Cultura

Ambiente dell’Italia al 41esimo posto mondiale per la libertà di Stampa e a due secoli dalla morte di Napoleone

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Napoli, 3 Maggio – Il 3 e il 5 maggio ricorrono due date importanti per la storia libertaria del cittadino dalla precedente sudditanza dai potenti di turno, il vassallo, il clero e lo stato monarchico. Il 3 onore alla libertà di stampa e il 5 maggio onore alla memoria bisecolare di Napoleone, che tanto impressionò Alessandro Manzoni che al 5 maggio dedicò un famosa ode. Un altro tipo di ode la dirà all’Università di Ferrara un suo prof. emerito di Matematica, Luigi Pepe, nativo della Campania. Voglio avvisare i lettori di questo media di utilizzare l’opportunità di ascoltare un illustre vivente che parla dei meriti di Napoleone per il progresso della cultura scientifica in particolare. La sua lezione, il lettore di questo media o di altri può seguirla dai seguenti elementi informativi digitali: www.accademiascienze.ferrara.it Si comunica che mercoledì 5 maggio 2021, alle ore 17  sarà trasmessa in diretta streaming  dalla Biblioteca “Lionello Poletti” dell’Accademia delle Scienze di Ferrara  in collaborazione l’Università degli Studi di Ferrara e la Società Italiana di Storia delle Matematiche la relazione del prof. Luigi Pepe (professore emerito) sul tema: Napoleone: le Istituzioni scientifiche, i Licei, le Università. Dopo i saluti del Presidente dell’Accademia, dott. Francesco Scutellari e del Presidente della Società Italiana di Storia delle Matematiche, prof.ssa Maria Teresa Borgato, seguirà la relazione del prof. Luigi Pepe (professore emerito dell’Università degli Studi di Ferrara). Di seguito il link sul canale youtube per la visione della seduta:  https://youtu.be/wMDNWgXILvw. Eccone una sintesi estrema di quello che dirà l’illustre campano, migrato al settentrione: “Il 5 maggio 1821 moriva a Sant’Elena Napoleone Bonaparte. Le sue imprese militari e il codice civile napoleonico appartengono alla storia europea. Sono abbastanza conosciuti il suo interesse per le matematiche e l’amicizia che lo legò a Lagrange, Laplace, e soprattutto a Monge. Non altrettanto note sono le riforme napoleoniche nel campo dell’organizzazione delle comunità scientifiche, dell’università e delle scuole. L’eredità della Rivoluzione francese (Institut, Grandes Ecoles) si riscontra nell’opera del gen. Bonaparte, nella Campagna d’Italia e nella Spedizione in Egitto. Per tutta la sua vita egli ebbe rapporti privilegiati con gli scienziati. Primo console, realizzò il Concordato, creò i Licei, promulgò il Codice Civile. Imperatore dei Francesi riformò il sistema universitario. Napoleone fu anche Presidente della prima Repubblica Italiana del 1802 e poi Re d’Italia, dal 1805 alla fine della sua avventura politica e militare, lasciando un’eredità ancora riscontrabile nelle nostre Università, nelle Scuole, nelle Biblioteche, negli Atenei civici”. A Milano ben 75mila pagine di giornale rivestono il pavimento della Stazione Centrale per la Giornata Mondiale della Libertà di Stampa. Con un’opera il collettivo artistico PXLs ricorda come l’Italia sia al 41° posto per la libertà di stampa nel mondo secondo l’ultima indagine diffusa da Reporter Senza Frontiere – 75mila pagine di quotidiani italiani sul pavimento di piazza Duca D’Aosta, 700 metri quadrati destinati ad essere calpestati da chi corre a prendere il treno, 1 titolo e un messaggio: Sarà Vero? In occasione della Giornata Mondiale per la libertà di Stampa che si celebra il 3 maggio il collettivo artistico PXLs, ha scelto una piazza simbolo di Milano, davanti alla Stazione Centrale, per sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema che, mai come oggi, nel pieno della pandemia, è di stretta attualità. Secondo il rapporto annuale di Reporter Senza Frontiere, in oltre 130 Paesi nel mondo l’esercizio del giornalismo “vaccino principale” contro la disinformazione è “totalmente o parzialmente bloccato”. In questo scenario l’Italia si classifica al 41° posto, ultima in Europa. “Sarà Vero?” L’opera, che resterà visibile e “calpestabile” fino al 7 maggio nell’atrio della Stazione Centrale, “non è una provocazione – spiega Blu-PXLs, portavoce del collettivo PXLs – ma un invito a riflettere su quello che leggiamo e su come le informazioni ci raggiungono, in modo sempre più pervasivo. Nessun lettore di giornale si domanda abitualmente dove stia la verità. Anche quando le notizie, come questa nostra opera, vengono manipolate, ignorate o calpestate”. Questo progetto suggella la collaborazione di due artisti di fama internazionale con collettivo PXLs.

Si tratta di 2501, noto per la sperimentazione di linee, forme e movimento in composizioni libere e il fotografo fine art d’architettura Aldo Amoretti. “Reporter Senza Frontiere (RSF) si congratula e ringrazia la comunità artistica per questa installazione monumentale che attirerà l’attenzione e sensibilizzerà l’opinione pubblica sullo stato della libertà di stampa, soprattutto in Italia”, afferma Christophe Deloire, segretario generale di RSF. L’installazione è stata realizzata grazie al supporto di Grandi Stazioni Retail che ha messo a disposizione di questa iniziativa una delle stazioni più iconiche d’Italia, la stazione Centrale di Milano. In questi giorni, dunque, la Centrale sarà porta della Città ma anche momento di riflessione e coscienza per quanti attraverseranno i suoi spazi. Finita l’esposizione, l’installazione sarà tagliata per ricavarne delle tele, che saranno arricchite da messaggi e riflessioni sul ruolo del giornalismo e della libertà di stampa a firma di voci autorevoli come Massimo Giannini, direttore de La Stampa e il giornalista e scrittore Gianluigi Nuzi. Scrivere dell’Ambiente come insieme di Natura e Cultura, in ambito vasto europeo e non solo, richiede un certo volo pindarico più o meno calcolato. L’uso della razionalità in domini culturali scientifici soprattutto viene spesso sospinta da ipotesi verosimili. Da un po’ di anni alcuni studiosi di saperi fisici, soprattutto, tendono a porre sotto i riflettori della razionalità specialistica anche la coscienza o consapevolezza, come fa lo scienziato tecnologico negli Usa, ma nativo di Vicenza e laureato in Fisica a Padova con il massimo dei voti nel 1965. Egli tenta di analizzare anche la religiosità umana nei pacchetti energetici dei quanti che la meccanica quantistica indaga.

I naturalisti, almeno chi scrive, si affaccia, tramite l’Ecologia Umana, scienza multi-inter-transdisciplinare, dal balcone dell’anatomia comparata per riesaminare meglio la memoria encefalica. Il paleoencefalo ha molto di memoria inesplorata ancora, mentre il neoencefalo ha quella superficiale dei ricordi umani che vanno anche un po’ oltre l’età infantile. Gli studiosi romeni scrivono una cosa veritiera utile alla scienza: “O data ce ei o hotarare, intereg Universul partecipa la indeplinirea ei…” (Una volta presa una decisione, l’intero universo partecipa al suo adempimento …). Nel cervello noi naturalisti, in genere, cerchiamo tracce del legame dell’Uomo con l’Universo, altri, alcuni fisici, le cercano nella meccanica quantistica come Federico Faggin, che ho visto e sentito all’Università di Padova, prima della pandemia da Covid19. Ciò premesso passo a ricordare i 2 secoli che ci separano dalla dipartita di Napoleone Bonaparte, che il 5 maggio onoriamo nella grande famiglia dei cittadini delle università dei licei, delle scuole di base e fuori nel più affollato ambiente sociale. L’anelito dell’Homo sapiens alla libertà, all’uguaglianza e alla fraternità trovò nel periodo napoleonico non pochi aspiranti. Anche grandi cultori della sensibilità umanistica, come Alessandro Manzoni, ricordarono la morte del cittadino rivoluzionario francese con opere indelebili nella memoria, che combatte l’oblio, che annichila tutto e tutti nel tempo lungo. Saranno pochi gli studenti italiani che non ricordano più l’ode di Alessandro Manzoni ”Ei fu. Siccome immobile, Dato il mortal sospiro, Stette la spoglia immemore Orba di tanto spiro, Così percossa, attonita La terra al nunzio sta, Muta pensando all’ultima Ora dell’uom fatale…”. L’Ambiente europeo, durante la vita dell’illustre condottiero militare francese, era diverso da quello attuale con l’Unione Europea, che tenta di federare quasi una trentina dei suoi stati affetti ed afflitti da una sorta di cordone ombelicale con populismi e territorialismo retrospettivi storicamente. Allora- quando gli inglesi sconfissero, in coalizione di russi, prussiani, ecc., le armate francesi guidata da Napoleone- come ora, la Gran Bretagna con i suoi novelli Optimates (nobili consoli romani in genere conservatori anche se alcuni come Giulio Cesare erano Populares) tenta di egemonizzare il continente politico europeo pur essendone sostanzialmente un’isola. Essa però riesce a concatenarsi politicamente con  più di mezzo mondo tramite il Commonwealth. Non dimentichiamo però che furono gli inglesi a promuovere la rivoluzione industriale e la democrazia moderna, riuscendo anche, in primis, a fermare il possibile dominio nazista sul mondo intero nel secolo scorso e quello economico attuale dei tedeschi?

Nel delineare l’evoluzione del suddito a cittadino, nel mio prossimo saggio ambientale ”Canale di Pace” ho quasi dimenticato la figura di un piccolo uomo, cittadino e grande condottiero ideale e popolare, Napoleone Bonaparte. Nel mio “ultimo” saggio ambientale di Ecologia Umana parto dal toponimo letinese per una sorta di volo pindarico globale attraverso più discipline d’ausilio per capire come il suddito sia diventato, lentamente nella storia sociale, cittadino, artefice del proprio ambiente. In sintesi estrema, per il lettore, deduco il formarsi del cittadino, in gran numero, dai figli e nipoti delle arti liberali, nate tra i borghesi, abitanti del borgo attorno o sotto al castello del nobile con il feudo. A Piedimonte d’Alife, a Letino, come negli altri circa 8000 comuni italiani i feudatari ci sono stati e per secoli. Il clero è stato quasi sempre ossequioso dei nobili anche se dovevano mediare tra le anime popolari e quelle nobiliari o dei signori di origine dai gentili e consoli optimates romani e civiltà precedenti in Grecia ed Egitto antichi fino ad oltre 6 mila anni fa. A Piedimonte d’Alife le arti liberali si sono sviluppate più degli altri paesetti della media valle del fiume Volturno sia per la presenza di nobili di alto lignaggio come i Gaetani sia per l’ambiente naturale ricco per far crescere commercianti, artigiani, piccoli e grandi imprenditori, avvocati, medici, ingegneri, molti periti agrari e agronomi per la storica scuola piedimontese, periti, industriali, ragionieri, liceali, ecc..

Figlio di questi è sia l’ex liceale Luigi Pepe, che tanti altri piedimontesi soprattutto periti tecnici, molti emigrati per cercare più opportunità lavorative ed anche per non restare in un ambiente inficiato da troppa burocrazia alimentata ad arte dai feudi elettorali campani. Un secolo, tra tutti, che ha favorito lo sviluppo o il divenire del suddito cittadino è stato il 1700 o secolo dell’Illuminismo. A Piedimonte, tra gli altri, rappresentanti dell’Illuminismo è stato la figura storica di Ercole d’Agnese, che diresse la Repubblica di Napoli del 1799, per gli ideali napoleonici che le truppe francesi esportarono in territorio del regno borbonico. L’ambiente illuministico  nel 1799 vide quel movimento di intellettuali che diede vita ai moti e alla (breve) esistenza della Repubblica Partenopea con reazione borbonica che incrementò i martiri della libertà dai Borboni e ne fece uccidere oltre 120 compresa la colta straniera Eleonora Pimentel Fonseca, che prima di morire citò Virgilio: ”Forsan et haec olim meminisse iuvabit” (Forse un giorno gioverà ricordare tutto questo). Lapide commemorativa a Procida in Piazza dei Martiri, luogo delle prime esecuzioni dei 122 esponenti della Repubblica Napoletana del 1799, giustiziati dalla politica restauratrice repressiva dei Borboni dopo la caduta della repubblica con l’albero della libertà. Tra essi, 119 uomini e tre donne. Le esecuzioni cominciarono a Procida già alcuni giorni prima della caduta della Repubblica, il 1º giugno del 1799, per concludersi oltre un anno l’11 settembre 1800 a Napoli.Le condanne vennero eseguite quasi tutte per impiccagione (ai nobili venne per lo più comminata la decapitazione), tra Procida (nell’attuale Piazza dei Martiri) e Napoli, in piazza del Mercato, luogo storicamente deputato alle esecuzioni.

Tra gli eroi-cittadini  ricordo quello non del calcio né della chiesa, ma del vivere civile anche se i punti di vista storici non sono unanimi: Ercole D’Agnese nato a Piedimonte d’Alife il 3 maggio 1745, prof. universitario di filosofia del diritto e, in seguito, presidente della Repubblica Partenopea, giustiziato a Napoli il 1º ottobre 1799, seppure nobile, per impiccagione. Fu giustiziato, sebbene versasse in condizioni disperate a causa degli effetti del veleno che ingurgitò per sfuggire all’esecuzione, a Piazza del Carmine a Napoli. Per riprendere l’ambiente illuministico napoleonico, lo spunto mi è stato offerto dal prof. emerito di storia della matematica dell’Università di Ferrara, Luigi Pepe, nativo di Piedimonte Matese, che ricordo al campeggio di Capo di Campo dell’Azione Cattolica dei primi anni Sessanta. Già allora, Luigi Pepe, mostrava una sensibilità naturalistica non indifferente perché me lo ricordo come animatore che ci descriveva il bosco di faggio (ad ovest di Capo di Campo, vicino al vivaio della forestale di San Gregorio Matese) i rumori e le sensazioni che si potevano percepire restando in silenzio. Mi sembrò analoga sensibilità che  la prof.ssa Carfi, rilevò allo scrivente all’Itis piedimontese nel 1963/64. Luigi Pepe Aveva frequentato tutte le scuole a Piedimonte d’Alife e poi a soli 22 anni si era laureato in Matematica a Pisa, prima della carriera universitaria svolta soprattutto a Ferrara. Suo cugino Angelo Pepe che cura un sito Web sulla sua città nativa e di vita, lo ha inserito tra i cittadini illustri e ne elenca le non poche pubblicazioni. Il prof. Dante B. Marrocco, quale presidente del Sodalizio dell’Associazione Storica del Medio Volturno-SMV- invece, mi  rimise in contatto da adulto con il prof. Luigi Pepe, quando preparai un articolo sui terremoti del Matese, chiedendogli di supervisionarlo per conto della comune ASMV. Ricordo che mi telefonò da Ferrara, e, rispettoso delle competenze altrui, mi disse che aveva letto la mia ”sismologia applicata al Matese” e che non aveva “da aggiungere né fare rilievi”. Successivamente l’ho ascoltato all’Università di Padova mentre parlava del cattedratico e barone Poleni, direttore dell’Istituto d’Idraulica della patavina università. L’Università degli Studi di Padova, il prossimo anno fa 8 secoli di vitalità culturale, fu fondata nel 1222 e il suo motto è Universa Universis Patavina Libertas (“La Libertà di Padova è Universale e per Tutti”). Eppure nell’atrio cinquecentesco e nell’Aula Magna di questa Università ci sono gli stemmi nobiliari di molti studenti che l’hanno frequentata, come ben in vista la cattedra lignea di Galileo. Dunque i cittadini nobili per un tempo non breve della storia moderna dell’Homo sapiens, erano i soli che frequentavano le Università? No c’era qualche frate non nobile e pochi altri, poi, piano piano, anche per merito degli ideali della Rivoluzione Francese e di Napoleone che li esportò in Italia e a Napoli, i figli dei possidenti commercianti, imprenditori, notai, avvocati, ingegneri, ecc. poterono accedere all’Università. Quella di Padova si appella anche del Bo in ricordo dei macellai della contrada ed un grande albergo con scuderie per i cavalli dei secoli scorsi. Padova fu una città, i leghisti spesso lo dimenticano, sempre alleata con Roma come dimostra un suo cittadino colto e grande storico ed amante del periodo repubblicano romano, Tito Livio. Giorni fa ricevo casualmente un invito a risentire parlare in streming, Luigi Pepe da Ferrara, non di Poleni stavolta, ma di Napoleone Bonaparte per il suo amore per la fisica, la matematica, ecc. poiché fu ufficiale d’artiglieria, come prima formazione. Ritornare nell’ambiente naturale, sociale, economico, religioso, ecc. del periodo napoleonico, presume amare la verità storica, che non sempre è quella scritta da chi di quel periodo vorrebbe la damnatio memoriae, tipica azione politica dei vincitori sui vinti.

Da giovane Luigi Pepe già mostrava interessi culturali extrascolastici come il dibattito, a cui assistetti all’Azione Cattolica piedimontese sul premio e il castigo dopo la morte. Allora Pepe fu già tra i relatori e io posi il quesito ”Per un non cattolico, il premio o il paradiso è precluso?”. Non ricordo la risposta, che sicuramente non fu banale poiché erano relatori illuminati dall’uso della ragione e non solo della fede cattolica che, a volte, potrebbe essere opacizzata dalla tradizione eccessiva o dalla superstizione in non pochissimi casi. Eravamo, noi aspiranti cittadini, in un ambiente da vivaio opportuno, pronti a svincolarci dall’atavico ruolo di sudditi, che spesso anche la monarchia del Vaticano ha frenato. A Piedimonte vi erano già alcune centinaia di professionisti delle arti liberali, intermedie tra i nobili Gaetani, Filangieri, ecc. e il popolo ex servo della gleba. L’anelito ad ideali libertari che il 68 poi fece esplodere già cresceva in molti di noi !allievi” anche di Azione Cattolica, come Luigi Pepe, me ed altri piedimontesi doc ed acquisiti. Nei primi anni Sessanta, era in sviluppo epocale l’ambiente della bella cittadina di Piedimonte d’Alife, e l’ambiente speciale d’Azione cattolica “Piergiorgio Frassati” della Parrocchia Ave Grazia Plena, accanto al seminario vescovile. In questo ambiente, in precedenza, avevo trascorso i 3 giorni di ritiri spirituali, proveniente dall’Azione cattolica della Parrocchia San Giovanni Battista di Letino con il dinamico ministro di culto Don Alfonso De Balsi, che spero resti in vita per molti anni ancora e “puzzare di pecore” come dice il suo attuale Vescovo a Roma.

A Piedimonte d’Alife frequentai spesso le attività parrocchiali, dove di tanto in tanto si svolgevano anche approfondimenti culturali. Con me ricordo altri adolescenti e più adulti che frequentavano quell’ambiente guidato dagli iniziati al cattolicesimo: Angelo Pescatore, Gerardo Montuori, Nicola Fusco, G. G. Scappaticcio, Mario Mastrangelo, Angelo Pepe, mio compagno di classe e suo cugino Luigi, che terminava il locale liceo scientifico. Questi l’ho rivisto alcuni anni fa a Padova tenere una relazione, in francese, su Giovanni Poleni, dir. dell’Ist.  d’Idraulica. Appresi che in seguito al decesso del nobile e famoso scienziato la biblioteca, preziosa di 5.650 volumi, sarà contesa tra il re d’Inghilterra (tramite il console Smith), il re del Portogallo e il duca di Parma. Alla fine ci vorrà l’intervento della Repubblica veneziana per farla confluire in quella di Santa Giustina, incamerando allo stesso tempo presso le magistrature veneziane competenti i manoscritti per la regolazione delle acque, di cui Poleni s’era occupato e che ora troviamo all’Archivio di Stato di Venezia.  Ma torno a scrivere di Piedimonte, sotto al Matese centrale e meridionale, d’allora e di oggi. Nell’ambiente sociale di Piedimonte d’Alife cominciai ad apprendere usi e costumi un tantino diversi da quelli appresi a Letino, paesetto montano più povero di tutto, tranne che i valori universali dell’amicizia, dell’amore per il prossimo, dell’onestà e forse anche dell’ingenuità, che a Piedimonte era meno vistosa. Tra Letino e Piedimonte vi era una basilare differenza d’origine dei giovanissimi: figli di pastori i primi e di contadini, operai del cotonificio e dell’Enel, commercianti e impiegati i secondi. Tutte le volte che passo, quasi di anno in anno d’estate, davanti alla sede dell’Azione cattolica piedimontese, mi affaccio per dare uno sbirciatina. Intravvedo le persone e le attività in programma con belle fotografie ricordo appese al muro interno. E’ come respirare un po’ la storia personale connessa a quella dei ricordi degli altri coetanei, stagionati dal tempo, e vedere nuovi volti quasi in una dimensione più ideale che reale. “I germogli dell’avvenire. Saper cogliere i fiori della speranza”, è tato un incontro culturale animato anche  dalla Coordinatrice del Centro “Piergiorgio Frassati della Parrocchia Ave Gratia Plena svoltosi il 29 gennaio, per proporre una riflessione sulle prospettive di cambiamento in risposta al difficile momento della pandemia. Dunque l’Azione Cattolica continua a seminare, bene e male a seconda dei fruitori del servizio, che poi elaboreranno in proprio e faranno crescere “piante” cattoliche o laiche. Nel mio saggio suddetto e in corso di stampa, cito spesso la monarchia papale come freno dell’evoluzione del cittadino, ma non pochi sono stati gli esponenti cattolici che hanno contribuito allo sviluppo del pensiero scientifico, tecnico e politico che per il cittadino italiano è espresso dai doveri dell’art. 4 costituzionale. A Padova ad esempio il vescovo del periodo di Galileo Galilei che qua insegno Matematica per 20 anni-1592/1610, era per il sistema eliocentrico e non geocentrico ribadito dal Papa, anche con la condanna al rogo del monaco nolano e prof. universitario Giordano Bruno a Campo dei Fiori a Roma. Rileggendo, nel ricco sistema digitale gli ultimi giorni di Napoleone, il suo testamento e le onorificenze tributatigli 20 anni dopo a Parigi in occasione della traslazione della salma, faccio qualche deduzione da cultore di Ecologia Umana, appresa anche all’Università di Padova nel biennio postlaurea 1981/83. La prima deduzione è che il grande Francese, non fu solo un capo militare e politico, ma un amante dei principi liberali che la Rivoluzione Francese espresse in Europa e nel mondo in un ambiente ancora dominato dal blocco frenante l’evoluzione del cittadino. Tale blocco d’ordine costituito era rappresentato dai monarchici, soprattutto Guelfi e dal clero succube pure della cattedra di Vescovo di Roma. Su tale cattedra come su quelle diocesane e cardinalizie sedevano solo i nobili e qualche sporadico frate, poco colto, come Celestino V, il cui destino fu legato al coltissimo nobile dei Gaetani, papa Bonifacio VIII. Ad onore storico Bonifacio VIII allontanò la sede apostolica da Napoli, controllata pare dal re, che riteneva ubbidiente Celestino V, nonostante una rivalutazione di storici soprattutto sannitici degli ultimi decenni. I nobili nell’ambiente di Roma Caput Mundi furono politeisti e così il popolo che guidavano col governo della res publica sul vasto impero. Furono tutti politeisti prima di Costantino il Grande, altro despota che fece uccidere alcuni suoi familiari per il suo personale potere. Napoleone Bonaparte, invece, non pare che fosse un despota soltanto in quanto esportò principi liberali per la crescita del cittadino in Europa e in Egitto. Egli mori, avvelenato lentamente dai medici inglesi, sull’isola di Sant’Elena, il 5 maggio 1821.  Ancora oggi dopo due secoli Napoleone è uno degli uomini tra i più famosi della storia. Napoleone nacque in Corsica, ad Ajaccio il 15 agosto 1769 da una famiglia italiana, studiò ad Ajaccio e nel maggio 1779 entrò alla scuola militare di Brienne, nella Champagne. A Brienne rimase per cinque anni. Nel settembre del 1784 Napoleone ottenne un posto presso la “Scuola Militare” di Parigi; vi rimase un anno e il 28 ottobre 1785, fu promosso sottotenente d’artiglieria. Intanto la Rivoluzione francese si andava propagando in Francia. Tale Rivoluzione è più nota per la presa della Bastiglia alla fine dell’assolutismo dell’antico regime. Inizia nel 1789, mentre individuarne la fine è più difficile: secondo molti storici possiamo dire nel novembre del 1799, quando con un colpo di stato Napoleone diventa Primo Console della Repubblica.  La Rivoluzione Francese segna la fine di istituzioni vecchie di secoli, come l’assolutismo e ciò che rimaneva del sistema feudale. Prima che scoppiasse la nota rivoluzione, la Francia era sull’orlo della bancarotta per le enormi spese sostenute dalla corte del re dal 1754 al 1793 Luigi XVI e dei suoi predecessori: non soltanto un simbolo di prestigio ed un centro di svaghi, ma anche un vero e proprio strumento di dominio sulla nobiltà.  Oltre al denaro sperperato, però, c’erano altri problemi: i pessimi raccolti, il bestiame flagellato da epidemie ricorrenti per tutto il seguito, le conseguenti carestie, ed un prezzo del pane alle stelle. Tutto questo stava portando i contadini e gli abitanti poveri delle città verso l’agitazione, se non la disperazione.   Come risolvere questa situazione? Nell’autunno del 1786 Charles Alexandre de Calonne (1734-1802), un economista che svolgeva l’incarico di controllore generale delle finanze di Francia, propone al re un pacchetto di riforme finanziarie molto avanzate, che andavano ad eliminare alcuni privilegi delle classi privilegiate: Nobiltà e Clero. Per scongiurare una rivolta delle classi privilegiate, il re aveva bisogno di supporto per realizzare queste misure.   Per questo motivo, il re indice gli Stati Generali, un’assemblea dove i rappresentanti delle tre “classi” che costituivano la società francese: nobiltà, clero e borghesia, si riuniscono. Gli Stati generali vengono convocati per il 5 maggio del 1789: era in qualche modo un evento epocale, perché non venivano convocati dal 1604.  I membri del “Terzo Stato” (popolo e borghesia), rappresentavano il 98 % della popolazione. Nonostante questo, potevano essere tranquillamente sconfitti dal potere di veto degli altri due “ordini”. Ma questa non è la sede per la sola Storia della ben nota Rivoluzione Francese, ma anche per ricordare che a Caserta c’è una nota Reggia omonima voluta nel XVIII sec. da Carlo III di Borbone, nobile spagnolo che regnava anche in provincia napoletana. Di quel monarca più famoso ho osservato la statua in non poche piazze di Madrid. I Borboni furono nobili forse poco illuminati e molto fedeli del Papa. Ostacolarono le nuove idee illuministe e frenarono lo sviluppo del suddito a cittadino come gli oltre 100 cittadini che trucidarono nel 1799 a Napoli tra cui un piedimontese colto, Ercole d’Agnese, che aveva vissuto e studiato anche fuori del loro grande regno, spagnolo in Italia. Anche i neoborbonici dovrebbero ricordare che l’l’Italia unita, con tutti i limiti della monarchia dei Savoia, ristabili monarchie di nobili italiani e non stranieri sul territorio patrio analogamente alla Germania, unici due stati sorti nel 1800 in Europa. Napoleone Bonaparte, invece, non era un nobile d’origine e fu un cittadino nobile di primo piano e artefice del suo ambiente. Egli rinnovò, modificando non poco dell’ambiente naturale, economico, civile, religioso e politico dell’Europa. Non fu Guelfo e non fu un monarca e imperatore restauratore, ma sempre illuminato pur con tutti i limiti di un ex militare nativo della Corsica, basso di statura, ma di grande levatura ideale da onorare più di altri regnanti le sorti mondiali di ieri e di oggi con 8 miliardi di persone globali.

Vorrei tornare a parlare i dell’ambiente di Letino e Piedimonte Matese di ieri e di oggi anche per ricordare a chi non lo sapesse ancora che ho dedicato 400 pag. di un mio saggio: “Piedimonte M. e Letino tra Campania e Sannio” che nel 2012 stavo per presentare col ministro di culto dell’Annunziata, ma per questioni organizzative non è stato possibile. In quel saggio, donato alla biblioteca civica “A. Sanseverino” e disponibile anche presso la cartolibreria D’Aulisio, vicino alla sede degli ex Salesiani, riportai un lungo capitolo sulla diocesi nostrana, da me frequentata in anni giovanili. Qualcuno, ex preside della media di primo grado, piedimontese, “Giacomo Vitale”, mi disse: “hai fatto bene a scrivere di cose avvenute realmente e non sempre edificanti”. Certo che il vogliamoci tutti bene oppure andare a braccetto tra potere civile e religioso non sempre è un bene in quella nostrana diocesi piedimontese anche del recente passato, dopo che scrissi il libro ma ravvisai già alcuni segnali in esso. Non scrissi solo vogliamoci tutti bene oppure fai quello che il prete dice, non quello che fa come un antico adagio popolare dice e vox populi vox dei e la Chiesa, più di altre Agenzie formative, conosce da più tempo. Oggi le Agenzie formative non sono più solo quelle prima del 1968, famiglia, chiesa e scuola, ma anche altre tra cui la tecnologia digitale, sconsigliata prima dei 12 anni da non pochi specialisti di pedagogia e psicologia. Ma anche questa posizione di alcuni saperi, non di tutti, è da far rientrare nel classico monito: non è la nuova tecnologia che deve spaventarci se la sappiamo guidare e padroneggiare, deve spaventarci l’abuso di essa e soprattutto se non siamo capaci di dominarla. Insomma è l’antico monito, sempre valido: è l’uomo che guida la macchina e non viceversa. Un’agenzia informative e formativa del passato, oltre la famiglia è la scuola e a Piedimonte Matese, non manca di certo in quasi tutte le specialità liceali, agrarie, industriali, commerciali, ecc.. Essa è capace, se lo studente la frequenta con sufficiente attenzione e soprattutto interesse, di compiere il miracolo di trasformare il suddito in cittadino come ammoniva Pietro Calamandrei e come viene riportato nell’Aula Magna della scuola media di primo grado Giacomo Vitali di Piedimonte Matese. Attualmente a causa della pandemia che si attarda a passare, la scuola ha conosciuto la didattica a distanza. La dad di questo periodo  ha permesso a molti studenti di vedere e sentire i loro docenti in modo diverso e forse più impegnati e meno impiegati pubblici? Ai docenti dunque l’arte d’insegnare cioè di lasciare il segno. Tale segno può essere: positivo, negativo, superficiale, profondo, inesistente, ecc.. Peccato che in Italia stia calando l’interesse  per la res publica e sempre meno cittadini fanno politica, cresce, invece, l’antipolitica popolare nonchè il numero di chi non va più a votare. Pietro Calamandrei, padre costituzionalista,  ci ricorda: “Se si vuole che la democrazia prima si faccia e poi si mantenga e si perfezioni, si può dire che la scuola a lungo andare è più importante del Parlamento e della Magistratura e della Corte costituzionale.” A dimostrazione di ciò vale la pena riflettere sul teatrino della politica recente che, a me pare, poco decente: non pochi fannulloni che ci governano, che un tempo magari frequentavano anche l’Azione cattolica italiana sia pure senza generalizzare. Spesso i politicanti, più che politici, di oggi sono senza arte né parte. Molti si chiedono come possono governare con la sola arte del linguaggio politichese, che esprime tecniche varie di conquista del potere parlamentare, o municipale.  La retorica era un’arte praticata già dai consoli di Roma Caput Mundi, ma erano cittadino nobili che governavano una res publica in un ambiente diverso da quella attuale. Allora non c’era ancora il voto popolare o di tutti. Non che sia un male questo, ma potrebbe essere più corrispondente ai tempi moderni se tutti fossero cittadini e non sudditi dipendenti dai politicanti che promettono tanto di innovativo, ma realizzano spesso solo i propri interessi personali. Spesso sono anche vittime di un sistema democratico degenerato con l’invadenza partitocratica nella società civile delle tante comunità sparse sul territorio, italiano, matesino, europeo e mondiale. La nostrana Democrazia però assicura la certezza giuridica dell’esistenza di  più poteri per bilanciare quello parlamentare e più ancora quello esecutivo: quello della Magistratura in primis, che è, per dettato costituzionale, superpartes! Alla Magistratura italiana della Repubblica, nata dopo l’ultimo conflitto mondiale, devono sottostare, nell’essere giudicati anche i sacrati della monarchia, che governa i sudditi, aspiranti cittadini dello stato vaticano. Uno fu giudicato colpevole, poco tempo fa, per reati commessi mentre guidava la Diocesi antichissima d’Alife-Caiazzo. Altri tempi e bui, fino a pochi decenni fa nessun Magistrato aveva osato “sfidare” il potere monarchico “guelfo”, ma i tempi cambiano e in meglio poichè al cittadino moderno si uniforma una magistratura moderna, che in Campania è capace, spesso da sola perché il cittadino non collabora abbastanza, obbligatoriamente, come l’art.4 costituzionale prevede! Egli spesso è ancora un suddito o meglio un cittadino sospeso tra la sicurezza garantita dallo Stato e quella offerta a piene mani, senza burocrazia, dalla malavita organizzata, che in Campania si chiama camorra, tanto pubblicizzata anche dal noto filosofo marxista, che della metropoli napoletana dà un’immagine cruda, nera e senza speranza, a me pare, mentre dal popolo escono in continuazione cittadini più capaci d altri perché hanno radici solide di difesa di valori d’onestà, coerenza, tenacia.

 

 

 

 

Giuseppe Pace, (già prof. pure all’estero e cultore di Ecologia Umana)

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