Napoli, 28 Agosto – ‘’Volevo scrivere un libro sul terremoto dell’Irpinia del 1980, che in un minuto e mezzo cancellò interi centri del Sud Italia. Avevo bisogno di raccontare la storia di una bambina di sette anni che quel 23 novembre, mentre era a una festa di compleanno, visse l’esperienza più terrorizzante della propria infanzia’’ (Giusi De Luca). Ci sono storie che nascono dal silenzio, dal bisogno di ricordare ciò che è stato dimenticato, o peggio, mai raccontato. ‘Vertigine’ di Giusi De Luca è una di queste. Un libro intenso, struggente, tenero e potente al tempo stesso. Con una scrittura delicata e profonda, l’autrice dà voce a una bambina, Gemma, che rivive — o forse immagina — i giorni che seguirono il terribile terremoto che colpì l’Irpinia, la Campania e la Basilicata il 23 novembre del 1980.Gemma è solo una bambina, ma attraverso il suo diario immaginario riesce a raccontare quello che spesso gli adulti faticano a dire: la paura, il caos, il dolore.

Ma anche la forza, la solidarietà, l’incredibile capacità dell’essere umano di rialzarsi, di reinventarsi, di continuare a sperare. Lei non era ancora nata, eppure sente su di sé tutto il peso di quella ferita collettiva. Così inventa, sogna, riempie i vuoti con l’immaginazione, con la tenerezza tipica dell’infanzia, e con una consapevolezza che lascia senza parole. In queste pagine si respira la polvere dei calcinacci, si sente il boato del sisma, il freddo delle notti nelle tende, il pianto delle madri. Ma si sente anche il profumo del pane donato da un vicino, la carezza di una nonna, la luce di una candela che non vuole spegnersi. ‘Vertigine’ non è solo la storia di una tragedia: è un viaggio nella memoria collettiva, è un gesto di amore verso chi non ha potuto raccontare la propria storia, in particolare i bambini che non sono sopravvissuti. È per loro che Gemma scrive, per dare un nome, un volto, una speranza a chi è rimasto solo un numero nelle cronache. La scrittura di De Luca è lirica, ma mai forzata. Scorre come un fiume che porta con sé detriti e gemme preziose, con immagini poetiche che arrivano dritte al cuore. La voce bambina di Gemma riesce a tenere insieme l’innocenza e la tragedia, la leggerezza del sogno e il peso della perdita. In questo equilibrio fragile ma autentico, ‘Vertigine’ diventa un piccolo capolavoro di umanità.

Giusi De Luca è un’autrice profondamente legata alla sua terra e alla sua gente. Educatrice, scrittrice, narratrice di storie vere e immaginate, ha sempre avuto a cuore la memoria e le emozioni dell’infanzia. Il suo stile è semplice ma ricco di significato, capace di toccare corde profonde con naturalezza. In ‘Vertigine’ si percepisce chiaramente il desiderio di dare voce a chi è stato dimenticato, di trasformare il dolore in parola, e la parola in consapevolezza. Vico Scognamiglio impara una parola nuova: terremoto. “Una parola che non si attacca a una cosa che si vede, come una penna o un quaderno, ma a qualcosa che deve stare solo nella testa, che tu poi te la devi immaginare come vuoi. Come Dio, per esempio”. Ma da dove arrivi questa forza dirompente e distruttiva nessuno glielo spiega. Finché nonna Peppa non svela il segreto. Non è solo un libro, ma un atto di amore verso un passato che ancora oggi chiede ascolto. Giusi De Luca, con delicatezza e coraggio, sceglie la strada della poesia e della memoria, ma non per restare fermi nel dolore. Lo fa per seminare, attraverso la voce di Gemma, nuovi germogli di empatia, di ascolto e di umanità. La sua scrittura è al servizio della vita, anche quando racconta la morte.

E questo rende ‘Vertigine’ un libro necessario, prezioso, vivo. Leggere ‘Vertigine’ è stata un’esperienza toccante e profonda. Mi sono ritrovata tra le righe di Gemma, nei suoi pensieri semplici ma carichi di verità, nella paura che si intreccia con il bisogno di speranza. Questo libro mi ha ricordato quanto sia importante ascoltare anche le voci più piccole, quelle che spesso non vengono sentite, e custodire la memoria come un gesto d’amore. È una lettura che lascia un segno, che fa riflettere e commuove. ‘Vertigine’ non è solo il racconto di un terremoto, ma una carezza a chi non c’è più e una luce per chi vuole ricordare senza dimenticare di guardare avanti.

Filomena Carrella

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