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LO STADIO È DI TUTTI

Napoli, 31 Ottobre – Terminati i miei impegni lavorativi e personali, mi son sintonizzato su DAZN per la visione dell’incontro calcistico tra l’Inter, squadra che da sempre fieramente supporto, e la Sampdoria, la quale ultima ha recentemente cambiato allenatore: in virtù dello scarso rendimento da parte di Marco Giampaolo, la società Blucerchiata ha deciso di affidare la guida tecnica a Dejan Stanković, volto iconico dell’Undici in Nerazzurro (per la cronaca, ne fu vice-capitano all’epoca del Triplete), al quale gli spettatori presenti al “Meazza” hanno tributato, giustamente, una calorosa accoglienza.

Tutto pareva filar liscio, dacché l’Inter, con una prestazione più che positiva, s’è imposta sugli avversari per tre reti a zero; ma, all’improvviso (probabilmente, nell’intervallo tra il primo ed il secondo tempo, in ossequio a quanto ho appreso tramite la lettura dei quotidiani e periodici sportivi), la parte centrale del secondo anello verde, solitamente occupata dal tifo organizzato dell’Inter, si è svuotata in poco meno di qualche minuto: non avrei mai osato immaginare che tutto ciò fosse il risultato di un’azione tanto prepotente quanto vergognosa compiuta proprio dagli Ultras col pretesto di commemorare uno dei loro pezzi forti, tale Vittorio Boiocchi, assassinato nei pressi della sua abitazione (del movente sono, per adesso, all’oscuro).

Il Boiocchi, storico capo Ultrà dell’Inter, aveva diversi precedenti penali (soprattutto per reati in tema di stupefacenti), che gli son costati una permanenza carceraria di circa ventisei anni.

Il fatto che egli non fosse “uno stinco di santo” – come asserito da taluno sui social – non giustifica, ovviamente, alcuna goduria di fronte alla sua morte: anche il Boiocchi era un essere umano, che, alla pari di ogni altro reo, ha vissuto il suo percorso di rieducazione (secondo la Carta Costituzionale, è questo il fine primario cui la pena deve tendere, e non è ammessa la pena di morte). Quel che, però, condanno fermamente è la barbarie che connota l’indole di chi, travestito da sostenitore di un club (o della propria Nazionale), si comporta come se fosse il proprietario di quella parte di stadio generalmente occupata dalla frangia di supporters cui fa capo: questo non dobbiamo assolutamente permetterlo, stimatissimi Lettori, perché l’opportunità di frequentare uno stadio ed inneggiare ai propri beniamini in assoluta libertà è da accordarsi a tutti.

L’intonazione di cori pacifici durante una partita di calcio è qualcosa di meraviglioso, specie se accompagnati, come tanti anni fa, dai rulli di tamburo e dagli squilli di tromba, ma la dittatura negli stadi, instauratasi – per quel che ricordo – a partire dalla seconda metà del secolo scorso è un fenomeno che non solo infanga il prestigio della Repubblica, ma nuoce molto gravemente alla dignità che il giuoco del calcio ha assunto col trascorrere dei lustri.

Diciamo, dunque, basta (non al tifo organizzato in sé, ma) alla mentalità violenta di quei pazzoidi che, pur di mettersi in mostra, finiscono con l’attaccare finanche chi va allo stadio per tifare conformemente alle regole di civile convivenza.

Forza, Inter, e abbasso ogni forma di prevaricazione: le bestialità viste sabato non hanno niente a che fare con un pallone che rotola!

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