a un fenomeno ricreativo, ma costituisce un percorso complesso di interazione culturale, spirituale e filosofica». «I cammini di fede – aggiunge Maimone – rappresentano esperienze di apprendimento, introspezione e confronto che vanno al di là della semplice visita turistica. Favoriscono la nascita di un nuovo umanesimo, fondato sul dialogo tra culture e sulla costruzione di legami duraturi tra le comunità, radicati nel rispetto della vita, nella fraternità e nella solidarietà universale».
Maimone sottolinea la necessità di promuovere e difendere il turismo religioso, evitando che sia ridotto a mero prodotto commerciale. «Va valorizzato e tutelato – dichiara – e per questo è indispensabile istituire una sede istituzionale dedicata, che coordini le politiche nazionali, favorisca la formazione degli operatori e garantisca un approccio etico, rispettoso dei luoghi sacri, delle comunità ospitanti e della sacralità della vita».
Il coordinatore richiama il magistero di Papa Francesco, che pone al centro della riflessione ecclesiale il dialogo interculturale, la fraternità e l’incontro tra popoli come strumenti fondamentali per la pace globale. Evoca anche la figura storica di Papa Leone XIV, simbolo di come la spiritualità possa costruire legami duraturi tra fede, cultura e territorio, e rappresenti un esempio per un turismo religioso in grado di generare coesione sociale, responsabilità civica e un profondo rispetto per la vita e la dignità umana.
Secondo Maimone, «l’organismo istituzionale proposto avrebbe il compito di promuovere il turismo religioso come veicolo di pace e dialogo tra i popoli, coordinare le politiche nazionali e internazionali, valorizzare i territori rispettando le loro identità culturali e spirituali, sostenere percorsi formativi per operatori specializzati, garantire che i luoghi sacri siano tutelati da logiche commerciali preservandone il significato profondo, e diffondere la cultura della pace, dell’incontro e della vita attraverso esperienze di pellegrinaggio e percorsi spirituali».
Maimone evidenzia come «il turismo religioso rappresenti, soprattutto in un periodo segnato da conflitti come quello in Medio Oriente, una concreta opportunità di costruzione di ponti tra culture e comunità diverse. Non si tratta solo di visitare un luogo sacro, ma di vivere un’esperienza che educa alla comprensione reciproca, rafforza la coesione sociale, nutre lo spirito e contribuisce a sviluppare un nuovo umanesimo globale fondato sulla pace, sulla vita, sulla cultura del dialogo e sulla fratellanza tra i popoli».
«No alla guerra, sì alla pace. Il turismo religioso unisce, collega e sviluppa la cultura della pace e la cura dei territori, promuovendo la cooperazione tra popoli di diversa etnia e religione senza alcuna distinzione» – ha detto Maimone, il quale ha aggiunto – «”Religious Tourism for Peace” è lo slogan della Rete Mondiale del Turismo Religioso: un invito universale a viaggiare con il cuore, a comprendere, rispettare e proteggere la vita in tutte le sue forme, costruendo un mondo più giusto, solidale, pacifico e spiritualmente consapevole».
La Rete Mondiale del Turismo Religioso nasce con l’obiettivo di sviluppare pace, dialogo interculturale, rispetto della vita e coesione tra i popoli, affermandosi come piattaforma internazionale per il rilancio umano e sociale dei territori e delle comunità. In un mondo sempre più interconnesso ma diviso da guerre e tensioni, il turismo religioso può diventare un laboratorio di pace, un mezzo per promuovere il dialogo interculturale, rafforzare la cultura della pace e costruire ponti tra i popoli.