Lunedì 15 Settembre 2025 ore 20,45 – ingresso gratuito
Antiquarium di Palinuro (Sa)
L’enciclopedia omerica. La voce, il viaggio, le astuzie – Lectio brevis di Emanuele Stolfi (Ordinario di Diritto Romano e Diritti dell’antichità – Università di Siena)
A seguire:
Omero “Odissea”
con Gianluigi Tosto
Palinuro, 13 Settembre – Il Festival dedicato al pensiero antico, nato al teatro greco di Elea-Velia, quest’anno ha inaugurato con successo un vero e proprio tour nel Cilento, dalla piazza di Ortodonico alla Torre angioina di Castelnuovo, per concludere la sua XXVIII edizione nel suggestivo anfiteatro dell’Antiquarium di Palinuro, a picco sul mare.
Lunedì 15 settembre, VeliaTeatro si chiude portando in scena per la prima volta accanto al prezioso Museo che domina la spettacolare cala Ficocella, uno dei successi maggiori della storica rassegna: l'”Odissea” di Omero raccontata da Gianluigi Tosto e introdotta da un’affascinante lezione di Emanuele Stolfi (Università di Siena).
Gli episodi e i personaggi dell’Odissea appartengono alla nostra cultura da sempre e sono delle pietre miliari nella formazione del nostro immaginario. Moderna e attuale è la figura di Ulisse, e lì dove nell’Iliade predominava l’azione brutale e istintiva, senza ripensamenti, degli eroi sul campo di battaglia, nell’Odissea prevale il pensiero, il ragionamento, il calcolo del suo protagonista che prelude comunque sempre ad una azione efficace e ben meditata. Più intimo dunque è il tono narrativo, più rivolto verso una interiorità di Ulisse, tanto più che molti degli avvenimenti sono narrati attraverso il filtro della sua stessa memoria.
E molto maggiore, rispetto all’Iliade, è il numero di strumenti utilizzati per evocare e narrare la multiformità delle situazioni e delle emozioni che costituiscono questo poema. Si va dal tamburo del mare, che non poteva certo mancare in questa storia, alla zanza africana che diventa la cetra di Demodoco, dal tamburello, che ritma la festa dei Feaci, al magico suono dei chimes che raccontano l’atmosfera dell’isola di Circe, dai campanacci di ferro e di bronzo che accolgono l’arrivo di Ulisse a Itaca ai più moderni ma non meno evocativi spring drums che lo accompagnano nel Regno dei Morti, nell’isola delle Sirene e da Eolo. La traduzione utilizzata è quella di Mario Giammarco, di grande comprensibilità, che pur essendo tra le più recenti, riesce a restituire l’atmosfera di un passato arcaico e la magia di un mondo che miscela la realtà dei fatti con l’oniricità della dimensione interiore di chi li vive.
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