Nel cuore di Napoli, tra i Colli Aminei e il Bosco di Capodimonte, sorge un’azienda farmaceutica che sfida gli stereotipi e riporta la città al centro dell’innovazione scientifica: Damor Farmaceutici.
Napoli, 10 Giugno – Un polo d’eccellenza a pochi passi dal centro storico, dove ricerca, produzione e commercializzazione convivono sotto lo stesso tetto. Fondata nel 1943, Damor ha vissuto alterne vicende fino alla svolta del 2018, quando Vincenzo Maglione, farmacista napoletano con una carriera internazionale tra Milano, Stati Uniti e Germania, decide di rilevare l’azienda ormai in crisi. “Una follia doppia”, ammette lui stesso, ma anche un ritorno alle origini, insieme ai figli Barbara e Francesco, cresciuti a Monza.
Oggi Damor è un esempio virtuoso di impresa familiare che unisce rigore nordico e cuore partenopeo. «Abbiamo mantenuto tutta la filiera produttiva in azienda, dalla materia prima al prodotto finito», spiega Maglione. Il fiore all’occhiello è la Fitostimoline, una pomata storica, ancora oggi largamente usata per la rigenerazione cutanea. La sua base attiva, un estratto di Triticum vulgare, viene ottenuta da grano tenero coltivato in un campo a chilometro zero nel Casertano, secondo standard farmaceutici.
A guidare la ricerca è Barbara Maglione, biologa molecolare e responsabile R&D, che dopo 28 anni al Nord ha trovato a Napoli un contesto stimolante. «Qui si lavora tanto e bene – dice – Le dicerie su Napoli non rendono giustizia alla realtà che viviamo in azienda ogni giorno».
La pandemia ha rappresentato un banco di prova: da qui è nata la Bioarginina C, un integratore sviluppato in collaborazione con l’ospedale Cotugno e validato da una pubblicazione su The Lancet, efficace nel supportare la ripresa di pazienti post-Covid. Da allora la pipeline si è arricchita: Cerebrain per il declino cognitivo e Claremase per la circolazione venosa sono solo alcuni dei prodotti lanciati recentemente.
Damor ha anche avviato un’espansione internazionale con l’acquisizione dell’azienda francese Cariléne e l’ingresso in mercati strategici come Turchia, Messico e India. L’obiettivo è chiaro: “fitostimolinizzare” il mondo, puntando su soluzioni naturali a elevata efficacia, senza rincorrere le mode del biotech.
L’impronta gestionale resta internazionale, ma lo spirito è fortemente legato al territorio. «Lavoriamo in team, abbiamo investito sulla formazione e coinvolgiamo giovani ricercatori, anche rientrati dall’estero», sottolinea Maglione. Una Napoli che sorprende, dove scienza e impresa si incontrano e producono valore.
In un settore spesso dominato da colossi multinazionali e processi delocalizzati, Damor dimostra che innovazione e competitività possono nascere e crescere anche nel cuore di una città complessa come Napoli. Non è solo una storia di impresa, ma un modello culturale: dove la tradizione scientifica si intreccia con il radicamento territoriale e una visione globale. In un’epoca di brain drain, Damor è la prova che si può anche invertire la rotta — trasformando il ritorno in un atto rivoluzionario.
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