Napoli, 18 Febbraio – Un viaggio nella vita e nella carriera di Edoardo Bennato, tra musica, anticonformismo e successi senza tempo. È questo il cuore di Sono solo canzonette, il documentario prodotto da Rai Documentari e Daimon Film, diretto da Stefano Salvati, che andrà in onda il 19 febbraio in prima serata su Rai 1.

Bennato è stato il primo a portare il rock e il blues nel cantautorato italiano, creando un linguaggio musicale nuovo e ribelle, che ha segnato intere generazioni. Nato a Napoli, cresciuto artisticamente tra l’Italia e Londra, ha saputo trasformare le sue influenze in un sound unico, mescolando rock, punk, blues e sonorità mediterranee. Con il suo stile inconfondibile e testi graffianti, ha saputo raccontare l’Italia con un’ironia pungente, senza mai rinunciare alla sua vena critica e visionaria.

La sua carriera, iniziata negli anni ‘70 con Non farti cadere le braccia, è decollata con album epocali come Burattino senza fili (1977), in cui la favola di Pinocchio si trasforma in una lettura dissacrante della società. Ma il suo successo non si è fermato alla discografia: nel 1980, Bennato è stato il primo artista italiano a esibirsi in 15 stadi in un solo mese, un record assoluto che segna la sua consacrazione.

Il documentario: un viaggio tra musica e immaginario fiabesco – Il racconto di Sono solo canzonette parte proprio da quell’impresa storica: il concerto del 19 luglio 1980 a San Siro. Da lì, il documentario ripercorre la carriera di Bennato con filmati inediti, interviste a colleghi e amici – tra cui Paolo Conte, Jovanotti, Ligabue e Dori Ghezzi – e un tocco di magia. A popolare la narrazione ci saranno, infatti, personaggi delle favole che hanno ispirato le sue canzoni: da Peter Pan a Capitan Uncino, fino al Grillo Parlante.

Un omaggio doveroso a un artista che, ancora oggi, mantiene intatta la sua energia e il suo spirito ribelle, come ha dimostrato pochi giorni fa sul palco dell’Ariston, ospite speciale del Festival di Sanremo. Edoardo Bennato continua a cantare con la stessa grinta di sempre, ricordandoci che la musica, come la libertà, non è mai solo un gioco.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.