Studio Susini Group: il 65% passa per banche e banchi dei pegni, il 35% per amici e parenti
Firenze, 5 Agosto – Si va dagli abiti da sposa, per i quali si sono spesi anche migliaia di euro, ai gioielli di famiglia finanche all’anello di matrimonio, dalla seconda macchina ai quadri ai titoli di credito; ci si affida a istituti di credito ma anche ad amici e conoscenti in una sorta di “mercatino del prestito privato”. Pur di non rinunciare alle vacanze si è disposti a fare qualsiasi cosa. Come attesta una ricerca di Susini Group StP, studio di Firenze leader nella consulenza del lavoro, ben 1 italiano su 4 ammette di aver impegnato un proprio bene pur di accumulare la cifra per poter partire. I banchi dei pegni in genere accettano come garanzia oro, argento, gioielli, oggetti d’arte o d’antiquariato, monete, strumenti musicali, apparecchiature audio, computer, sistemi di videogiochi, televisori, macchine fotografiche, utensili elettrici.
Secondo lo studio di Susini Group, il fenomeno del ricorso al pegno e ai prestiti privati per finanziare le ferie è in forte crescita, circa del 25%. In molti, pur di non rinunciare alla pausa estiva, sono disposti a mettere temporaneamente da parte oggetti di valore – spesso anche dal significato affettivo profondo – per ottenere la liquidità necessaria. Secondo le ultime stime, circa il 65% delle richieste di credito finalizzate alle vacanze passa attraverso canali formali come banche e banchi dei pegni.
Ma quali sono gli oggetti a cui si è disposti a rinunciare pur di finanziare una vacanza, considerando quelli impegnabili presso Banche, Istituti di Credito e Banchi dei Pegni? Al primo posto i gioielli in oro (41% dei pegni; valore medio di mercato: 1.200-2.500 euro), seguono in seconda piazza diamanti e pietre preziose (17% dei pegni; valore medio: 2.000-7.000 euro), chiudono il podio orologi di lusso (Rolex, Omega, Cartier; 12% dei pegni; valore medio: 3.000-10.000 euro); poi monete antiche (7%; valore medio: 500-5.000 euro), borse di design (Hermès Kelly o Birkin; 6% dei pegni; valore medio: 5.000-12.000 euro), elettronica di consumo (computer, console, smartphone; 9% dei pegni; valore medio: 200-800 euro), opere d’arte e pezzi d’antiquariato (8% dei pegni; valore variabile).
Si ricorre anche però al soccorso di amici, parenti e conoscenti, rileva lo studio di Susini Group, secondo il quale il restante 35% delle richieste di liquidità passa invece attraverso canali informali, dove il rapporto di fiducia gioca un ruolo determinante. Qui la tipologia degli oggetti impegnabili cambia leggermente, infatti in prima posizione ci sono abiti da sposa e accessori cerimoniali (28% dei casi; valore medio: 1.000-3.500 euro) seguiti da gioielli di famiglia e anelli matrimoniali (22%; valore medio: 800-2.000 euro), terzo posto per quadri e piccoli mobili d’antiquariato (14%; valore medio: 400-2.500 euro), poi seconda auto o scooter (10%; valore medio: 2.000-8.000 euro), strumenti musicali o apparecchiature audio (8%; valore medio: 300-1.500 euro), titoli di credito o quote societarie (7%; valore medio: variabile) e infine altri oggetti personali di valore (11%; valore medio: 200-1.000 euro).
Negli ultimi anni, sempre secondo l’indagine di Susini Group, si osserva una crescente propensione a impegnare beni di valore emotivo. Il 38% degli intervistati ammette di aver provato disagio o senso di colpa nel dover affidare a terzi oggetti come l’abito da sposa o l’anello di matrimonio, ma la voglia di “staccare la spina” supera spesso la reticenza iniziale.
«Dal punto di vista socio-economico, la diffusione di queste pratiche riflette una fragilità finanziaria crescente, accentuata dall’inflazione e dall’aumento dei costi della vita. In particolare, la fascia d’età più coinvolta è quella tra i 35 e i 54 anni, spesso con figli a carico e un reddito non sufficiente a coprire spese straordinarie come le vacanze estive», commenta Sandro Susini, consulente del lavoro e fondatore di Susini Group StP. «Il fenomeno è destinato a crescere a seguito della domanda di liquidità immediata e dalla difficoltà di accesso al credito tradizionale. Tuttavia – conclude Sandro Susini – si raccomanda cautela: impegnare beni di valore, soprattutto se affettivi, comporta rischi sia economici che psicologici».
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