Brusciano, 21 Agosto – Con la caduta di Kabul ed il ritorno dei Talebani al governo con l’applicazione della Sharia si annulla qualsiasi percorso democratico e di ammodernamento dell’Afganistan. I primi a dissolversi in questa riconquista sono i diritti delle donne che nel ventennio 2001-2021, con l’Occidente e la Nato presente con la leadership degli USA ed il mondo delle onlus più marcatamente europeo, avevano assaporato la libertà ed iniziato i primi fruttiferi passi sulla via dell’emancipazione.

Ora irrompe il nuovo ordine dei  talebani immediatamente dopo la fuga del presidente Ashraf Ghani, impossessatisi del Palazzo presidenziale a Kabul, dopo circa un mese di inostacolata avanzata, per il ritorno a casa degli americani e dei loro alleati Nato, compresi gli italiani, e del concomitante dissolversi dell’esercito afgano. All’Italia i 20 anni di Afganistan sono costati 54 vite umane, 700 feriti e ben 7 miliardi, 324 milioni e 800mila euro per le diverse missioni terminate con l’annuncio del trascorso 29 giugno.

1. Repubblica San Marino Vincente Modern Dance 8 Marzo 2003

Ora si spera in una evacuazione con ponti aerei senza attacchi per permettere ai restanti militari, diplomatici, civili e collaboratori dei vari Paesi di lasciare l’Afganistan. I Talebani “studenti coranici”, hanno affermato che “La guerra è finita” e con l’intenzione di ricostituire in Afganistan il loro “Emirato Islamico” nella promessa di una “transizione pacifica”, di una “amnistia generale” e del rispetto dei “diritti delle donne e del loro accesso all’istruzione” ma sempre ancorati ai “Dettami della Sharia”. 

L’Afganistan conta 34 milioni di abitanti di cui le donne sono 14,2 milioni. Poco più del 20% vivono in zone urbanizzate il restante della popolazione è dislocata nelle zone rurali dove sono fortemente conservate le tradizioni. Ad Herat, seconda più grande città afgana, i Talebani hanno iniziano a rilasciare l’ambigua “Carta del Perdono” su registrazione delle persone delle loro professioni ed origini e dei nuclei familiari. A Jalalabad hanno sparato su un corteo uccidendo 35 dimostranti fra quelli che sfilavano per il ripristino della deposta bandiera nazionale tricolore dell’Afganistan.

A Brusciano è stato rilanciato via social, in questi tragici giorni afgani dell’estate 2021, in segno di solidarietà e scaramanzia contro un temuto ritorno al passato per le donne dell’Afganistan, l’omaggio reso con un’opera di Teatro Danza “Donne Afgane2. Clelia Cortini e Ballerine di Donne Afgane 2003 225x300 1già postato su Youtube da Clelia Cortini, il 15 dicembre 2019 all’indirzzo web https://www.youtube.com/watch?v=9WtxhB7Xvlg e dall’artista Aleks Kishi, Alessandro Cavaliere, attraverso la sua pagina FB all’indirizzo https://m.facebook.com/alekskishi/videos/2557798207787568.

La performance di “Donne Afgane” nell’anno 2003, con la coreografia originale di Clelia Cortini; musica di Armand Amar, testo di Alessandro Cavaliere; supporto drammaturgico e voce narrante di Antonio Castaldo con le danzatrici, Marilù Cervone, Sara De Nubbio, Jenny Ferraro, Sissy Fornaro, Assunta Romano e Francesca Ruggiero, portò all’aggiudicazione del “Premio Internazionale di Coreografia della Repubblica di San Marino”.

Il sociologo Antonio Castaldo, di IESUS, Istituto Europeo di Scienze Umane e Sociali, nel ritrovarsi ancora una volta, come a San Marino nel 2003, a condividere con la coreografa Clelia Cortini e lo scrittore Alessandro Cavaliere, tale messaggio di solidarietà ha invitato, dopo averlo fatto lui stesso,  «a firmare su Change.org la petizione “Vogliamo che vengano istituiti corridoi umanitari che permettano a donne, bambine e bambini di lasciare l’Afghanistan” lanciata da Brescia domenica scorsa a sostegno dell’appello promosso da Luisa Castellazzo a nome del “Gruppo Donne 22 Febbraio”». Da domenica sera ad oggi sono state raccolte circa 350.000 e si sta andando spediti verso le 500.000.

Un appello per i diritti delle donne e la libera informazione in Afganistan è stato fatto anche dalle giornaliste italiane. Cpo Fnsi, Cpo Odg, Cpo Usigrai e l’associazione GiULiA giornaliste esprimono preoccupazione per la sorte delle colleghe afghane, «prime vittime, costrette alla fuga, a rischio – come denuncia la Ifj – della propria vita». Mentre alla Rai è stato chiesto di illuminare gli avvenimenti in corso, «soprattutto la situazione delle donne», da parte delle Cpo Rai e Usigrai. Mentre scriviamo l’ANSA ha diffuso una dichiarazione dei Ministri degli Esteri della Nato partecipanti al Vertice di Bruxelles del 20 agosto 2021: «Siamo uniti nella nostra profonda preoccupazione per i gravi eventi in Afghanistan e chiediamo l’immediata fine della violenza. Esprimiamo inoltre profonda preoccupazione per le segnalazioni di gravi violazioni e abusi dei diritti umani in tutto l’Afghanistan».

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Antonio Castaldo

Sociologo e giornalista

“Pensare, Scrivere, Partecipare nella Libertà con Responsabilità”