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UN CAPODANNO DIVERSO

Napoli, 31 Dicembre – Riconosco che la particolarità e la durezza connotanti i tempi attuali mi inducono spesso a perdere del tutto la concentrazione: chi ora sta soffrendo è sempre nei miei pensieri, anche quando sono impegnato nel disbrigo di pratiche, nella discussione di cause od in una telefonata di piacere, la qual cosa ingenera nella mia mente uno stato di profondo turbamento.

La notte di Capodanno, si sa, è da sempre il momento più atteso dalle famiglie e, soprattutto, dalla maggior parte dei giovani: questi ultimi sogliono trascorrere le ore successive alla mezzanotte all’interno dei locali, bevendo “cicchetti” e scatenandosi a più non posso sulle note assordanti di certe canzonacce che, purtroppo, son loro gradite.

In tutta franchezza, paleso che tutto ciò non mi ha mai attirato: mi è bastato, infatti, un solo veglione – passato su un divanetto, a dormir placidamente mentre i miei amici danzavano – per capire che il Capodanno che mi allieta è ben altro in confronto alla permanenza in un locale come una bella statuina o al lanciarsi in pista perché qualche cafoncello bracalone ti ci trascina quasi con la forza.

Dal canto mio, ho sempre festeggiato l’avvento del nuovo anno coltivando una delle mie tante passioni, ossia i giuochi pirici (quelli non proibiti, ben s’intende): batterie, vulcani e girandole non sono mai mancate sul mio terrazzo, oltre ad un cospicuo numero di secchi d’acqua da utilizzare in caso di spiacevoli inconvenienti.

Ma il mio Capodanno ideale non termina con l’esplosione finale: da appassionato di musica classica non posso mancare al consueto appuntamento con i Concerti dal Teatro “La Fenice” di Venezia e dal “Musikverein” di Vienna, nel cui ambito vengono eseguiti i più grandi capolavori dei maestri di questo genere per nulla “morto”: i membri della famiglia Strauß, Giuseppe Verdi, Gioacchino Rossini, a Joseph Lanner, Carl Michael Ziehrer, Gaetano Donizetti, (solo talvolta, purtroppo) Wolfgang Amadeus Mozart sono solo alcuni dei tanti nomi che figurano negli opuscoli illustrativi delle manifestazioni succitate e dei brani che ivi si propongono.

Cionondimeno, attese le tante cattive sorprese che il duemilaventi ci ha riservato (non tanto a livello economico – perché molti di quelli che piagnucolano, in realtà, se ne cadono di denari, nonostante lavorino molto di rado! -, quanto sotto il profilo della sicurezza e della salute pubblica), ho deciso di non sparare i fuochi: c’è poco da stare allegri, cari Lettori, perché – come ho più volte sottolineato – la pandemia sta ancora mietendo vittime qua e là.

Il Capodanno che ci accingiamo a vivere si prefigge il fine di spronare ognuno di noi a riscoprire il calore del focolare domestico, oltreché a ringraziare il Signore per il dono della vita, della famiglia e dell’unità.

Le restrizioni non consentono di organizzare tavolate, ma gli strumenti tecnologici ci permettono di riunirci virtualmente: presto ci si potrà riabbracciare, data la potenza dei vaccini scoperti e sperimentati in tempi record, ma ci toccano ancora degli sforzi.

Non commettiamo lo stesso errore di Orfeo, il quale, voltandosi in anticipo, perse per sempre la possibilità di riabbracciare la sua amata Euridice!

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