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Focus natura – Mandorlo, promessa di primavera

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Napoli, 24 Febbraio – Un’antica leggenda greca narra che la principessa Fillide, innamorata di Acamante, figlio di Teseo, credendolo morto nella guerra di Troia di lasciò morire di dolore. La dea Atena, commossa dal suo amore, lo straformò in uno splendido albero di mandorlo.

Acamante, che era sopravvissuto, abbracciò in lacrime la pianta ancora nuda, perché era inverno, e questa, come per incanto, ricoprì i suoi rami di meravigliosi fiori. Fin dall’antichità, come si comprende da questa romantica legenda, il mandorlo è stato un simbolo d’amore e di rinascita, celebrato in molte culture per il carico di promesse della sua fioritura precoce che, anticipando tutti gli altri alberi da frutto, chiude l’inverno e annuncia la primavera.

Per i Fenici il mandorlo era messaggio di fertilità, abbondanza e speranza nel futuro. Per gli ebrei simboleggiava la benevolenza di Dio verso il suo popolo, dopo un lungo periodo di apparente abbandono; in Israele, dove fiorisce all’inizio di febbraio, viene onorato durante la festa del Tu BiShvat, chiamata anche Capodanno degli alberi, che celebra la fecondità della terra; durante la festa è uso piantare i nuovi alberi, perché si dice che attecchiscano meglio e saranno più vigorosi.

Citato molte volte nella Bibbia, il mandorlo è una delle immagini chiave dell’iconografia cristiana, dove l’unione tra la natura divina e umana viene espressa raffigurando Gesù o la Madonna circondati dai fiori del mandorlo. A Empoli esiste una cappella intitolata al Crocifisso del mandorlo: un dipinto di un ignoto pittore fiorentino raffigura il Miracolo del mandorlo, avvenuto nel 1399, quando, durante una processione per scongiurare la peste che infieriva in città, un crocifisso ligreo fu appoggiato ad un mandorlo secco che miracolosamente fiorì con grande anticipo, pronunciando la fine della peste.

Ancora oggi il mandorlo è al centro di innumerevoli tradizioni, non solo religiose e non solo nei Paesi mediterranei.

 

Un albero longevo e adattabile

Albero rustico e poco esigente, il mandorlo (Amygdalus communis o Prunus amygdalus) è apprezzato in giardino, e non solo nel frutteto, per la generosa e spettacolare fioritura bianco rosata che precede la comparsa delle foglie. Oltre alla bellezza, tra le sue virtù ci sono la grande longevità, il fatto che non si ammala quasi mai e la capacità di adattarsi a terreni diversi e di sopravvivere tanto al caldo siccitoso quanto al freddo, fino a 20°C sotto zero. Il motivo per il quale il mandorlo non è coltivato al Nord, dunque, non è tano legato alla sua incapacità di resistere al gelo, bensì al fatto che, quando è in fiore, c’è ancora l’aria così fredda da impedire alle api di impollinare, e quindi non avviene la fruttificazione.

Originariamente dell’Asia Minore, fin dai tempi antichissimi si diffuse in tutti i Paesi del Mediterraneo. In Italia arrivò insieme ai Fenici e in Sicilia trovò un habitat ideale. Tanto che all’inizio del secolo scorso, il primato mondiale di produzione spettava ad Agrigento, dove si coltivano circa 750 varietà ed ecotipi locali: negli anni Sessanta la produzione toccò i livelli massimi, con circa 200mila ettari di mandorleti.

 

I tanti usi del mandorlo

Anticamente, del mandorlo si utilizzava tutto, dalla legna di potatura per alimentare i forni, al mallo per fabbricare un sapone detto “scibina”, al guscio per il riscaldamento domestico. Ma, naturalmente, la sua fortuna era legata soprattutto al prezioso seme, la mandorla. Nel Medioevo l’olio di mandorla gareggiava in cucina con quello d’oliva, nel Rinascimento non c’era banchetto senza dolci di mandorle. Oggi, le migliori specialità si possono gustare in Sicilia e in Puglia, che offrono prelibatezze come i colorati pasticcini di marzapane, i buccellati siciliani (dolci di pastafrolla, frutta secca e cioccolato), i dolcetti pugliesi di pasta di mandorle e i mostaccioli (dolcetti coperti di cioccolato).

 

Un seme prezioso

Ci sono due tipi di mandorle: dolci e amare. Queste ultime contengono amigdalina e non si possono consumare fresche: le si usa per alcuni dolci, come gli amaretti, ma soprattutto in profumeria e medicina. Oltre ad essere consumate crude, essiccate o tostate, le mandorle dolci sono più utilizzate in pasticceria per fare dolci come il torrone, i confetti, la famosa pasta di mandorle, e bevande come il latte di mandorla, l’orzata e il vino di mandorla.

Sono frutti molto nutrienti, ricchi di proteine, Sali minerali e vitamine A, B ed E. Hanno proprietà energetiche, antidepressive e lassative. Il latte di Mandorle è dissetante e calma la tosse.

 

 

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