Napoli, 30 Giugno – Il sistema carcerario italiano versa in una crisi profonda e persistente. Lo ha denunciato con parole nette anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione dell’incontro al Quirinale con il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e una delegazione della Polizia Penitenziaria. “Un panorama articolato e complesso”, ha detto il Capo dello Stato, “reso ancora più difficile dalle preoccupanti condizioni del sistema carcerario”, segnato da un sovraffollamento “grave e ormai insostenibile”.
I dati più recenti, raccolti nel XXI rapporto dell’Osservatorio Antigone, tracciano un quadro allarmante. Al 2024, nelle carceri italiane sono detenute 62.445 persone, a fronte di una capienza regolamentare di 51.280 posti. Tuttavia, tenendo conto degli oltre 4.500 posti indisponibili per inagibilità o lavori, il tasso effettivo di affollamento sale almeno al 133%.
Le condizioni strutturali sono spesso inadeguate: metà degli istituti visitati si trovano in edifici costruiti prima del 1900, e in 30 strutture non sono garantiti neppure i tre metri quadri minimi di spazio vitale per persona, violando gli standard stabiliti dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Ma il disagio non è solo materiale. Il tema della salute mentale assume contorni emergenziali. Oltre il 44% dei detenuti fa uso di sedativi o ipnotici, il 20,4% assume psicofarmaci come antidepressivi, antipsicotici e stabilizzanti dell’umore. Nelle carceri minorili i dati sono ancora più drammatici: la spesa per psicofarmaci è aumentata esponenzialmente, in alcuni istituti fino al 1.000% in tre anni. Antigone racconta di sezioni dove interi gruppi di ragazzi risultano sedati durante le ore dedicate alle attività educative.
Il 2024 è stato anche l’anno con il più alto numero di suicidi in carcere mai registrato: almeno 91 secondo Ristretti Orizzonti. Nei primi cinque mesi del 2025 sono già 33 i detenuti che si sono tolti la vita. Un’emergenza che non accenna a fermarsi, in un Paese che, sebbene mantenga un basso tasso di suicidi nella popolazione generale, mostra un tasso doppio rispetto alla media europea all’interno delle sue prigioni (15 ogni 10.000 detenuti, contro una media UE di 7,2).
La Costituzione italiana riconosce alla pena una funzione rieducativa (art. 27), ma la realtà degli istituti di pena contraddice ogni giorno questo principio. L’allarme lanciato da Mattarella sottolinea come il carcere non possa essere solo luogo di custodia, ma deve farsi anche spazio per la socialità, il trattamento e la dignità umana. Le cifre, però, raccontano un sistema che non cura, non rieduca e spesso schiaccia, sia chi vi è recluso sia chi vi lavora. Ripensare il carcere non è solo una questione di diritti: è un’urgenza civile.
| Scisciano Notizie è orgoglioso di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. Per questo chiediamo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, fondamentale per il nostro lavoro. Sostienici con una donazione. Grazie. |
| SciscianoNotizie.it crede nella trasparenza e nell'onestà. Pertanto, correggerà prontamente gli errori. La pienezza e la freschezza delle informazioni rappresentano due valori inevitabili nel mondo del giornalismo online; garantiamo l'opportunità di apportare correzioni ed eliminare foto quando necessario. Scrivete a redazione@sciscianonotizie.it . Questo articolo è stato verificato dall'autore attraverso fatti circostanziati, testate giornalistiche e lanci di Agenzie di Stampa. |


