Studio choc della Federico II: contaminazione diffusa nelle acque campane

Napoli, 7 Maggio – In Campania acque contaminate da agenti cancerogeni. A darne notizia è Ansa. La Regione Campania, attraverso la direzione generale della Sanità, ha chiesto alle Asl di attivare con urgenza “verifiche integrate sanitarie, ambientali, veterinarie e di filiera, ai fini della valutazione del rischio ambiente-salute in seguito a superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione (Csc) per tricloroetilene (Tce), classificato come cancerogeno e associato al tumore del rene, del fegato e al linfoma non-Hodgkin, e di tetracloroetilene (Pce), ritenuto invece come probabile cancerogeno, nelle acque sotterranee dei territori delle province di Caserta, Napoli, Avellino e Salerno”.

Una richiesta originata dallo studio dell’Università Federico II di Napoli, da cui emerge il superamento dei limiti di legge per sostanze pericolose come il Tce e il Pce nelle falde acquifere di molti siti ubicati in tutte le cinque province campane, con picchi maggiori nella Terra dei Fuochi. La stessa Federico II, con una nota trasmessa alla direzione regionale il 20 febbraio scorso, ha espresso la necessità di intraprendere azioni immediate di sanità pubblica nelle aree interessate. Campania In Campania acque sotterranee contaminate da agenti cancerogeni Lo studio della Federico II, picchi nella Terra dei Fuochi.

La Regione chiama le Asl In Campania acque sotterranee contaminate da agenti cancerogeni Redazione Ansa Maggio 06,2026 – News La Regione Campania, attraverso la direzione generale della Sanità, ha chiesto alle Asl di attivare con urgenza “verifiche integrate sanitarie, ambientali, veterinarie e di filiera, ai fini della valutazione del rischio ambiente-salute in seguito a superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione (Csc) per tricloroetilene (Tce), classificato come cancerogeno e associato al tumore del rene, del fegato e al linfoma non-Hodgkin, e di tetracloroetilene (Pce), ritenuto invece come probabile cancerogeno, nelle acque sotterranee dei territori delle province di Caserta, Napoli, Avellino e Salerno”.

Una richiesta originata dallo studio dell’Università Federico II di Napoli, da cui emerge il superamento dei limiti di legge per sostanze pericolose come il Tce e il Pce nelle falde acquifere di molti siti ubicati in tutte le cinque province campane, con picchi maggiori nella Terra dei Fuochi. La stessa Federico II, con una nota trasmessa alla direzione regionale il 20 febbraio scorso, ha espresso la necessità di intraprendere azioni immediate di sanità pubblica nelle aree interessate. Nel Casertano i picchi di contaminazione maggiore riguardano il comune di Villa Literno, dove il superamento è stato riscontrato numerose volte tra il 2023 e il maggio 2025, e ha riguardato “non solo pozzi privati, ma anche siti pubblici quali ufficio anagrafe, stadio comunale, cimitero, scuola Don Lorenzo Milani e comando Carabinieri”. Ulteriori superamenti sono stati registrati nei comuni di Aversa, Casal di Principe, Casapesenna, Castel Volturno e Succivo, “configurando una pluralità di criticità diffuse”. Nel Napoletano gli sforamenti di Tce e Pce risultano nei comuni di Acerra, Giugliano in Campania, Boscoreale e Striano; ad Acerra preoccupano soprattutto gli elevati valori di Tce, associato a tumori che da anni ormai sono presenti sul territorio.

Per la provincia di Avellino il fenomeno risulta concentrato nel comune di Montoro “presenta profili di particolare sensibilità per il coinvolgimento della rete idrica, di pozzi, filtri, serbatoi e partitori; i superamenti emergono nel corso del 2025, con valori ripetuti superiori ai limiti”. Nel Salernitano invece i superamenti risultano nei comuni di Scafati, Angri e Sarno, con valori rilevati nel primo trimestre del 2024. “La localizzazione dei superamenti in un’area agricola e fortemente antropizzata – sottolinea la Regione nella richiesta alle Asl – impone verifiche specifiche sugli usi irrigui, sull’esposizione indiretta e sulle possibili interferenze con la filiera agroalimentare”. “La contaminazione – viene spiegato – può determinare esposizioni dirette per usi domestici non controllati, esposizioni indirette attraverso la catena alimentare, nonché possibili effetti sugli ecosistemi, anche con fenomeni di bioaccumulo”.

Anita Capasso

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