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Guard rail infilza vettura, muore 27enne incinta di 4 mesi lungo la Valnerina. Alberto Pallotti (Presidente A.I.F.V.S. Onlus): “E’ inaccettabile”

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Pioraco, 27 Aprile – “Se un guard rail ha ucciso anziché salvare una vita, vuol dire che sussistevano già delle condizioni di pericolo alla luce delle quali il dispositivo andava rimosso o adeguato. E’ inaccettabile parlare dell’ennesima vittima della strada, specie alla luce della fase storia che stiamo vivendo”. A parlare è il presidente dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada Onlus, Alberto Pallotti, che, in una nota stampa, ha parlato dell’incidente consumatosi tra Visso e Pieve Torina, lungo la Valnerina (altezza bivio per Monte Cavallo), dove, intorno alle 14:30 del 24 aprile, ha perso la vita Yanet Luis Bernal, 27enne incinta di 4 mesi e di rientro dal turno di lavoro.

“Bisognava sfruttare il lockdown nazionale per riqualificare le strade italiane – ha affermato il leader A.I.F.V.S. Onlus -. I comuni, invece, hanno messo da parte la problematica.  Tale atteggiamento avrà, indubbiamente, delle ripercussioni potenziali sul futuro prossimo di tutti gli utenti: si passerà dalla lotta al Coronavirus al ritorno alla lotta contro le morti sulle strade”. Le cause dell’accaduto sono ancora in fase di accertamento da parte dei Carabinieri di Camerino. La giovane, che abitava a Pioraco, era alla guida della sua Fiat Panda quando si presume che il guardrail abbia infilzato la vettura, sfondando il parabrezza e rivelandosi fatale. Gli operatori del 118 hanno chiesto l’intervento dell’eliambulanza, ma i medici non hanno potuto far altro che constatare il decesso. “Siamo vicini alla famiglia – ha dichiarato Pallotti – e daremo battaglia quando si aprirà ufficialmente il processo. Chi non ha vigilato a dovere deve pagare”.

Il referente dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada Onlus, Biagio Ciaramella, ha posto l’accento sulle concause degli incidenti: “Nei tanti processi che stiamo affrontando su piano nazionale, dal processo per la morte di mio figlio Luigi al Ponte Morandi, abbiamo prova evidente della pericolosità delle concause. Le istituzioni devono tenere veramente a cuore la problematica,  investendo i proventi dell’articolo 208 nella sistemazione delle infrastrutture italiane. Siamo arrabbiati perché le vite di tante vittime innocenti potevano e potrebbero essere salvate approcciandosi alla cosa nello stesso modo del COVID-19. La nostra battaglia continua nei tribunali, sempre al fianco di chi è condannato all’ergastolo del dolore”.

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