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CASETTA DE TRASTEVERE

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Napoli, 7 Settembre – Il Covid-19, com’è noto, ha ripreso ad attecchire: diversamente da quanto asserito da qualcheduno, la seconda ondata è divenuta, oramai, una realtà tangibile.

Il tempo, però, stringe: in talune Regioni le scuole stanno per riaprire i battenti (in altre, invece, lo squillo della prima campanella è stato, ragionevolmente, procrastinato al 24 del mese corrente), la qual cosa è fuor di dubbio allarmante. Come da me precisato negli articoli editi precedentemente, l’Esecutivo del Bel Paese, dopo aver decretato qua e là riguardo a tematiche senz’altro importanti – anzi, fondamentali per la ripresa economica dell’Italia -, pare essersi completamente strafregato della sicurezza all’interno degli istituti.

Pensando a questa gravissima lacuna, cari Lettori, m’è subito balzata in mente una nota canzone Romana, magistralmente interpretata da musicisti del calibro di Claudio Villa e Lando Fiorini – non ricordo, tuttavia, chi l’abbia composta -, intitolata “Casetta mia”; tuttavia, essa è nota agli appassionati di musica come “Casetta de Trastevere”, giacché parla di un palazzo, sito nell’omonimo quartiere di Roma, alla cui demolizione il protagonista assiste con palese mestizia, dato che in esso era ubicata la casa della defunta madre (“…casa de mamma mia…”).
Dinanzi ad una scena del genere, egli non si perde d’animo e cerca di impietosire gli operai incaricati alla distruzione, invitandoli a picconare più piano (“…faje piano, muratò, co’ quer piccone…”), perché – a suo avviso – c’era “…mamma ancora lì…”.

A Trastevere sorge, altresì, lo stabile che ospita il Ministero dell’Istruzione: la metafora, dunque, coglie pienamente nel segno per i motivi che, seppur sommariamente, m’accingo ad esporre.

Anni fa, il sistema scolastico Italiano, in particolare sotto il profilo dell’istruzione infantile ed elementare, era invidiato da tutte le nazioni (o quasi), complice anche il valido contributo che ad esso diedero insegnanti come Maria Montessori ed Alberto Manzi; oggigiorno, per converso, quanto costruito dai nostri ascendenti è completamente in bilico, mercé le politiche d’indifferenza messe in atto da chi, invece, dovrebbe avere a cuore la formazione dei Cittadini di domani.

Anche la scuola dell’infanzia giuoca un ruolo d’indubbio prestigio: essa, infatti, è lo stadio iniziale di un percorso destinato a durare per l’eternità, dato che – come ho più volte sottolineato – non si smette mai di apprendere.

Eppure, rebus sic stantibus, non sembra che la titolare del dicastero di viale Trastevere sia interessata a rendere la materna un ambiente sicuro.

Molte maestre, a ragion veduta, si sono dolute riguardo alle molteplici incertezze contenute in una decretazione decisamente troppo generica, che non tiene affatto conto delle reali esigenze formative dei fanciulli.

La scuola materna – impropriamente chiamata “asilo” nel linguaggio comune – si propone di infondere nella psyche del bambino il concetto di comunità in tutte le sue molteplici accezioni, nonché d’introdurlo, passo dopo passo, alla vita sociale in sé considerata; e, per rendere ciò possibile, è necessario ch’essi abbiano i propri spazi, che esternino le proprie emozioni, che imparino – uso il linguaggio delle loro maestre – a “fare finta che”.

È possibile farlo in sicurezza? Beh, io direi di sì: basta una disciplina compiuta delle modalità in cui procedere, la qual cosa è compito dell’Esecutivo.

I miei moniti resteranno “aria fritta”, ossia inascoltati del tutto? Pazienza!

Ma io…..persevererò in questa battaglia, perché la compromissione di un diritto decisamente non mi va giù, così come non può esser tollerata dai diretti interessati.

Non possiamo permettere che la scuola Italiana venga trattata alla stregua di uno stabile dichiarato “vecchio”: chi intende continuare a “picconarla” è caldamente invitato a preparare i bagagli e prender quanto prima la via di casa!

Adriano Spagnuolo Vigorita

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