Scrivere per non dimenticare: il cinema come ponte tra memoria, scuola e territorio. L’incontro con la sceneggiatrice Chiara Arcone all’IC3 “Ponte Siciliano”, tra storia, scrittura e immagini

 

Pomigliano d’Arco, 10 Maggio – Nell’epoca delle immagini fugaci e dei contenuti effimeri, esistono ancora spazi in cui la narrazione si fa resistenza, memoria e consapevolezza. Venerdì 9 maggio, l’aula Convegni dell’Istituto Comprensivo 3 “Ponte Siciliano” di Pomigliano d’Arco ha ospitato un evento di profonda valenza culturale e civile, capace di intrecciare il linguaggio del cinema con quello della storia: il seminario sulla sceneggiatura documentaria condotto da Chiara Arcone, coautrice del toccante Diari della Liberazione, ha rappresentato molto più di un momento formativo. È stato un invito a guardare — davvero — e a ricordare.

Organizzato nell’ambito del Progetto Cinemalab “Lo sguardo che narra”, l’incontro ha riunito docenti delle scuole dell’infanzia, primaria e secondaria, animati dal desiderio di esplorare il potenziale didattico ed emotivo della narrazione cinematografica. A introdurre l’incontro è stata la dirigente scolastica, prof.ssa Filomena Maria Favicchio, che ha sottolineato il valore del progetto all’interno del PTOF dell’Istituto: “Invitiamo i docenti e gli alunni all’uso critico dell’immagine, al discernimento del messaggio cinematografico. Diari della Liberazione si inserisce perfettamente in questo percorso, coniugando memoria storica e parità di genere”.

Ospite d’eccezione dell’incontro, Chiara Arcone ha guidato il pubblico in un’immersione profonda nella genesi del documentario, realizzato insieme al regista Matteo Parisini e prodotto in collaborazione con la RAI. Diari della Liberazione è un documentario d’animazione che restituisce voce e volto a tre donne europee — Magda da Milano, Madeleine da Parigi e Käte da Berlino — attraverso i loro diari scritti alla fine della Seconda guerra mondiale. Tre donne, tre storie, tre lingue diverse che si sfiorano, si rispecchiano e raccontano un’unica esperienza: quella di chi ha vissuto il conflitto sulla propria pelle, ma ha trovato nella scrittura una forma di resistenza e di speranza.

“Il documentario — ha raccontato Arcone — è nato da un viaggio a Pieve Santo Stefano, dove si trova l’Archivio Diaristico Nazionale. Lì abbiamo scoperto il diario di Magda e da lì siamo partiti per cercare altre voci simili in Europa. Madeleine e Käte sono state scoperte grazie ad altri archivi diaristici: volevamo un’apertura europea, e queste tre donne ci hanno colpito per l’età diversa e per i punti di vista complementari. Sembrano lontane, ma condividono lo stesso desiderio di libertà.”

Particolarmente intenso il passaggio sulla rappresentazione femminile nella narrazione storica: “È un tema ancora poco esplorato,” ha affermato la sceneggiatrice. “La narrazione è prevalentemente maschile, ma i diari ci hanno permesso di far emergere un’altra prospettiva, più intima e trascurata. È stato interessante notare come anche gli storici, una volta letti i diari, abbiano rivisto certe letture consolidate.”

Arcone ha anche svelato i retroscena della scrittura e dell’elaborazione visiva del documentario, in cui l’uso sapiente di animazioni, immagini d’archivio e home movies permette di rendere “visibile” la parola scritta: “È stato importante il lavoro sui materiali visivi. Abbiamo cercato film di famiglia, rari in tempo di guerra, per calare il diario in una dimensione concreta. L’animazione ci ha aiutati a trasformare il vissuto intimo in narrazione universale.”

La giornata ha visto anche la partecipazione dell’assessore alla Cultura del comune di Pomigliano d’Arco, prof. Giovanni Russo, a testimonianza di un dialogo sempre più necessario tra istituzioni scolastiche e territorio. “Realizzare seminari aperti — ha ricordato la dirigente Favicchio — consente alla scuola di uscire dai suoi confini, portando conoscenza e cittadinanza attiva nel tessuto sociale, in un momento in cui la fruizione cinematografica tradizionale è in crisi.”

Nel silenzio attento dell’aula, le parole di Magda, Madeleine e Käte — filtrate dalla voce narrante del documentario — sono diventate eco di un tempo che non è solo passato, ma che ci riguarda ancora. I loro diari non sono semplici memorie, ma atti di resistenza: scrivono per restare umane, per non cedere al buio della guerra, per lasciare una traccia.

In un’epoca che sembra dimenticare troppo in fretta, Diari della Liberazione ci ricorda che la pace non è mai scontata, e che le storie — soprattutto quelle delle donne, troppo spesso taciute — sono mattoni preziosi con cui costruire una memoria comune e consapevole. Scrivere, oggi come allora, è un atto politico. E la scuola, quando riesce a creare spazi di riflessione come questo, diventa il luogo più autentico dove coltivare il seme della cittadinanza.

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Chiara Arcone con la Dirigente scolastica Filomena Maria Favicchio

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Raffaele Ariola
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