Il rocker riceve dall’Università degli Studi di Salerno il dottorato honoris causa in Politica e Comunicazione. Nella lectio magistralis una riflessione sul potere delle parole, sulla musica come spazio collettivo e su una politica che non abita soltanto nei palazzi.

Salerno, 7 Ottobre – Alla fine anche Vasco Rossi è entrato all’università. Non per sostenere un esame, ma per ricevere dall’Università degli Studi di Salerno il dottorato di ricerca honoris causa in Politica e Comunicazione.

Una scelta meno sorprendente di quanto possa sembrare. Perché Vasco, prima ancora di finire nei programmi accademici, è finito per decenni nelle vite degli italiani: nelle automobili, nelle cuffie, nei concerti, nelle storie d’amore e nelle solitudini. E le sue parole, come ha ricordato il rettore Virgilio D’Antonio, hanno smesso da tempo di appartenere soltanto al loro autore per diventare «esperienza collettiva».

Davanti a un’aula affollatissima, il rocker ha tenuto una lectio magistralis sul rapporto tra musica, politica e comunicazione. Senza fingere, però, di essere diventato improvvisamente un teorico della materia. «Politica e comunicazione non le ho studiate sui libri, ma le ho vissute, subite e a volte anche provocate», ha detto.

Il punto centrale del suo intervento è stato il potere della canzone. Non quello, enfatico, di “cambiare il mondo”, ma qualcosa di più concreto: dare un nome a un disagio, far emergere una domanda, creare uno spazio comune. «Una canzone non dà istruzioni per vivere, non sostituisce la politica ma può aprire uno spazio nel quale le persone discutono e si sentono meno sole. Può dare voce a un disagio».

Vasco ha insistito proprio su questo confine. La musica non sostituisce l’impegno civile e non prende decisioni al posto della politica. Può però «preparare il terreno», far capire che un problema esiste e che non è necessario accettarlo in silenzio. E in questa prospettiva anche la politica si allarga oltre i palazzi, le campagne elettorali e i programmi: «È anche il modo in cui una società decide chi ascoltare, chi proteggere e chi lasciare ai margini».

Una definizione che rende forse più chiaro il senso del riconoscimento conferito a Salerno. Vasco, del resto, continua a rivendicare soprattutto il mestiere che conosce meglio. «Ho scritto canzoni. Punto», ha detto, aggiungendo con ironia di aver poi scoperto che quelle stesse canzoni possono diventare perfino materia da tesi di laurea.

Ed è qui la sintesi migliore della giornata. Una canzone nasce come fatto personale, poi esce di casa. Entra nelle auto, nelle piazze, nelle vite degli altri. E qualche volta arriva persino all’università. Non cambia il mondo da sola. Ma può cambiare le parole con cui una società prova a raccontarlo.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.