Il presidente della confederazione napoletana: Ue non si muova solo per ideologia
Napoli, 7 Maggio – «L’Europa è pronta a tagliare l’ultimo cordone ombelicale con Mosca, ma a farne le spese rischia di essere ancora una volta l’industria. La Commissione europea si presenta a Strasburgo con una roadmap che, sulla carta, vuole spezzare i legami energetici con la Russia entro il 2027. Una missione simbolica, certo, ma potenzialmente critica se non accompagnata da pragmatismo e soluzioni concrete». A dirlo è Raffaele Marrone, presidente Confapi Napoli e responsabile nazionale Zes di Confapi.
«La nuova strategia, che include l’invocazione della “forza maggiore” per sciogliere i contratti con Gazprom senza incorrere in penali, somiglia più a un atto di fede che a un progetto industriale. Di vincolante, al momento, c’è ben poco. Ma il messaggio politico è forte: l’Unione vuole chiudere ogni rubinetto russo. Peccato che nel frattempo nessuno abbia trovato fornitori capaci di garantire gas a prezzi competitivi. Né il Qatar, né gli Stati Uniti, né l’Africa sembrano in grado di replicare le condizioni offerte da Mosca. Il cuore del problema, però, è un altro: si chiede alle imprese di pagare il conto di una scelta che è tutta politica. Le aziende, oggi ancora vincolate a clausole capestro “take-or-pay”, si trovano con le mani legate: devono versare fino al 95% del valore del gas contrattualizzato, anche se non lo ricevono. Chi le tutela? Chi risarcisce un comparto industriale già piegato dal costo dell’energia?».
Aggiunge Marrone: «Si parla tanto di transizione, ma il rischio è di buttare via il presente prima ancora di costruire il futuro. L’Europa ha già ridotto la dipendenza dal gas russo: dal 45% del 2021 al 19% attuale, con un’ulteriore contrazione al 13% prevista per il 2025. Ma le alternative, purtroppo, non sono ancora all’altezza. E allora una domanda s’impone: quanto può reggere il nostro tessuto produttivo se Bruxelles continua a prendere decisioni senza guardare in faccia la realtà? Serve coraggio, sì. Ma anche lucidità. Il futuro dell’energia non può pesare solo sulle spalle degli imprenditori».
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