Rubriche Riflessioni in pillole

A COME ANTONELLA: “Hai amato tanto e silenziosamente, l’hai fatto con pennellate e colori, con merletti e porcellane…”

Napoli, 1 Settembre – Cara Antonella, riprendo da te a scrivere per la mia rubrica, dopo tanti mesi di assenza. Ti voglio confessare un segreto, al nostro primo incontro ero molto in apprensione: eri bella, di classe, elegante, un’artista affermata con la sua galleria d’arte, ed io in quel periodo mi sentivo un brutto anatroccolo. La nostra non è stata solo un’amicizia, è stato un incontro tra donne, con il peso della vita sulle spalle, piegate ma mai spezzate, pronte a rialzarsi e a ruggire come tigri e insieme abbiamo ripreso a ruggire!

Abbiamo trascorso giorni intensi a stravolgere la tua galleria chiusa da enormi separé di legno, come a volersi proteggere dal mondo. Abbellita con l’arredo, i tuoi quadri, le porcellane, i ricami, i due divanetti disposti in un angolo per creare un’area intima dove chiacchierare, bere il caffè e far accomodare col dovuto riguardo, i clienti. Le vetrine sono state ridonate alla strada, visi incuriositi scrutavano l’interno mentre tu regalavi sorrisi e saluti cordiali. Antonella è tornata! Tutto lasciava assaporare ciò.

Mi hai regalato la tua arte, illustrando i miei primi scritti e aprendomi le porte della tua galleria, che era diventata anche un poco mia. L’hai fatto sempre in maniera gratuita nel senso fisico e spirituale, gioivi con me, dei miei traguardi ed è così difficile che ciò avvenga, soprattutto tra donne. Mi hai consigliata in situazioni nuove per me, rendendomi consapevole di aspetti che mai avrei considerato. Siamo state mamme raccontandoci di un amore grande ed eterno, quello per i figli. Con quanto orgoglio di parlavi della tua Vanessa e del tuo Mariolino.

Amavi aiutare chi era in difficoltà, l’hai fatto con i ragazzi con problemi psichici, dando loro corsi di pittura, così come i corsi di acquerelli ai bambini della scuola primaria, e poi i tuoi bambini di Cuba, dipinti su numerose tele. Il tuo non era un mestiere, tu non vendevi, regalavi sogni. Lavoratrice instancabile, onesta, fedele a chi ti sceglieva, pronta a metterti in gioco, a iniziare nuovi percorsi, nuovi cammini.

E nuovi sogni sono sopraggiunti. Mi dicesti: “Sai Lella, nessun artista che si rispetti, può lasciare questa vita, senza aver affrescato una cappella”, e quando questo lavoro ti fu commissionato, non ti sembrava vero. Giornate intere a dipingere col braccio indolenzito, un lavoro enorme e impegnativo che ti ha dato tante soddisfazioni. E come se non bastasse sei diventata anche scrittrice, pubblicando: “Le buone maniere a tavola”. Chi più di te poteva cimentarsi in un lavoro del genere.

Ma i sogni non erano terminati ancora, volevi espanderti e decidesti di cambiare la location per la tua galleria, scegliesti dei locali con molte vetrate e su una strada molto battuta, ma la vera novità non era la nuova apertura, quanto il cambiamento del logo, “Arte Fata”, si trasformò in “Antonella Falcioni”.

 “Fino ad ora i clienti hanno conosciuto l’azienda, ora vorrei che conoscessero me, Antonella”. Sei andata via troppo presto quasi senza preavviso, nel pieno della tua vitalità, della tua arte, della tua nuova vita sentimentale ridiventando moglie.

Noi che ti abbiamo conosciuta come donna, come artista, come mamma, siamo felici che il nostro cammino si sia intrecciato con il tuo. Ti ringraziamo per ciò che ci hai donato!

Buona nuova vita cara amica e compagna di viaggio, ho certezza che l’arte non ti abbandonerà mai e nell’evoluzione spirituale insita in ognuno di noi, Tu ti evolverai ed essa con te!                                            

                                             “Hai amato tanto e silenziosamente

                                               l’hai fatto con pennellate e colori,

                                                  con merletti e porcellane…”

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