Rinasce il San Francesco di Colantonio: a Capodimonte il capolavoro simbolo del Rinascimento meridionale

Napoli, 29 Gennaio – Il ritorno in sala del San Francesco che consegna la regola agli ordini francescani di Colantonio, capolavoro realizzato tra il 1444 e il 1450, segna simbolicamente l’avvio delle iniziative che il Museo e Real Bosco di Capodimonte dedicherà nel 2026 agli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia. Un rientro atteso, che restituisce al pubblico uno dei vertici del Rinascimento meridionale e riafferma il ruolo centrale dell’iconografia francescana nelle collezioni del museo napoletano.

L’occasione per ammirare la tavola nel suo rinnovato splendore sarà la domenica a ingresso gratuito del 1° febbraio. «Potrà essere un’opportunità non solo per riscoprire Colantonio, ma anche per visitare il nuovo allestimento di dipinti e sculture della collezione settecentesca, a lungo non visibili», sottolinea il direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte, Eike Schmidt.

Con il recente restauro, realizzato nell’ambito del programma Restituzioni di Intesa Sanpaolo, Capodimonte riunisce nella sala 67 del secondo piano, interamente dedicata a Colantonio – maestro di Antonello da Messina – le opere superstiti del polittico proveniente dalla Chiesa di San Lorenzo Maggiore, il più antico insediamento francescano di Napoli. Accanto al San Francesco, trova nuovamente posto il San Girolamo nel suo studio, anch’esso restaurato, circondato da dieci piccole tavole raffiguranti beati francescani. Due di questi, Morico e Leone, sono entrati solo recentemente nelle collezioni del museo.

La storia delle opere è segnata da dispersioni e ricongiungimenti. Intorno al 1639, con lo smembramento del polittico, il San Girolamo venne trasferito nella sacrestia di San Lorenzo Maggiore, mentre il San Francesco fu riutilizzato come pala d’altare nel barocco Cappellone. Durante il periodo napoleonico e la soppressione degli ordini monastici, il San Girolamo fu musealizzato nel 1808; il San Francesco lo raggiunse solo nel 1922, entrando ufficialmente nelle collezioni dell’allora Museo Nazionale nel 1930. Entrambi furono trasferiti a Capodimonte nel 1957. Diverso il destino delle tavole con i beati: le otto finora identificate sono oggi in collezioni private, tra Italia e Stati Uniti.

Lo sguardo al passato si intreccia con una programmazione rivolta al futuro. A partire dal prossimo autunno, Capodimonte attiverà visite guidate tematiche e inclusive dedicate alla presenza francescana nelle opere di artisti come Colantonio, Battistello Caracciolo, Nicolò di Tommaso, Mazzola Bedoli e Rodriguez. I percorsi racconteranno anche figure storiche legate al mondo francescano, come il frate e matematico Luca Pacioli, raffigurato da Jacopo de’ Barbari, e Ludovico di Tolosa, immortalato da Simone Martini.

Intanto, la domenica gratuita riserva ulteriori novità. Al secondo piano, nella sala 61 – in dialogo con la sala dei Capolavori che ospita opere di Caravaggio, Parmigianino e Warhol – saranno esposti lavori di Francesco Solimena (Enea e Didone), Francesco De Mura (Imeneo che toglie il velo alla Pudicizia), Giuseppe Sanmartino (Lotta di amorini) e Sebastiano Ricci (Assunzione della Maddalena). Un riallestimento che, tra restauri e nuove letture delle collezioni, rafforza il ruolo di Capodimonte come luogo di ricerca, restituzione e racconto della storia artistica e spirituale di Napoli.

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Raffaele Ariola
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