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A 1 anno dalla morte di Luciano De Crescenzo, vivere il presente pensando al futuro: questo il suo insegnamento

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Napoli, 18 Luglio – Quando si invecchia, spesso si tende a ricordare solo il passato rifuggendo il presente e il futuro, invece non fu così per lo scrittore, che amava troppo Napoli, Luciano De Crescenzo. Chissà perché certa intellighenzia di moda culturale, ideologizzata a sinistra soprattutto, sottovaluta De Cresenzo e sopravaluta quelli orientati nello stesso verso ideologizzato a priori. A me piaceva leggerlo ed ascoltarlo percè, Luciano De Cresenzo, mi appariva superpartes. Quando gli chiedevano se era di destra o di sinistra rispondeva con il suo sarcasmo disarmante:”sono di Napoli centro”. A un anno dalla sua morte, con il suo funerale celebrato nel famoso e napoletano monastero di Santa Chiara, vi abitavo affianco, quando ero studente dell’università Federico II di Napoli, ricordo che alcune donne presenti gli cantarono con il cuore napoletano” Era di Maggio”. L’Ingegnere-Filosofo superpartes nel paesaggio culturale non solo italiano va ricordato per la validità sociale del suo insegnamento espresso nei sui tanti scritti. La maggior parte degli uomini, a seconda dell’età, sopporta la propria esistenza, o indugiando nei ricordi del passato, o aggrappandosi al futuro. Pochi esseri superiori riescono a vivere immergendosi nel presente». Così parlò Luciano De Crescenzo. La frase suggella il volume Accadde domani. Scritti quasi profetici (Mondadori) arrivato in libreria a un anno dalla scomparsa dello scrittore napoletano, il 18 luglio 2019. È proprio questa capacità di vivere il suo tempo a restituire la grandezza di De Crescenzo. La figlia Paola lo ricorda bene nel Corriere della Sera e dal racconto del padre quando era piccola, si evince la grandezza di essere un uomo colto superpartes, come dovrebbero essere tutti gli scrittori e i giornalisti, questi ultimi in buona parte pennivendoli di questo o quel partito o di potentati vari. Che peccato la patria della Cultura Latina non lo merita.

La copertina di «Accadde domani. Scritti quasi profetici» di Luciano De Crescenzo. Ebbe sete e fame  di sapere e a sua volta dispensatore di conoscenza, curioso della novità e refrattario ai luoghi comuni, cultore del libero pensiero e difensore del ragionamento: la sua biografia restituisce questa molteplicità. Studiò ingegneria (idraulica: su consiglio del matematico Renato Caccioppoli) e lavorò nell’informatica, prima di dedicarsi alla scrittura; fu, inoltre, regista, attore, conduttore televisivo; divulgatore e filosofo; disinvolto e a suo agio in ognuno di questi ruoli, come chi sa che sta facendo la cosa giusta per sé. Accadde domani è una raccolta di articoli e materiali selezionati dalla figlia Paola (con Carmen Arzano): il titolo viene dal film del ’44 di René Clair dove il protagonista si trova per le mani il giornale del giorno dopo; ogni visione per De Crescenzo era l’occasione di chiedersi: cos’è il tempo? Salvatore Fergola «Notturno a Capri» (1843 circa). Gli articoli sono apparsi fra il 1977 e il 2002 sui maggiori quotidiani (oltre al «Corriere della Sera», «Il Mattino», «Il Messaggero», «Il Secolo XIX», «la Repubblica», «La Stampa»), su settimanali («Panorama») e sulla rivista di informatica «ZeroUno»; toccano, con ampiezza di orizzonti e sobrietà, questioni allora, e ancora, d’attualità: inquinamento e corruzione; Meridione, carceri, omosessualità; il nucleare («più che un atto nazionale dovrebbe essere una scelta mondiale») e l’influenza della tecnologia. De Crescenzo, che aveva fatto carriera alla Ibm prima di mollare il posto fisso per dedicarsi alla scrittura: nel 1977 esce il suo primo romanzo, il bestseller Così parlò Bellavista — in Ma Socrate non approverebbe il potere dei «robot», articolo apparso sul «Corriere della Sera» del 4 settembre 1989, immagina un dialogo — alla pari — tra lui e Socrate: il moderno che difende il computer e il telefax (velocissimo nel recapitare messaggi, pur senza i sandali alati di Ermes); l’antico che mette in guardia gli uomini dal diventare «schiavi delle loro stesse invenzioni». L’entusiasmo di De Crescenzo per le nuove tecnologie vorrebbe essere contagioso: parlando del computer, scrive in La Rete è un’enciclopedia meravigliosa(«Corriere», 10 settembre 2000), «molti dei miei amici coetanei inorridiscono solo a vederlo. Raffaele La Capria e Riccardo Pazzaglia, tanto per fare dei nomi, lo odiano con tutto il cuore. Inutilmente ho cercato di enumerare loro i vantaggi».

Per i vent’anni della nascita del primo personal computer, spiega con pazienza le virtù rivoluzionarie di semplici comandi quali il «Taglia, Copia e Incolla» e il «Trova» (La mia vita è cambiata, «Corriere della Sera», 11/8/2001). Ma stare al passo con i tempi vuol dire accettare di cambiare. E non basta farlo una volta: «Internet è destinato a cambiare, ragione per cui da qui a qualche anno saremo costretti a imparare un nuovo Internet» scriverà con lungimiranza, quasi preveggenza, sul «Corriere» del 30/9/1999. E la colpa, o il merito, del fatto che tutto scorra sempre così in fretta non può che essere «del buon Eraclito», dice De Crescenzo, il filosofo del panta rei.  Della filosofia De Crescenzo diceva «è l’unica attività umana in grado di cambiare l’esistenza di un uomo». A partire dalla sua: i due volumi della sua Storia della filosofia greca (usciti nel 1983 e nel 1986) contribuirono a consolidarne la popolarità e il valore di divulgatore e scrittore in Italia e all’estero. Nella sua cultura c’era il razionalismo scientifico e tecnico non solo quello umanistico e non è poca tale commistura. Tra i suoi progetti futuri c’era proprio quello di continuare la storia della filosofia concentrandosi, insieme con Giulio Giorello, scomparso il 15 giugno scorso, sui pensatori contemporanei. Non c’è stato il tempo: ma cos’è il tempo? Ora nell’eterno presente i due si sono ritrovati e ne avranno quanto ne vogliono. La figlia Paola ricorda il padre così:”Il giornale… credo che mio padre non abbia trascorso giorno della sua vita senza leggerlo. E non solo uno. Tant’è che in giorni come il 25 dicembre o il 1° gennaio mi diceva: «Paola, oggi è una tragedia!». E al mio «Perché, cos’è successo?» rispondeva: «Non escono i giornali».  Era solito svegliarsi molto presto al mattino per andare in edicola e comprare i principali quotidiani, perché iniziare la giornata senza era impensabile. E poi, dopo averli letti tutti, mi chiamava e mi indicava la testata, il numero di pagine e gli articoli che mi sarebbero piaciuti. E io, ovviamente, li leggevo, anche perché poi mi interrogava! Mi sembra ancora di vederlo intento a leggere sulla sua poltrona. E mentre lo osservo nei miei ricordi, mi torna in mente una storia che mi raccontava quando ero ancora ragazzina: una volta, un uomo facoltoso pensò bene di cambiare vita e trasferirsi su un’isola deserta, stanco dei propri privilegi. L’uomo, però, non era pronto a rinunciare a tutto, e decise di portare con sé il suo maggiordomo, ma con uno scopo ben preciso: approfittando di una nave che una volta al mese si avvicinava all’isola, gli affidò il compito di recuperare i giornali, metterli in ordine cronologico, e portargliene ogni mattina uno, partendo dal più vecchio al più recente. In questo modo l’uomo poteva essere aggiornato, e vivere un suo personalissimo tempo scandito dalla lettura del suo indispensabile quotidiano. Un giorno, però, il maggiordomo si confuse, e anziché consegnare la copia più vecchia gli diede la più recente. Appena l’uomo se ne accorse, lo uccise.  Ora, io non ho idea se questa storia sia stata inventata da mio padre o se l’abbia letta da qualche parte. Di sicuro questo era uno dei suoi racconti paradossali per farmi capire quanto nella vita sia importante informarsi, soprattutto se si vuole avere un’opinione personale”. Oggi, in Italia soprattutto, non è facile farsi un’opinione personale con tanti imbonitori di media in giro ad imbonire il prossimo, pochi sono superpartes, come l’Ing. De Crescenzo Luciano che, a mio parere, amò troppo Napoli.

 

Giuseppe Pace (ammiratore dello scrittore napoletano colto e superpartes).

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