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Violenza sulle donne: nel 2020 ancora 91 vittime di femminicidio in Italia

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Ricorrenza il 25 novembre della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. Il ministro Lamorgese: “Denunciate chi non rispetta il vostro essere donna”.

 

Napoli 25 Novembre – Ricorre in data odierna la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita nel 1999 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con invito ai governi, organizzazioni internazionali e ONG a organizzare in quel giorno attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema della violenza contro le donne. Viene subito precisato cosa si intende per violenza contro le donne, ovvero “qualsiasi atto di violenza di genere che si traduca o possa provocare danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche alle donne, comprese le minacce di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia che avvengano nella vita pubblica che in quella privata”.

Dal 1999 al 2020 ne è passata di acqua sotto i ponti, l’umanità è andata avanti, le donne hanno occupato ed occupano posizioni di prestigio, sono mamme, donne presidenti di aziende, a capo di interi stati, ci tengono alla propria autonomia, non si lasciano spaventare così facilmente. Tra le pagine di giornali di questi giorni spicca il volto di Kamala Harris, nuova vicepresidente alla Casa Bianca e Antonella Polimeni, eletta rettrice dell’università La Sapienza di Roma. L’immagine di sole due generazioni fa, delle nostre nonne dedite alla casa e alla famiglia, con scarsa educazione (almeno nella maggior parte dei casi) e indipendenza economica è lontana dall’immagine che abbiamo oggi delle donne. Istruite, ambiziose, indipendenti, forti. Ma di violenza si parla ancora nonostante gli importanti traguardi raggiunti dalle donne in ogni ambito o settore.

 Nel VII Rapporto Eures sul femminicidio in Italia emerge un totale di 91 vittime nel 2020, lievemente in calo rispetto alle 99 del 2019. Nei primi dieci mesi del 2020 è stata uccisa una donna ogni tre giorni. La riduzione è dovuta a una riduzione delle vittime della criminalità comune, da 14 a 3 nel periodo che va da gennaio a ottobre. La coppia si rivela essere il contesto relazionale più a rischio per la donna, con il 69,1% delle uccisioni di donne per mano di partner o ex-partner. Il lockdown e la pandemia hanno peggiorato la situazione delle donne che si sono ritrovate doppiamente isolate, impossibilitate a chiedere aiuto, spesso isolate con il loro stesso carnefice. Il coronavirus, che ha tanto cambiato le nostre vite, abolito ogni forma di socialità e inciso anche sui dati della criminalità generale in positivo, sembra poco abbia fatto per la piaga sociale della violenza sulle donne.

La data della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne segna anche l’inizio dei “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere” che precedono la Giornata mondiale dei diritti umani il 10 dicembre di ogni anno, a sottolineare che la violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani. Il 6 dicembre ricorre anche l’anniversario del massacro del Politecnico di Montreal, primo femminicidio di massa rivendicato come tale. Dalla nota suicida del carnefice: “Dato che, scienza a parte, sono un retrogrado per natura, le femministe hanno sempre avuto un talento speciale nel farmi infuriare. Pretendono di mantenere i vantaggi che derivano dall’essere donne (come assicurazioni più economiche, o il diritto a una lunga maternità preceduta da una lunga aspettativa) mentre cercano di arraffare anche quelli degli uomini. Per esempio, è auto-evidente che se si eliminasse la distinzione maschile/femminile alle Olimpiadi, non ci sarebbero più donne, salvo che negli eventi decorativi. Perciò le femministe si guardano bene dal cercare di rimuovere quella barriera. Sono talmente opportuniste che non vogliono nemmeno trarre vantaggio dalla conoscenza accumulate dagli uomini attraverso i secoli. E cercano sempre di rappresentarli negativamente, ogni volta che ne hanno l’opportunità”.

In cosa si traduce quindi il concetto stesso di violenza sulle donne? Nella non volontà da parte di società patriarcali, incentrate sulla figura dell’uomo, di far ricoprire ruoli di prestigio alle donne? Ma non siamo già andati oltre questa chiusura e limitazione? Ad oggi, nell’anno 2020, esistono donne presidenti della Commissione Europea, donne vice-presidenti degli Stati Uniti d’America, donne cancellieri, donne ministro, donne senatrici, donne docenti, donne imprenditrici, donne medico, donne atlete campionesse, donne ricercatrici, donne scrittrici, donne chef, donne bariste, donne artigiano, donne in ogni ambito e aspetto e strato sociale delle società che abbiamo costruito. Donne mamme. Donne nonne. Donne zie. Donne che amano gli uomini e hanno la possibilità di scegliere un compagno della propria vita. Che ci piaccia o meno le donne sono già radicate nel tessuto sociale, sono già parte integrante della società e contribuiscono al suo sviluppo e miglioramento. Perché allora casi di femminicidio? Per prevenire o combattere qualcosa che è già? Una realtà che esiste ed è vera, reale? Per quanti uomini, padri, compagni, mariti, fratelli, cugini possano contrastare le libertà di una donna di trovare il suo posto in società, ci sono altrettanti esempi di uomini che le donne le amano, le supportano e sono felici di vederle realizzate. Il femminismo non è odio delle donne nei confronti degli uomini, non è una crociata di genere, è la volontà di essere riconosciute per quello che si fa, al pari degli uomini. Non in lotta con loro ma nel rispetto e nella riconoscenza reciproca. Ma i cambiamenti avvengono in maniera graduale e non sempre sono semplici da digerire; a donne, uomini ed istituzioni il compito di continuare ad imporsi affinché il compito di debellare ogni forma di discriminazione si possa concretizzare.

Il ministero dell’Interno, nel Dipartimento della Pubblica Sicurezza, direzione della Polizia Criminale, ha rilasciato dati circa l’andamento di alcuni reati introdotti dalla legge n. 69 del 9 agosto 2019 “ “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere”, nota anche come “Codice Rosso”, che ha ampliato il sistema di tutele per le donne vittime di violenza di genere.

Nello specifico è stato preso in considerazione il periodo 9 agosto 2019 – 8 agosto 2020, al fine di verificare, ad un anno dall’entrata in vigore della novella legislativa, l’evoluzione di alcune fattispecie delittuose, ed in particolare dei reati di costrizione o induzione al matrimonio (art. 558 bis c.p.), diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti (art. 612 ter c.p.), deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso (art. 583 quinquies c.p.) e violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (art. 387 bis c.p.).

Delitti commessi in Italia 9 agosto 2019

8 agosto 2020

 

Inc %

vittime di

sesso

femminile

Art. 558 bis C.P. Costrizione o induzione al matrimonio

 

11

 

 

 63,64%

 

Art. 583 quinquies C.P. Deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso

 

56  24,07%

 

Art. 612 ter C.P. Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti

 

718  81,62%

 

Art. 387 bis C.P. Violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi

frequentati dalla persona offesa

 

1.741 79,07%

 

Secondo i dati forniti, per quanto riguarda i danni derivanti dalla deformazione dell’aspetto, sembra che le vittime di genere maschile siano più numerose e ricoprano il 76% dei casi a fronte del 24% di vittime di genere femminile.

Per quanto riguarda il delitto di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, vi è una maggiore incidenza delle vittime di sesso femminile sul totale delle persone offese. Nell’analisi svolta su base regionale, la Lombardia detiene il primato dei reati commessi, facendo registrare 141 delitti, con un’incidenza delle vittime di sesso femminile dell’82%. Le regioni dove sono stati commessi il maggior numero di reati del cd. “revenge porn”, nel periodo di riferimento, sono la Lombardia (141), la Sicilia (82) e la Campania (74), mentre la Basilicata (5) e la Valle d’Aosta (1) fanno registrare i valori più bassi. Per quanto attiene specificatamente alle vittime sono predominanti quelle di sesso femminile, 82% di contro al 18% di genere maschile. Di queste, l’83% risulta maggiorenne e l’89% è di nazionalità italiana.

Una domanda sorge spontanea: come fare a riconoscersi vittima di violenza? E quante forme di violenza esistono?

La violenza si può tradurre e manifestare come violenza fisica, violenza psicologica, violenza economica, violenza sessuale, mobbing, minacce, molestie.

La violenza economica è quella che si fa più fatica a riconoscere, menzionata tra le forme di violenza all’art 3 della Convenzione di Istambul del 2011, dove si riferisce “ad atti di controllo e monitoraggio del comportamento di una donna in termini di uso e distribuzione del denaro, con la costante minaccia di negare risorse economiche, ovvero attraverso un’esposizione debitoria, o ancora impedendole di avere un lavoro e un’entrata finanziaria personale e di utilizzare le proprie risorse secondo la sua volontà”.

In un esempio concreto e in un contesto che spesso poi sfocia in violenza domestica, succede che il partner costringa la compagna a scegliere tra famiglia e lavoro, spingendola ad abbandonare o non creare autonomia finanziaria.

Un secondo modo di esercitare violenza economica è quello di impedire di utilizzare risorse disponibili per la famiglia. La donna, cioè, non solo non può gestire le finanze familiari ma non è neanche consapevole della reale situazione economica, non sa quali sono le entrate e le uscite, per esempio. É l’uomo, infatti, che gestisce tutte le finanze familiari ed elargisce alla compagna solo i soldi per la spesa e le prime necessità, talvolta in misura inadeguata, magari facendola pesare come una concessione.

La violenza psicologica si concretizza in comportamenti di umiliazione, svalorizzazione, controllo ed intimidazione ed isolamento. Riconoscerlo non è semplice, il processo può avvenire in maniera sottile e graduale e, una volta all’interno può risultare difficile distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è. Il meccanismo che si innesta è quello dell’insicurezza, cominciano a formarsi idee di non valere o essere abbastanza.

La violenza si manifesta anche in comportamenti persecutori: comportamento persecutorio messo spesso in atto quando la donna cerca di allontanarsi da una relazione violenta. Il maltrattatore perseguita l’ex-partner seguendola negli spostamenti, aspettandola sotto casa, al lavoro, telefonandole continuamente a casa, in ufficio, sul telefonino. Gli effetti possono essere devastanti: viene minato il senso dell’autonomia e dell’indipendenza della donna facendola sentire “in trappola”; molte donne riportano anche disturbi del sonno, difficoltà a concentrarsi fino ad arrivare, nei casi più estremi, a depressioni.

Forme di violenza possono manifestarsi anche nei luoghi di lavoro attraverso l’utilizzo del linguaggio stesso, espressioni denigratorie o di discriminazione di genere sia nella ripartizione delle mansioni e compiti assegnati.

Riconoscersi vittima di violenze non è sempre semplice perché molto spesso non si è in grado di effettuare un’analisi lucida della realtà circostante, e qualsiasi indicatore, anche quello più manifesto di uno schiaffo può essere considerato come semplice manifestazione di sentimenti di rabbia espressa. Le campagne di sensibilizzazione se hanno uno scopo preciso è proprio quello di far prendere coscienza, infondere coraggio nel cambiare una realtà sbagliata. A molte cose vi è rimedio, alla violenza vi è rimedio.  

Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, rivolge in un video-messaggio a tutte le donne un appello: “Abbiate fiducia nelle istituzioni, nella magistratura, nelle Forze di polizia, al vostro fianco sempre, e denunciate, denunciate chi non rispetta il vostro essere donna, la vostra personalità”.

 

 

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