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Covid-19 ed isolamento: sempre più alto il numero di persone confinate entro le mura domestiche

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Gli italiani sperimentano cosa significa isolarsi dai propri cari conviventi e riscoprono il piacere delle piccole cose

 

 

Napoli, 30 Ottobre – I dati forniti sull’andamento del contagio, permettono di descrivere una situazione in cui, in tutta Italia, sale di giorno in giorno vorticosamente il numero di persone in isolamento presso il proprio domicilio. Su 17.735 tamponi effettuati nella giornata di ieri relativamente alla regione Campania, 3.103 sono le persone risultate positive di cui 2.861 sono asintomatici. Come vivono questa situazione gli italiani? Riescono a gestirla bene?

Aristotele sosteneva che “L’uomo è per natura un animale sociale”, il che vuol dire che tra i suoi bisogni primari oltre a mangiare, bere e dormire vi è anche quello di relazionarsi e confrontarsi con il prossimo in uno scambio continuo di informazioni, conoscenze, affetti. Cosa succede se priviamo l’essere umano di questo suo bisogno? O meglio per quanto tempo l’individuo può privarsi di relazioni e contatti con altri individui? In questi giorni, per rispondere alle domande, sono entrata in contatto telefonico con chi questo disagio lo sta vivendo davvero. Molti sono rimasti sorpresi delle domande che ho rivolto ma, superato lo shock iniziale si sono dimostrati ben disposti a parlare e confrontarsi, quasi come se la telefonata rappresentasse una novità nell’andamento monotono e lineare delle giornate. Inutile sottolineare che, avere la salute dalla propria parte rappresenta un fattore fondamentale per mantenere alto il morale e continuare a svolgere le attività conformi alla propria quotidianità. Per i “fortunati” che hanno avuto la possibilità di essere isolati in uno spazio tutto proprio, quindi senza preoccupazioni riguardanti il contagio dei conviventi (che per le norme attualmente in vigore devono rispettare un periodo di isolamento fiduciario pari a 10 giorni insieme alla persona risultata positiva che va cautamente isolata), in una tavernetta, mansarda o studio che sia, le giornate sono composte da lunghe ore.

“Mi alzo tutti i giorni ripetendomi di potercela fare– risponde Anna una ragazza che vive da sola lontano dalla propria città natale-, di essere quasi alla fine di questo percorso. Mi lavo e mi vesto e l’atto stesso di vestirmi e tenermi in ordine mi permette di prendere la situazione con il dovuto garbo, senza macigni sul cuore. Lavoro in smart-working. Il lavoro non è mai stato così importante in tutta la mia vita, mi distrae, mi fa sentire utile. Ecco forse è proprio questo che ci manca, il sentirci utili in qualcosa non un peso o un danno per la comunità”. “Quando non lavoro, la restante parte delle ore parlo tanto a telefono con la mia famiglia, con amici e colleghi. Sono tutti in pensiero per me. Mi sento molto amata e questo mi rende felice e pronta a riabbracciare tutti”.

C’è anche chi, però, l’isolamento lo vive in maniera più ristretta. Tra le mie telefonate sono entrata in contatto con una famiglia, mamma, papà e due bambini di 12 e 7 anni; il papà positivo.

“Appena ho saputo della mia positività mi sono subito isolato in un ambiente composto da una stanza e un bagno. Lontano, per quanto possibile, da mia moglie e i miei bambini. Non sto lavorando, sono un operaio e non ho la possibilità di svolgere da remoto il mio lavoro. La mia preoccupazione unica sono i ragazzi, non voglio si preoccupino per me, li chiamo a telefono, li seguo nelle lezioni, mi mostro sempre sorridente e pieno di speranza. Insomma, cerco, per quanto mi è possibile di dare supporto a mia moglie, che è molto preoccupata e di non farle pesare il dovere gestire la situazione da sola. Mi portano da mangiare, mi fanno recapitare i loro disegni e lettere alle quali rispondo con aneddoti divertenti, quasi come fossi partito per un viaggio. Non sa come si sono dimostrati importanti i vicini di casa; ogni volta che sono affacciato al balcone trovo sempre qualcuno disposto a scambiare quattro chiacchiere con me”.

O ancora una famiglia composta da una madre, infermiera, che è risultata positiva al virus. La donna, una volta a conoscenza dell’esito del tampone è stata subito isolata dal resto della famiglia, ancora in attesa dell’esito del tampone. La notizia della propria positività altera gli equilibri di una famiglia, c’è da mettere in atto tutto un processo di riorganizzazione a partire dalla spesa che deve essere recapitata a casa per arrivare allo studio e al lavoro, tutto da remoto. Per chi ha la possibilità di lavorare da remoto è una questione di riordinare le priorità e quello che si può o meno fare a casa; per i proprietari di negozi di qualsiasi genere, parrucchieri, estetisti non c’è alternativa se non quella di rispettare giorni di chiusura. Per i ragazzi, come il caso della famiglia in questione, c’è chi deve programmare gli incontri col proprio relatore in maniera telematica, organizzare e reperire il materiale tutto nel privato delle mura domestiche.

E poi ci sono io, che sono in isolamento da otto giorni. Ho attraversato varie fasi, ho avuto la febbre, sono guarita, mi sono sentita giù di morale, arrabbiata, stanca, confinata in una stanza le cui mura sembra fossero ansiose di avvicinarsi e raggiungersi le une con le altre. Ho letto tanto: notizie del mondo esterno, romanzi, saggi, ognuno col suo effetto anestetizzante per l’anima; ho parlato tanto a telefono, non ho mai parlato così tanto con familiari, amici, persone care. Ognuno di loro ha condiviso aneddoti interessanti e divertenti delle proprie giornate, ho ascoltato tanto, anzi ho riscoperto un piacere nell’ascoltare storie, sono stata vicino a chi, come me sta attraversando un momento non molto semplice.

Ciò che è indispensabile comprendere è che non vi è soluzione se non quella di seguire il protocollo offertoci dalle strutture sanitarie nonché dai canali istituzionali. Il sito ufficiale del Ministero della Salute (Salute.gov.it) mette a disposizione tutte le informazioni necessarie sui tempi e modalità dell’isolamento. Quello che chiediamo, da cittadini, è una maggiore tempestività da parte delle autorità comunali di riferimento nella gestione dell’emergenza. È indispensabile che ognuno svolga il proprio ruolo e non venga meno agli obblighi che è tenuto a rispettare. Solamente agendo in questo modo tutto potrà andare nel verso giusto.

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