Cernobbio, 6 Settembre – Un richiamo forte e inequivocabile al futuro dell’Europa e al suo ruolo nello scenario internazionale. Così si è espresso il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenuto in videomessaggio al Forum The European House – Ambrosetti di Cernobbio. Le sue parole hanno intrecciato una difesa appassionata del progetto europeo con critiche mirate sia all’aggressività dell’amministrazione statunitense sia al potere, ormai quasi coloniale, dei giganti del Big Tech.

Mattarella ha posto con chiarezza la domanda di fondo che attraversa la politica globale: «È la pace o la guerra, la cooperazione o un mondo di contrapposizioni in nome di artefatti interessi nazionali?». Un interrogativo che rimanda alla responsabilità delle classi dirigenti, chiamate a scegliere se coltivare il benessere e la dignità delle persone o cedere «all’ebbrezza del potere».

Richiamando la ricostruzione del continente dopo la tragedia del nazifascismo, il Presidente ha avvertito che oggi tornano ad affacciarsi logiche di potenza e contrapposizione: «Non sono accettabili esitazioni», ha detto, ricordando che l’Unione europea ha garantito stabilità, crescita e fiducia per oltre settant’anni, senza mai scatenare conflitti né guerre commerciali.

Il passaggio più diretto ha riguardato i rapporti transatlantici. «Com’è possibile che su queste basi l’Europa venga considerata un ostacolo, un avversario, se non addirittura un nemico?», ha domandato Mattarella, alludendo esplicitamente all’approccio dell’ex presidente Donald Trump e alle spinte sovraniste che ne condividono l’impostazione in Europa. Un attacco che non è apparso solo difensivo, ma piuttosto la rivendicazione di un’identità europea autonoma e consapevole del proprio peso. 

Un secondo fronte, altrettanto cruciale, riguarda le grandi piattaforme tecnologiche. Mattarella le ha definite «nuove Compagnie delle Indie», accusandole di promuovere «un nuovo corporativismo globale» e un «impulso di dominio di impronta neo-imperialista, letale per il futuro dell’umanità». Secondo il Capo dello Stato, la società civile europea non può restare «spettatrice inerme e intimorita», ma deve riaffermarsi come attore capace di resistere alle narrazioni che dipingono gli autocrati come più forti e più efficienti.

Nelle sue conclusioni, Mattarella ha rilanciato un messaggio politico di grande attualità: «Solo in un mondo fondato sul rispetto è possibile realizzare progresso». Per questo, ha aggiunto, l’Unione europea ha bisogno di «un salto in avanti verso l’unità», senza cedere a regressioni che non sono affatto inevitabili.

Il discorso del Presidente si inserisce in un contesto internazionale attraversato da nuove tensioni geopolitiche e da un capitalismo tecnologico che punta al predominio globale. Ma, nella sua visione, l’Europa non è condannata a restare ai margini: può invece essere protagonista, se saprà difendere i propri valori e trasformarli in un progetto condiviso di pace, cooperazione e progresso.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.