Brigitte Bardot, la fine di un’icona che ha cambiato lo sguardo
Napoli, 28 Dicembre – Brigitte Bardot è morta a 91 anni. L’annuncio è arrivato dalla Fondazione che portava il suo nome, con un comunicato asciutto e solenne inviato all’AFP: «Con immensa tristezza annunciamo la scomparsa della nostra fondatrice e presidente, attrice e cantante di fama mondiale, che ha scelto di rinunciare alla sua prestigiosa carriera per dedicare la sua vita e le sue energie al benessere degli animali». Nessuna indicazione sul luogo o sulla data del decesso. Una discrezione coerente con l’ultimo mezzo secolo della sua esistenza, vissuto lontano dalla scena, ma non dal mito.
Bardot si era ritirata dal cinema oltre cinquant’anni fa, lasciando una filmografia relativamente contenuta – una cinquantina di titoli – eppure sufficiente a scolpire per sempre due immagini nell’immaginario collettivo: il mambo febbrile in un locale di Saint-Tropez in E Dio creò la donna e il monologo di nudo che apre Il disprezzo di Jean-Luc Godard. Due scene che non sono solo cinema, ma storia culturale.
Negli anni Cinquanta Brigitte Bardot fu molto più di una star. Fu una frattura. Il suo corpo, il suo modo di muoversi, il suo stile informale e apparentemente disarmato incarnarono una femminilità nuova, ambigua, radicalmente destabilizzante per l’ordine morale del tempo. Non era la diva distante né la vamp costruita: era desiderio allo stato puro e, al tempo stesso, una promessa confusa di emancipazione. Simone de Beauvoir colse con lucidità questa ambivalenza, vedendo in Bardot insieme l’oggetto dello sguardo maschile e il segno di una modernità che non chiedeva più permesso.
Nata a Parigi il 28 settembre 1934 in una famiglia borghese, Bardot studiò danza fin da bambina. A quindici anni apparve sulla copertina di Elle: il suo nome, abbreviato con le iniziali puntate – B.B. – diventò subito un marchio. Fu notata da Roger Vadim, allora giovane assistente di Marc Allégret, che la introdusse nel cinema e la indirizzò ai corsi di recitazione di René Simon. Tra i due nacque un legame sentimentale e artistico che avrebbe segnato l’ascesa dell’attrice. L’esordio sul grande schermo arrivò nel 1952 con Le trou normand di Jean Boyer, lo stesso anno in cui, raggiunta la maggiore età, Bardot sposò Vadim.
Nel giro di pochi anni conquistò il pubblico francese e internazionale, alternando ruoli secondari e parti da protagonista in una lunga serie di film: da Manina ragazza senza veli a Grandi manovre, passando per titoli che raccontano un’epoca del cinema europeo oggi lontanissima. Ma fu con E Dio creò la donna (1956) che Bardot cessò di essere solo un’attrice e divenne un fenomeno globale, un mito fondativo della modernità mediatica.
Poi, il ritiro. All’inizio degli anni Settanta, quando il suo volto era ancora ovunque, Bardot scelse di abbandonare il cinema e la celebrità per dedicarsi completamente alla difesa dei diritti degli animali. Una scelta radicale, spesso accompagnata da prese di posizione controverse, che trasformò l’ex icona del jet set in un’attivista solitaria e intransigente. Divise la sua vita tra La Madrague, la celebre casa di Saint-Tropez, e La Garrigue, nella campagna, circondata da animali e lontana dal mondo.
Negli ultimi mesi, le sue condizioni di salute avevano destato preoccupazione. Ricoveri, un intervento chirurgico a ottobre, notizie contraddittorie. Bardot aveva reagito come sempre: con durezza e diffidenza verso i media. In un comunicato diffuso il 1 dicembre, aveva accusato «alcuni giornalisti» di diffondere «false informazioni», ribadendo di essere «in fase di recupero» e chiedendo rispetto per la propria privacy. «Calmatevi», aveva scritto, rivolgendosi ai fan. Era stato il suo ultimo messaggio pubblico.
In una delle ultime interviste, a Bfmtv, aveva raccontato di vivere «come una contadina», senza telefono né computer, circondata da pecore, cani, gatti, asini e pony. Prima dei novant’anni aveva parlato di «silenziosa solitudine» e della felicità di «fuggire dall’umanità».
Con la morte di Brigitte Bardot si chiude una delle parabole più emblematiche del Novecento: quella di una donna che fu icona assoluta della visibilità e che scelse, nel pieno della fama, di scomparire. Il suo corpo aveva cambiato il modo di guardare. Il suo ritiro ha cambiato il modo di ricordare.
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