Roma, 19 Marzo – In Aula, durante il suo intervento, la premier Giorgia Meloni ha richiamato oggi uno dei testi più significativi della storia del pensiero europeista: il Manifesto di Ventotene. Redatto nel 1941 da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi durante il confino politico sull’isola di Ventotene, il documento rappresenta ancora oggi uno dei pilastri ideali dell’integrazione europea.
Spinelli e Rossi, antifascisti convinti, furono affiancati da altri confinati nella riflessione e nella stesura del Manifesto. Tra questi, il contributo decisivo venne da Eugenio Colorni, socialista ed ebreo, anch’egli esiliato sull’isola. Ventotene, all’epoca, ospitava circa 800 confinati politici: 500 comunisti, 200 anarchici e una presenza rilevante di socialisti e membri di Giustizia e Libertà.
Il Manifesto, concepito in un’Europa lacerata dalla guerra e dalla dittatura, lanciava una proposta radicale: la creazione di una federazione europea, capace di superare le divisioni nazionali e garantire la pace duratura sul continente. Gli autori ritenevano che i partiti tradizionali, legati agli equilibri della politica interna dei singoli Stati, fossero inadeguati ad affrontare le sfide di un mondo sempre più interconnesso.
Il progetto immaginava un’autorità sovranazionale dotata di strumenti concreti per mantenere l’ordine comune e favorire il progresso democratico, lasciando agli Stati federati l’autonomia in materia di politica interna. Una visione che anticipava di decenni la nascita delle istituzioni europee attuali.
Pochi anni dopo, nel 1943, da quelle idee nacque il Movimento Federalista Europeo, che divenne il promotore della causa federalista nel dopoguerra. Spinelli ei suoi compagni sostenevano che solo un’Europa unita avrebbe potuto rilanciare la civiltà moderna, fermatasi con l’avvento dei regimi totalitari.
Oggi, a oltre ottant’anni dalla sua stesura, il Manifesto di Ventotene continua a essere un riferimento imprescindibile nel dibattito politico europeo, tuttavia, dietro il riferimento al Manifesto, Meloni ha lanciato una chiara critica all’impianto originario del progetto europeista. “Non mi riconosco in quell’idea di Europa”, ha affermato il premier, marcando la distanza tra la visione federalista di Spinelli e Rossi e l’approccio attuale del governo italiano, più orientato alla difesa delle sovranità nazionali. Un’affermazione che suona come un contrappunto alla lezione di Ventotene e che alimenta il confronto politico su quale Europa immagina per il futuro: un’Unione più integrata o un’alleanza di Stati più autonomi?
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