Una Napoli da vivere e raccontare: il viaggio culturale di “Sorridi alla Vita”
Palma Campania, 20 Maggio – Si è rinnovato la scorsa settimana, sabato 16 maggio, il tradizionale appuntamento con la cultura e la spensieratezza per il consolidato e affiatato gruppo di “Sorridi alla Vita, Martina Santella”, l’associazione di volontariato di Palma Campania. Guidati dal presidente, il professor Francantonio Santella e sua moglie Lina Di Genua, i partecipanti hanno ancora una volta preferito la meta Napoli per una giornata indimenticabile.
Napoli è una città che va visitata a passo lento, un vero e proprio museo a cielo aperto, che va goduto camminando tra piazze, monumenti e chiese, lasciandosi guidare dall’odore del caffè e dal profumo delle sfogliatelle calde. Il tour è iniziato dal Teatro San Carlo, il lirico più antico d’Europa, dove i partecipanti si sono concessi un buon caffè prima di proseguire lungo la maestosa facciata di Palazzo Reale. Fondato all’inizio del Seicento su progetto dell’architetto Domenico Fontana, il palazzo ha fatto da cornice all’incontro con la guida esperta dell’Associazione De Rebus Neapolis. Camminare in questi spazi significa, d’altronde, calpestare la storia stessa dei Borbone e dei viceré spagnoli. Una delle curiosità che più affascina i visitatori è legata alle otto imponenti statue dei re di Napoli collocate nelle nicchie della facciata esterna: un percorso dinastico che parte da Ruggero il Normanno e arriva a Vittorio Emanuele II, raccontando visivamente i passaggi di potere che hanno plasmato la città.
Lo sguardo dei turisti per un giorno si è poi spalancato di fronte all’abbraccio semicircolare del colonnato di Piazza del Plebiscito, una delle più grandi e iconiche d’Italia, storicamente teatro di grandi feste popolari, giuramenti militari e oggi di grandi eventi culturali. Al centro di questo semicerchio si staglia la Basilica Pontificia di San Francesco di Paola. A prima vista sembra di essere ad Atene o a Roma; la facciata è un trionfo di stile neoclassico che richiama esplicitamente il Pantheon romano.
Fu re Ferdinando I delle Due Sicilie a volerne la costruzione come voto di ringraziamento al Santo per avergli fatto riconquistare il regno dopo il decennio francese; ironia della sorte, a iniziare i lavori del colonnato fu proprio il cognato di Napoleone, Gioacchino Murat. La chiesa è preceduta da un pronao con sei colonne e due pilastri di ordine ionico, sormontato da una cupola monumentale alta ben 53 metri. All’interno, la pianta circolare e la grandiosa cupola cassettonata, decorata con pietra calcarea di Gaeta, inondano l’ambiente di una luce solenne, esaltando gli altari decorati e l’altare maggiore, ricchissimo di pietre dure come agate, lapislazzuli e diaspri, che originariamente era destinato alla chiesa della certosa di San Martino.
L’itinerario del gruppo è proseguito alla scoperta di altri tesori nascosti a pochi passi dalla piazza principale, muovendosi verso il cuore commerciale e storico della città. Lasciata Piazza del Plebiscito e attraversata la meravigliosa Galleria Umberto I, capolavoro del ferro e del vetro edificato a fine Ottocento durante il periodo del risanamento di Napoli, il gruppo ha raggiunto la vicina Chiesa di Santa Brigida.
Questo luogo di culto seicentesco è celebre non solo per la sua splendida cupola dipinta da Luca Giordano, ma anche perché custodisce le spoglie del grandissimo pittore barocco napoletano, rendendola una tappa imperdibile per gli amanti dell’arte. La cupola in realtà è un piccolo miracolo dell’illusione ottica, non essendo particolarmente alta a causa di vincoli militari dell’epoca (non doveva superare l’altezza delle mura del vicino Castel Nuovo), Luca Giordano dipinse un affresco straordinario con una prospettiva così ardita da farla apparire slanciata verso l’infinito. Lo stesso artista, per sua espressa volontà, riposa sotto il pavimento della cappella di San Nicola, all’interno della chiesa.
Proseguendo verso Piazza Municipio, l’itinerario ha fatto tappa alla Basilica di San Giacomo degli Spagnoli, una delle più rilevanti architetture del periodo vicereale a Napoli. Questa chiesa, inglobata oggi all’interno di Palazzo San Giacomo, sede del Comune, rappresenta un perfetto legame storico con la dominazione iberica. Eletta a chiesa nazionale della comunità spagnola a Napoli nel 1540, conserva ancora una forte impronta legata all’ordine cavalleresco di San Giacomo.
Proprio all’interno della Basilica di San Giacomo, dietro l’altare maggiore, il gruppo ha potuto ammirare il meraviglioso Monumento funebre di Don Pedro Álvarez de Toledo. Questo capolavoro della scultura rinascimentale, realizzato da Giovanni da Nola, fu commissionato dal celebre viceré per sé e per la moglie, Maria Osorio Pimentel, e rappresenta uno dei punti più alti della statuaria cinquecentesca in città.
Il monumento è una complessa macchina allegorica; alla base si trovano le statue delle quattro virtù cardinali (Giustizia, Prudenza, Fortezza e Temperanza), mentre sulla sommità le statue del viceré e della consorte sono raffigurate inginocchiate, in preghiera eterna. Curiosamente, Don Pedro non fu mai sepolto qui, morì improvvisamente a Firenze e le sue spoglie riposano ancora oggi nel Duomo del capoluogo toscano, lasciando questo sepolcro napoletano splendidamente vuoto. Una giornata che ha saputo coniugare perfettamente la socialità, l’associazionismo e la grande bellezza storica di una Napoli che non smette mai di stupire.
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