Napoli, 15 Febbraio – Il ministro della Giustizia Carlo Nordio accende lo scontro politico con parole destinate a lasciare il segno. In un’intervista rilasciata a Il Mattino di Padova, il Guardasigilli ha definito il sistema delle correnti all’interno del Consiglio superiore della magistratura un meccanismo “paramafioso”, parlando di una “consorteria autoreferenziale” che, a suo dire, condizionerebbe carriere ed equilibri interni alla magistratura.

Secondo Nordio, il problema non riguarda la maggioranza dei magistrati, che “non sono ideologizzati”, bensì le correnti, descritte come “strumenti di potere e carriera”. Il ministro ha sottolineato come il 97% dei magistrati sia iscritto all’Associazione nazionale magistrati, una percentuale definita “bulgara”. “Se non ti iscrivi non fai carriera”, ha affermato, sostenendo che l’adesione sarebbe di fatto necessaria per avanzare professionalmente.

Nel mirino del ministro anche le dinamiche elettive del Csm e il funzionamento della sezione disciplinare: “Quando si elegge il Csm iniziano le telefonate. E quando un magistrato va davanti alla sezione disciplinare può trovare chi gli ha chiesto il voto”. Senza un “padrino”, ha aggiunto, “sei finito”. Per spezzare questo sistema, Nordio propone il sorteggio come unico strumento capace di rompere quello che ha definito un “meccanismo para-mafioso” e un “verminaio correntizio”, richiamando anche espressioni usate in passato dall’ex procuratore antimafia Franco Roberti.

Le parole del ministro hanno provocato una reazione immediata dell’Anm, che ha parlato di “offesa” e accusato Nordio di “avvelenare i pozzi”, paragonando l’elezione dei componenti del Csm ai metodi della criminalità organizzata. Secondo l’associazione, le dichiarazioni del Guardasigilli “offendono la memoria di chi ha perso la vita nella lotta alla mafia” e mortificano il lavoro quotidiano dei magistrati impegnati sul territorio.

Durissima la presa di posizione della segretaria del Pd Elly Schlein, intervenuta a Bari durante un evento della campagna “Vota No per difendere la Costituzione” in vista del referendum sulla riforma della giustizia del 22 e 23 marzo. Schlein ha definito “gravissime” le parole del ministro, chiedendo alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di prendere le distanze e a Nordio di scusarsi. “Parliamo di persone come Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Rosario Livatino, Rocco Chinnici. È inaccettabile che un ministro parli in questo modo dei magistrati”, ha dichiarato.

Sulla stessa linea il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che ha accusato il ministro di gettare “fango e ombre sulle istituzioni” per sostenere una riforma che, a suo dire, “mira a salvare i politici dalle inchieste”. Conte ha collegato le dichiarazioni di Nordio alle polemiche recenti che hanno coinvolto il procuratore Nicola Gratteri, parlando di un attacco a chi combatte la mafia “quella vera”.

Dal centrodestra è arrivata la difesa del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami, che ha espresso solidarietà al ministro e definito “ridicoli” gli attacchi delle opposizioni. Bignami ha richiamato il libro dell’ex magistrato Luca Palamara come prova dell’esistenza di un sistema correntizio da superare, ribadendo il sostegno al “Sì” al referendum.

Critiche anche da Alleanza Verdi e Sinistra. Il capogruppo in commissione Affari costituzionali alla Camera Filiberto Zaratti ha parlato di “limite superato” e di offesa a un potere dello Stato che “ha contribuito con il sangue alla difesa della legalità”. Il deputato Angelo Bonelli ha definito Nordio “indecente”, contestando anche le scelte del governo in materia di intercettazioni e l’abolizione dell’abuso d’ufficio.

Lo scontro si inserisce in un clima già acceso in vista del referendum sulla riforma della giustizia. Le parole del ministro riaprono il confronto sul ruolo delle correnti nella magistratura e sul futuro del Csm, ma al tempo stesso alimentano una frattura politica che, a poco più di un mese dal voto, appare destinata ad approfondirsi.

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Raffaele Ariola
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