Il procuratore di Napoli denuncia gravi criticità del sistema penitenziario durante un convegno a Caserta

Caserta, 29 Maggio – “Le carceri italiane sono contenitori in cui non si riesce a fare alcun trattamento”. Con parole dure, il procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, ha tracciato un quadro allarmante della situazione carceraria in Italia, intervenendo al convegno “Cultura della legalità e partenariato tra pubblico e privato per l’inclusione sociale dei detenuti”, organizzato dall’ASI di Caserta e dall’Unicri presso la Scuola Internazionale di Alta Formazione per la Prevenzione e il Contrasto al Crimine.

Secondo Gratteri, il sistema penitenziario soffre di una carenza cronica di personale: mancano all’appello 15-16 mila agenti di polizia penitenziaria, un vuoto che affonda le radici nel blocco delle assunzioni del 2010. Una situazione che, unita al sovraffollamento e alla scarsa capacità di rieducazione, trasforma gli istituti in spazi ingestibili.

Il magistrato ha definito “un grave errore” la permanenza nelle stesse strutture di sezioni per Alta, Media sicurezza e detenuti comuni, un assetto che – ha denunciato – ha permesso alle mafie di “comandare” dietro le sbarre. Una gestione che ha generato violenze, soprusi e pestaggi ai danni dei detenuti non affiliati alla criminalità organizzata. Gratteri ha però segnalato un recente cambio di rotta: due mesi fa, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha deciso la chiusura delle sezioni di Alta Sicurezza.

Altro nodo critico, quello del sovraffollamento carcerario, che Gratteri definisce una piaga europea, ma “più grave in Italia per miopia, incapacità o codardia”. Dal 1970, denuncia, non si costruiscono nuove carceri né si ampliano quelle esistenti. “Serve solo un anno per costruire un carcere – ha detto – purché ci siano competenze e volontà. A Catanzaro ho fatto realizzare la più grande aula bunker d’Europa, seguendo personalmente i lavori”.

Il problema, ha concluso, è che le leggi sulla giustizia e l’ordinamento penitenziario “vengono scritte da chi non è mai stato in udienza, senza consultare direttori di carcere o operatori del settore”. Serve un cambio di passo, ha detto, per restituire funzionalità, sicurezza e dignità al sistema penitenziario italiano.

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