Napoli guida la classifica provinciale, Salerno è seconda. La regione concentra il 15,8% dei reati ambientali accertati in Italia. Rifiuti, cemento e corruzione restano i principali terreni di infiltrazione. Legambiente: «L’ecomafia ha fatto un salto di livello».

Napoli, 1 Ottobre – La Campania resta la capitale italiana dell’illegalità ambientale. Nel 2025 sono stati accertati 5.636 reati, il 15,8% del totale nazionale: più di quindici ogni giorno. Un primato negativo che si accompagna a 5.033 persone denunciate, 1.445 sequestri e 40 arresti.

A fotografare una realtà che continua a pesare sul territorio è il rapporto “Ecomafia 2026. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia” di Legambiente, costruito sui dati delle forze dell’ordine e delle Capitanerie di porto.

Il quadro che emerge non racconta soltanto la persistenza di vecchie forme di criminalità ambientale. Mostra soprattutto un sistema capace di evolversi, infiltrandosi nei circuiti economici legali, negli appalti, nella gestione degli impianti e perfino nei settori dell’economia circolare.

Dal 1995 Legambiente ha censito in Campania 235 clan attivi nelle diverse filiere dell’ecomafia: dal cemento ai rifiuti, dai traffici di animali alle energie rinnovabili. Accanto alle organizzazioni criminali, le inchieste hanno coinvolto nel tempo imprenditori, funzionari e amministratori pubblici.

Napoli è ancora una volta la provincia italiana con il maggior numero di reati ambientali: 2.512, in aumento di circa il 9% rispetto al 2024. Salerno sale invece al secondo posto nazionale con 1.472 illeciti penali, in crescita dell’11,4%. Anche sul fronte amministrativo Napoli è prima, con 4.109 illeciti, mentre Salerno si colloca al quarto posto con 1.814. In tutta la Campania gli illeciti amministrativi sono stati 7.206, con 5.899 sanzioni.

Continua inoltre a produrre effetti l’applicazione della legge 68 del 2015, che ha introdotto i delitti ambientali nel Codice penale. Nel 2025 in Campania sono stati contestati 72 reati, con 145 persone denunciate e 28 sequestri per un valore di oltre 4,6 milioni di euro.

È nel ciclo dei rifiuti che l’allarme resta particolarmente alto. La Campania registra 2.034 reati, il 18,6% del totale nazionale. Nel 2024 la quota era del 14,5%. Le attività investigative hanno portato alla denuncia di 1.803 persone, a 33 arresti e a 1.003 sequestri.

Napoli è prima in Italia anche in questa classifica, con 818 reati, il 35% in più rispetto all’anno precedente. Ancora più marcata la crescita di Caserta: 381 reati contro i 242 del 2024, con un incremento del 57%. Salerno è quarta a livello nazionale con 310 reati, in aumento del 22,5%.

Ma il punto centrale del rapporto è soprattutto la trasformazione del fenomeno. L’ecomafia dei rifiuti non vive più soltanto di trasporti clandestini, discariche abusive e sversamenti. Le indagini più recenti mostrano un sistema che punta alla gestione degli impianti, alla falsificazione dei documenti, alle false fatturazioni e alla manipolazione dei registri di carico e scarico, fino al riciclaggio dei capitali.

L’illegalità, in altre parole, tenta sempre più spesso di assumere un’apparenza regolare. «Assistiamo soprattutto nel ciclo dei rifiuti a un salto di livello degli ecomafiosi», sottolinea la presidente di Legambiente Campania, Mariateresa Imparato. Il traffico illecito, osserva l’associazione, assume ormai i contorni di un sistema economico criminale ibrido, nel quale imprese, illegalità diffusa e organizzazioni mafiose finiscono per intrecciarsi. Resta allarmante anche il fenomeno dei roghi negli impianti di stoccaggio e trattamento dei rifiuti. Dal 2013 a oggi in Campania sono stati censiti 192 incendi, l’11,5% del totale nazionale. La regione è terza in Italia dopo Sicilia e Lombardia.

In diversi contesti investigativi, gli incendi vengono considerati uno strumento utilizzato per eliminare rifiuti difficili da collocare o cancellare le tracce di gestioni illecite. Alle conseguenze economiche e giudiziarie si aggiungono così quelle ambientali e sanitarie per i territori esposti ai fumi.

Per Legambiente una parte della risposta passa dal completamento della rete impiantistica regionale, a partire dai biodigestori anaerobici per il trattamento della frazione organica. L’obiettivo è chiudere il ciclo dei rifiuti in modo regolare e ridurre gli spazi economici nei quali può inserirsi la criminalità.

Altro settore critico è quello del cemento. La Campania concentra il 18,3% degli illeciti penali accertati in Italia e guida la classifica anche per persone denunciate, 1.677, e sequestri, 210. Tre province campane compaiono nelle prime quattro posizioni nazionali. Salerno è prima con 615 reati, Napoli seconda con 367, Avellino quarta con 253. Il fenomeno comprende abusivismo edilizio, cave illegali, infiltrazioni negli appalti, corruzione, lavoro nero e violazioni delle norme sulla sicurezza.

Non si tratta quindi soltanto di costruzioni abusive, ma di un sistema che produce danni ambientali ed economici, altera la concorrenza e può aprire spazi di infiltrazione criminale nella trasformazione del territorio.

Particolarmente significativo è anche il capitolo sulla corruzione ambientale. Tra il 1° maggio 2025 e il 30 aprile 2026 Legambiente ha censito in Italia 75 inchieste giudiziarie legate a fenomeni corruttivi con impatto ambientale. La Campania è prima con 15 inchieste, il 20% del totale nazionale, 85 persone arrestate, 189 denunciate e 44 sequestri.

È un dato che mostra come la criminalità ambientale possa alimentarsi non soltanto attraverso attività apertamente illegali, ma anche attraverso l’alterazione di procedure amministrative, autorizzazioni e appalti pubblici. Ed è proprio qui che il confine tra economia legale e illegale diventa più sottile.

Il rapporto Ecomafia 2026 restituisce dunque una Campania in cui l’attività repressiva resta intensa, ma dove il sistema criminale continua a mostrare una forte capacità di adattamento. Sequestri, arresti e inchieste raccontano il lavoro di Procure e forze dell’ordine. Ma i numeri mostrano anche quanto il fenomeno sia ancora radicato.

Per Legambiente la risposta deve passare dal rafforzamento dei controlli, dal recepimento della direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente, da un Piano nazionale contro l’abusivismo e dal completamento delle infrastrutture necessarie a gestire correttamente i rifiuti.

La vera sfida è sottrarre spazio economico all’illegalità. Perché dietro i 5.636 reati ambientali accertati in un solo anno non c’è soltanto una somma di violazioni. C’è un sistema capace di trasformare rifiuti, cemento, appalti e autorizzazioni in occasioni di profitto. Ed è proprio questa capacità di adattarsi, più ancora dei numeri, a rendere l’ecomafia campana un fenomeno ancora difficile da spezzare.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.