Caso Monaldi, sospesi due medici: la Regione individua tre fattori nella morte del bimbo

Napoli, 28 Febbraio – Sono le 16.06 del 23 dicembre scorso quando in sala operatoria all’ospedale Monaldi di Napoli il cuore arrivato da Bolzano per il piccolo Domenico Caliendo non riparte. Il trapianto, atteso come l’ultima possibilità di salvezza per il bambino di due anni e mezzo, si trasforma in un dramma che oggi è al centro di un’inchiesta della Procura di Napoli.

A restituire la tensione di quelle ore sono anche alcune chat WhatsApp finite agli atti. Un’infermiera che aveva da poco lasciato l’ospedale chiede aggiornamenti ai colleghi. «Non va… zero… è una pietra», è la risposta attribuita alla caposala. «Mamma mia, se lo portano sulla coscienza», replica la collega. In un’altra conversazione si fa riferimento al trasporto dell’organo: «Hanno portato il cuore nel ghiaccio secco. Si è congelato, forse non lo può impiantare. È un casino». E ancora, dopo circa un quarto d’ora: «Per scongelarlo lo abbiamo messo nell’acqua calda. Se riparte è un miracolo». Alla domanda se il cardiochirurgo incaricato, Guido Oppido, stesse comunque procedendo con l’impianto, la risposta sarebbe stata: «Sì, lo sta mettendo».

Domenico morirà il 21 febbraio scorso, dopo quasi due mesi di agonia. A ricostruire la sequenza degli eventi è una relazione di 295 pagine trasmessa dalla Regione Campania al ministero della Salute, con la documentazione fornita dai vertici dell’Azienda ospedaliera. Tre i “principali fattori” indicati come determinanti: “ghiaccio”, “contenitore” e “comunicazione”.

Il primo riguarda una “falla procedurale”: la partenza da Napoli con una quantità di ghiaccio ritenuta non sufficiente, individuata come momento critico dell’intero processo. Il secondo attiene alla mancata verifica finale del contenitore di trasporto da parte dell’équipe di espianto al momento della chiusura. Il terzo fattore è un “deficit comunicativo e procedurale significativo” all’interno dell’équipe di sala operatoria.

Secondo quanto emerge dagli atti, il cuore sarebbe stato trasportato con ghiaccio secco anziché con ghiaccio convenzionale, circostanza che avrebbe causato il congelamento dell’organo. Nella sua relazione, il cardiochirurgo Guido Oppido scrive che, all’apertura del contenitore, “risultava impossibile estrarre il secchiello contenente il cuore, completamente inglobato in un blocco di ghiaccio” e che il materiale refrigerante “non era ghiaccio convenzionale, bensì ghiaccio secco”. Una volta liberato l’organo, “in assenza di alternative, si decideva di procedere ugualmente”.

Le risultanze degli ispettori e le testimonianze raccolte dai Nas delineano ulteriori criticità. Tra queste, una presunta mancanza di dimestichezza nelle fasi precedenti e successive all’espianto e problemi di comunicazione, anche linguistici, tra l’équipe del Monaldi e quella di Innsbruck.

Non solo. L’organo, una volta espiantato, sarebbe stato collocato in un contenitore ritenuto non sterile. Un operatore socio-sanitario presente in sala operatoria a Bolzano ha riferito di aver mostrato alla chirurga napoletana la scatola di polistirolo con il ghiaccio disponibile, chiedendo se fosse adeguato. “Questo abbiamo”, avrebbe detto, notando “un po’ di fumo freddo” provenire dal ghiaccio. La risposta, secondo il racconto, sarebbe stata di sistemarlo “sotto e di lato al contenitore di plastica”.

Un ulteriore elemento riguarda la presenza, il 23 dicembre, di tre dispositivi “Paragonix” di ultima generazione per la conservazione degli organi all’interno del Monaldi. Non sarebbero stati utilizzati perché il personale non era formato al loro impiego e l’équipe incaricata del prelievo non sarebbe stata a conoscenza della loro disponibilità.

Sono sette, al momento, gli indagati nell’ambito dell’inchiesta. Per martedì prossimo è fissato davanti al gip di Napoli, Mariano Sorrentino, il conferimento degli incarichi per l’incidente probatorio sulla morte del bambino. Con ogni probabilità si procederà anche all’autopsia, passaggio necessario per consentire lo svolgimento dei funerali.

Gli inquirenti avrebbero inizialmente acquisito elementi anche su altri due trapianti eseguiti e non riusciti al Monaldi negli anni scorsi. Dalla Procura, tuttavia, si precisa che in questa fase l’attenzione investigativa è concentrata esclusivamente sul caso di Domenico.

Sul piano interno, l’Azienda ospedaliera dei Colli ha disposto la sospensione dal servizio di due dirigenti medici coinvolti nella vicenda, dopo aver acquisito gli atti dei procedimenti disciplinari. “Per gli altri sanitari coinvolti prosegue l’iter disciplinare secondo la normativa vigente”, si legge in una nota, nella quale l’azienda afferma di essersi “immediatamente attivata per fare chiarezza su quanto accaduto, in trasparenza e nel rigoroso rispetto della legge”, ribadendo “vicinanza e sostegno ai familiari” e ringraziando il personale e i cittadini per la solidarietà espressa. “La gravità della situazione al Monaldi ho iniziato a saperla da febbraio dalle notizie”, ha dichiarato il governatore campano Roberto Fico. Resta ora da accertare, in sede giudiziaria, le responsabilità individuali in quella che la relazione regionale definisce una catena di errori, mentre per la famiglia di Domenico l’attesa è tutta concentrata sugli esiti degli accertamenti tecnici e sull’autopsia.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.