Dal 1° gennaio al 31 luglio uccise 60 donne. Diminuiscono gli omicidi complessivi, ma cresce la violenza nelle relazioni intime. Allarme per l’aumento delle vittime straniere.
Napoli, 15 Agosto – Sessanta donne uccise in poco più di sei mesi. Dietro un apparente calo dell’1,6% rispetto al 2024, il dossier di Ferragosto del Viminale fotografa un’Italia ancora segnata dalla violenza di genere: 38 vittime hanno perso la vita per mano di partner o ex, con un aumento del 15,1%. Crescono le misure di prevenzione, ma il fenomeno continua a scavare nel tessuto sociale, trasformando le case e le relazioni in luoghi di pericolo.
Nei primi sette mesi del 2025, in Italia, sono stati commessi 60 femminicidi. Un dato in leggero calo dell’1,6% rispetto allo stesso periodo del 2024, ma che nasconde un elemento allarmante: cresce del 15,1% il numero di donne uccise da partner o ex partner, pari a 38 casi. Ancora più significativo l’aumento delle vittime di origine straniera, salite del 20%.
Il quadro emerge dal dossier di Ferragosto del Viminale, secondo cui gli omicidi volontari di donne in ambito “familiare/affettivo” mostrano una flessione del 5,6%. Ma la diminuzione, avvertono gli esperti, non basta a descrivere la complessità e la gravità del fenomeno. Il Ministero dell’Interno segnala un forte incremento delle misure di prevenzione. Gli ammonimenti del questore hanno raggiunto quota 7.571 (+70,6% rispetto al 2024), di cui 2.731 per stalking (+86,6%) e 4.840 per violenza domestica (+63,6%). Al momento, risultano attivi 12.192 braccialetti elettronici, di cui 5.929 con funzione antistalking.
Dietro le cifre, ci sono storie che scuotono la coscienza collettiva. Come quella di Sabrina Baldini, strangolata dal compagno in provincia di Pavia il 13 marzo scorso. O quella di Sharon Verzeni, uccisa tra il 29 e 30 agosto 2024 nel Bergamasco. E ancora, le due “Giulie” che l’Italia non dimentica: Giulia Cecchettin e Giulia Tramontano, entrambe uccise dai rispettivi compagno e fidanzato. Vicende che raccontano una spirale di violenza troppo spesso annunciata e non fermata in tempo. Nel 2024, i femminicidi sono stati 113: uno ogni tre giorni. Nei primi due mesi del 2025, si contano già 35 delitti complessivi, di cui 8 hanno avuto donne come vittime.
Se i numeri complessivi mostrano lievi cali, la crescita delle uccisioni all’interno delle relazioni sentimentali evidenzia un nodo culturale e strutturale. Il femminicidio non è solo un fatto criminale: è l’esito estremo di un sistema di squilibri di potere, stereotipi radicati e incapacità di riconoscere i segnali premonitori.
L’aumento degli ammonimenti e dei dispositivi di controllo suggerisce una maggiore attenzione istituzionale, ma anche la vastità del problema. Ogni intervento repressivo, per quanto necessario, arriva spesso troppo tardi se non è accompagnato da un cambiamento culturale profondo, in grado di scardinare l’idea del possesso sull’altro e di riconoscere pari dignità e libertà a donne e uomini. Il fenomeno, come ricordano le storie delle vittime, non può essere letto solo come una serie di statistiche. Ogni numero è una vita interrotta, una rete di affetti spezzata, un segnale che la lotta contro la violenza di genere è ancora lontana dall’essere vinta.
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