Attualita'

L’ambiente sociale campano in un triangolo con cittadino, suddito e camorra

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Napoli, 12 Giugno – Studiare l’Ambiente come insieme di cultura e natura permette di approfondire anche aspetti dell’ambiente sociale e politico. In prossimità di liste in movimento per competere al governo dell’ambiente della Regione Campania, mi gratifica contribuire spontaneamente per capire meglio la mia regione di nascita, che si dimena tra un passato remoto glorioso, uno prossimo poco edificante ed uno recente che lasciamo dedurre dal lettore se riesco a leggerlo sia pure in piccola parte. Per tentare di dare uno sguardo sull’ambiente politico campano bisogna darlo prima su Napoli, che ne è baricentro e  capoluogo regionale. Napoli ha la periferia urbana di grandi comuni con oltre la metà della popolazione regionale compresi i circa 950 mila residenti nella città partenopea. Napoli si presenta quindi dal punto di vista urbanistico come una delle metropoli più compatte, popolose e congestionate d’Europa sia pure in un alone romantico di città ricca di fascino e  come una sorta di teatro diffuso variopinto, che non trovi in alcuna grande città del mondo.

La città metropolitana di Napoli, con una popolazione di più di tre milioni di persone è la terza città metropolitana italiana per numero di abitanti, mentre è prima per densità abitativa. L’intero territorio metropolitano si estende su una superficie di 1.171 km² e comprende 92 comuni. Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2018 i cittadini stranieri residenti nella Città metropolitana di Napoli erano 131.757, corrispondenti al 4,2% della popolazione con ucraini e romeni ai primi posti. La città di Napoli, ha per Sindaco, dal 2011, un ex Magistrato, Luigi De Magistris, che di malaffare e corruzione se ne intende per averla contrastata prima di fare il politico. Nell’’inchiesta “Poseidone” condusse un’indagine iniziata presso la procura di Catanzaro nel maggio 2005 e avente come oggetto un presunto uso illecito di 200 milioni di euro destinati al finanziamento di opere di depurazione. Le indagini, condotte dai carabinieri, ruotano attorno alla destinazione e all’utilizzo di queste somme, prendendo spunto dalla relazione elaborata nel 2004 dalla sezione regionale di controllo della Corte dei conti.. La Procura ipotizza il reato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa  da parte del generale della Guardia di Finanza e consigliere di Franco Frattini che all’epoca era vicepresidente della Commissione Europea. Durante l’indagine si registra l’iniziativa di Clemente Mastella che chiede al CSM il trasferimento di De Magistris, che fu rimosso dall’inchiesta. La vicenda crea un grave conflitto senza precedenti tra le Procure di SA e CZ, creando un caso nazionale che ha visto anche l’intervento di G. Napolitano. Il P. ministero De Magistris e il ministro Mastella, per motivi opposti, sono stati oggetto di minacce. Adesso, nell’ambiente politico campano, pare che, per le prossime elezioni regionali, Mastella si allei con il Pd, mentre De Magistris resti in panchina, politica. Comunque l’ambiente sociale meridionale produce non pochi Magistrati capaci di sfidare i poteri forti che spesso permettono che si annidi il malaffare nelle Istituzioni Repubblicane, purtroppo. I Magistrati meridionali hanno una marcia in più di quelli formatisi al Settentrione dove il malaffare si annida di più nell’ambiente finanziario e commerciale, dove, a me pare, per capirlo meglio c’è bisogno di esperti legali tributaristi. Qualche anno fa un amico di Caserta mi sussurrava per tel. che il genero non aveva accettato di pagare 20 mila euro ed era stato non ammesso al concorso pubblico. Mi sembrò un’esagerazione, ma leggendo oggi una catena corruttiva nel vicino ambiente beneventano mi ricredo. Era risaputo che comunque era, da tempo, alto il malaffare e la corruzione nell’ambiente campano anche del Sannio beneventano che sembrava più sobrio. Leggiamo la cronaca recentissima di un media del Sannio Alifano, vicino a Telese, che svela il valore di 20 mila euro a persona per vincere un concorso pubblico truccato:” Pubblici ufficiali accusati di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, corruzione e rivelazione di segreti d’uffici: avrebbero percepito dai candidati di concorsi pubblici o dai loro genitori, aspiranti candidati di bandi non ancora pubblicati somme di denaro per determinarne gli esiti e così farli accedere nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, nella Polizia di Stato, nell’Arma dei Carabinieri e nella Guardia di Finanza. L’operazione “Par condicio” ha visto impiegati 250 militari delle Fiamme Gialle che ha visto notificare 8 ordinanze applicative di misure cautelari personali, delle quali tre di custodia cautelare in carcere, due agli arresti domiciliari, due sospensioni da pubblici uffici o servizi e un obbligo di dimora. In manette Claudio Balletta, 65 anni, di Roma, vice prefetto, dirigente del Ministero dell’Interno presso il Dipartimento dei vigili del fuoco; i funzionari dei pompieri Giuseppe Sparaneo, 51 anni, di Benevento e Antonio De Matteo, 68 anni, di Benevento, attualmente in pensione. Tra i soggetti destinatari delle misure anche un militare dell’Arma dei Carabinieri, un militare della Guardia di Finanza ed un agente della Polizia di Stato, nei confronti dei quali sono stati ritenuti allo stato sussistenti gravi indizi di colpevolezza. Contestati al momento 50 episodi corruttivi, 118 gli indagati (tra i quali anche altri pubblici ufficiali). Sotto inchiesta il concorso pubblico, per titoli ed esami, a 250 posti per la qualifica di vigile del fuoco del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, quello per l’assunzione di 1.815 allievi agenti della Polizia di Stato, nonché in relazione a concorsi di imminente pubblicazione (tra questi quello per Ispettori Logistico – gestionali nel Corpo dei Vigili del Fuoco). E’ in corso il sequestro preventivo, anche per equivalente, di somme di denaro pari a complessivi 370mila euro circa, ritenuti il prezzo dei reati finora accertati, dei quali 220mila riferibili all’attività dell’associazione per delinquere in provvisoria contestazione e oltre 150mila euro conseguiti dai vari indagati in concorso tra loro. Nella casa del Vice Prefetto a Roma venivano trovati 45mila euro nascosti sotto il battiscopa di un mobile della cucina; nel garage del funzionario dei Vigili del Fuoco di Benevento trovati 48mila euro circa, mentre in un armadietto del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Benevento 156mila euro circa in contanti in un borsone in cui era sovraimpresso il cognome dell’arrestato; nell’abitazione di uno dei figli del funzionario in pensione 35mila euro circa. Oltre 50 perquisizioni sono in corso su tutto il territorio nazionale per rintracciare materiale informatico oggetto di promessa e scambio corruttivo nonché somme di denaro provento della vasta attività illecita. L’indagine era partita da intercettazioni telefoniche in merito ad un altro procedimento sul quale stava indagando la Procura: uno dei concorrenti veniva richiesta ripetutamente una somma di denaro per superare le prove. Le investigazioni hanno ricostruito contatti tra i funzionari sanniti e il vice prefetto in servizio presso l’ufficio concorsi del Ministero. I candidati venivano reclutati sul territorio da parte dei funzionari, che operavano illecitamente ed erano noti per tale attività. Un sistema articolato, che permetteva di non mettere mai in diretta comunicazione il funzionario a Roma con i candidati prescelti. Non solo: la selezione effettuata nel Sannio serviva anche ad evitare ulteriori problemi in fase concorsuale, scartando già a priori chi presentava problemi fisici e carichi pendenti, che avrebbero inficiato del tutto la prova concorsuale. In molti altri casi, invece, nel corso delle prove emergevano problematiche (fisiche o di altra natura, per esempio patologie cardiache, malattie ematologiche ovvero la sussistenza di un procedimento penale pendente a carico del candidato da favorire) anche gravi e tali da imporre l’esclusione dal concorso, ma proprio in quel momento – con l’intervento del Vice Prefetto – l’associazione dimostrava la sua forza, riuscendo a far conseguire in maniera insperata ai candidati le idoneità a prove fisiche o psico-attitudinali. L’associazione ha coinvolto anche un finanziere sannita in servizio al Comando Generale Guardia di Finanza e un carabiniere sempre del Sannio che lavorava nell’ufficio reclutamento di Roma: ora entrambi ai domiciliari… L’attenzione dei magistrati si è concentrata su un concorso, ancora non pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Secondo gli inquirenti, già da fine 2019 il gruppo era già impegnato a distribuire ai candidati ‘selezionati’ i database delle domande della prima prova selettiva. Un’attività che la Procura ha ribattezzato come ‘mercato delle pennette’, proprio perché i dati venivano distribuiti attraverso pen-drive usb. Attualmente il sodalizio era operativo e stava programmando di interferire su due concorsi per l’accesso nei Vigili del Fuoco di prossima pubblicazione. Un giro di soldi stimato sui 20mila a candidato. E in questo episodio emblematico non pare che c’entri la camorra, che si annida in comportamenti illegali nel ventre stesso dello Stato “campano-romano”. Napoli nell’ambiente politico regionale sembra essere come una sorta di “assopigliatutto”, perché la maggior parte dei politici vengono eletti tra i napoletani ed aree contermini dove è alta il bacino elettorale dei voti.  Si è sempre detto in periferia campana e napoletana che i politici locali fanno sempre promesse “da marinaio”, quella che, invece, fanno è una sorta di “Napoli assopigliatutto”.

Anche l’acqua Napoli ha avuto in dono dal Matese sia campano che molisano, senza dare, in cambio, nulla. I politici napoletani con delega ai trasporti non prendone in considerazione neanche la galleria di valico del Matese da me auspicata ed esaminata in tesi di perfezionamento a Ingegneria del Territorio, Dip. di Ingegneria civile, dell’Università di Padova nel 1994.  I politici sono interessati solo agli assi viari nord-sud non anche a quelli est-ovest necessari per aggirare i 75 km di lunghezza del sistema di monte del Matese ad esempio, dalla piana di Venafro (IS) ad est di Casalduni (BN). Premetto che scrivere dell’ambiente sociale è meno facile di altri tipi ambientali: naturali, economici, finanziari, ecc.. Il mio sguardo sull’ambiente campano pretende addirittura di osservare non superficialmente sia dall’esterno che dall’interno. Il primo dovrebbe assicurare maggiore obiettività dalle parti in competizione elettorale, e, dall’interno, invece, perché non si parla solo del sesso degli angeli in cielo. Questo riferimento al celeste Angelo, a me è caro perché l’ho imparato nel periodo magico infantile ed in modo imperativamente da mia nonna P. Orsi di Letino, paesetto sul Matese più alto amministrato dal Molise dal 1927 al 1945. L’Italia al nord come al sud ha troppi media “imbonitori” del suddito affinchè non evolva in cittadino. Pietro Calamandrei, è stato apprezzato, non a caso, a Piedimonte Matese, dove è riportato il suo monito nell’Aula Magna della scuola media G.Vitale: ”Solo la scuola può compiere il miracolo di far diventare cittadino il suddito”. Calamandrei sapeva quello che diceva in questo monito che riporto spesso nei miei spontanei interventi mediatici. E lo sapeva bene anche il Sindaco prefettizio del comune di Piedimonte Matese che fece notare il monito suddetto, leggendolo ai molti presenti ad un concerto natalizio, coordinato da un mio ex compagno di classe piedimontese Cinotti, che presiedeva lì’Associazione Pro Loco Vallata, era presente con dotte parole di circostanza l’allora Pastore diocesano. La Commissaria prefettizia mi ricordò Pietro Farina d’Alife che come sottoprefetto scriveva al suo superiore gerarchico come venivano governati i municipi del Sannio Alifano, quasi un secolo fa. Ma perché pur vivendo lontano scrivo su media distanti oltre 700 km? Perché, e lo scrivo per il lettore, per un appassionato o cultore di Ecologia Umana-scienza interdisciplinare e transdisciplinare- poterla applicare ad ambienti più noti significa rendere un servizio civile volontario. Per il territorio campano e del Sannio antico, poi non è affatto la “nostalgia canaglia” cantata da Albano che mi guida, ma la pietas latina e la ”neve candida” come mi ricordava un colto amico caiatino, morto nel 2009. L’Ambiente è un insieme di Natura e Cultura, ma anche un oggetto-soggetto di situazioni concrete con i flussi di relazioni che entrano ed escono da un territorio. Il territorio è sempre di un Ente che lo amministra per le cose e lo governa per le persone come ad esempio territorio del Comune di Letino,  territorio della Provincia di Caserta, territorio della Regione Campania e quello sovranazionale del territorio complessivo dei 27 Paesi dell’Unione Europea. L’ambiente della Campania, di cui voglio parlare, è esteso 15,6 mila kmq e popolato da quasi 6 milioni di residenti in 5 province. Per amministrare e governare la res publica dell’ambiente campano, oltre gli onorevoli parlamentare, vi sono pure altri 50 onorevoli regionali. Una falange, di un esercito immenso di portatori di voti, ben remunerata con soldi pubblici per combattere i mali ambientali della Campania. Una volta eletti questi onorevoli nei loro feudi elettorali risponderanno soprattutto a chi li ha fatti eleggere e dunque ai loro portatori di consenso elettorale? Sicuramente ad alcuni si e molti altri resteranno delusi e pronti a cambiare cavallo vincente alla prossima corsa elettorale. Sembra che in area ambientale matesina questo ultimo fenomeno sia evidente, leggendo anche altri sguardi mediatici sull’ambiente a me più noto nei non pochi dettagli per esservi nato e vissuto i primi 20 anni, più metà decade a Napoli, prima di migrare nel territorio del settentrione, che pure mi è nostrano per il non analogo ambiente politico anche se il popolo subisce, come nel Mezzogiorno, il carisma di nullafacenti che guidano partiti e si ricandidano. A me preme dire che l’ambiente politico matesino, dall’ultimo dopoguerra,  è sempre stato sbilanciato per la massa degli elettori concentrati ad Alife-Piedimonte Matese.

Gli altri 15 comuni della Comunità Montana “Matese“ che vi fanno capo non potranno mai avere un rappresentante provinciale né regionale? Credo di no a meno che il partito nelle preselezioni ne canditi uno dei piccoli centri però a scapito d’Alife e Piedimonte Matese, che da soli hanno già metà dei voti occorrenti. Qualcuno auspica un leader matesino da eleggere in Regione, proiettando forse l’esempio di uno del passato, l’alifano  Dr. Dante Cappello, che è stato Sindaco, Cons. Regionale e Parlamentare della ex D. C.. Nel saggio che pubblicai nel 2011, relativo all’ambiente di due comuni campani “Piedimonte Matese e Letino tra Campania e Sannio”, in distribuzione alla cartolibreria piedimontese “D’Aulisio”, descrissi aspetti dell’ambiente naturale, sociale con riverbero anche a quello politico locale ed allargato alla Campania e al vicino Molise. La Campania, non lo sostengo solo io, è un gigante politico e un nano economico. Il gigante è facile esemplificarlo registrando il numero di parlamentari eletti, le carice governative ricoperte, le presidenze della Repubblica Parlamentare del dopoguerra ultimo nonché vertici di importanti istituzioni nazionali ed europee, tutti personaggi napoletani, non sono pochi. Il nano economico deriva dall’enorme potenzialità economica del territorio ricco di un patrimonio notevole, ma male utilizzato anche per l’endemica presenza della malavita organizzata sia prima che dopo la battaglia del Volturno del 1860. Qua non si intende entrare nel terreno minato della questione meridionale che vede il risorgimento o l’unificazione nazionale negativa da una parte e positiva dall’altra parte ideale non geografica, perché anche nell’ambiente politico del Triveneto l’unificazione è stata insegnata a non pochi elettori leghisti come negativa e Bossi andava a Braccetto con neoborbonici. L’ambiente sociale campano è possibile, per analogia e semplificazione: paragonarlo ad un triangolo rettangolo, sui due lati o cateti vi sono il cittadino e il suddito, mentre sull’ipotenusa vi sta la camorra. Se questa rappresentazione fosse veritiera, significherebbe che l’ambiente campano non è messo bene perché il suddito non ha molte resistenze morali nel migrare, per necessità varie, sull’ipotenusa. Il cittadino, invece, avendo più resistenze culturali e morali aspetta speranzoso che lo Stato cambi in meglio o non sia spesso Vassallo dei sudditi, ma democratico, trasparente e funzionale al cittadino che dovrebbe avere il primato sullo Stato padronale, invece stenta ad averlo. Anche il sistema dei partiti dell’attuale democrazia italiana, non brilla di quelli che pongono in risalto il cittadino con i suoi diritti inviolabili di scelta dei servizi pubblici sanitari, energetici, postali, scolastici del sistema di tassazione. Le tasse oggi sono esageratamente alte per chi possiede più della vecchia casa ereditata. In Campania si diceva: ”tre sono i potenti: il re, il papa e chi ha niente”. Oggi molti artigiani, professionisti e imprenditori preferiscono restare sotto il limite tassativo per non pagare il tiket sanitario ed altro come le tasse universitarie, ecc.. I politici degli ultimi decenni stanno facendo a gara per togliere al ricco e dare al povero fino a renderci tutti poveri? Oltre 100mila euro pare che i furbetti dei buoni pasto ne abbiano indebitamente usufruito. E’ facile che il suddito campano veda nel vicino (più povero apparentemente, non in sostanza perché capace di camuffare le carte del suo benessere) e si autocertifica povero e bisognoso anche dei più facili da avere come i buoni pasto. Nei piccoli centri è più facile smascherarsi a vicenda, diventa impossibile nei medi e grandi centri campani. Ma leggiamo la cronaca locale: ”Nelle ultime settimane i Reparti dipendenti dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Caserta hanno ultimato i controlli sulla veridicità di migliaia di autocertificazioni presentate dai soggetti che hanno beneficiato dell’elargizione dei “bonus spesa COVID-19” da parte dei principali enti locali della Provincia di Caserta. Il raffronto analitico tra i singoli dati dichiarati e quelli risultanti dalle banche dati in uso al Corpo ha permesso così di scoprire ben 542 “furbetti” che, dichiarando il falso, hanno ottenuto illegittimamente il contributo straordinario, in realtà destinato alle sole famiglie in evidente stato di bisogno e maggiormente colpite dagli effetti economici derivanti dall’emergenza sanitaria, con priorità per quei nuclei familiari che non risultassero percepire alcun altro sostegno pubblico. Dopo la pubblicazione dell’ordinanza del Capo del Dipartimento della Protezione Civile con cui venivano assegnati ai comuni italiani i fondi per aiutare le famiglie più bisognose ad acquistare generi alimentari e prodotti di prima necessità, i Reparti territoriali della Guardia di Finanza hanno avviato delle mirate interlocuzioni con le principali amministrazioni comunali della propria circoscrizione per capire quali fossero stati i requisiti scelti per la formazione delle graduatorie necessarie per l’assegnazione di tali risorse e se, sulla base di tali criteri selettivi, potessero essere svolti dei controlli speditivi sulla correttezza delle domande presentate al fine di evitare che tali stanziamenti finissero nelle mani di soggetti non aventi in realtà titolo per ottenere questi aiuti di carattere eccezionale.

Ebbene, pur nella diversità delle scelte operate dai singoli Comuni circa i requisiti di base utili a stilare le graduatorie e pur nella diversità delle stesse procedure, più o meno formali, di assegnazione, sono state passate al setaccio circa 10.000 domande relative a 20 tra i Comuni più popolosi della provincia.  In alcuni casi, poi, sono stati gli stessi enti locali a inviare alla Guardia di Finanza, per le verifiche di competenza, il bando di assegnazione e l’elenco dei beneficiari, mentre in altri casi è stata selezionata solo una parte degli assegnatari sulla base di alcuni indici di maggior rischio di irregolarità (ad esempio le autocertificazioni attestanti il mancato possesso di alcuna forma di sostentamento reddituale del nucleo familiare). Nel concreto, l’attenzione delle Fiamme Gialle si è poi concentrata in primo luogo nella verifica dell’effettiva mancata percezione di altre forme di sostegno pubblico, quali reddito di cittadinanza, indennità di disoccupazione, trattamenti pensionistici o comunque del possesso di altri redditi superiori a determinate soglie di valore, più o meno scaglionate secondo la numerosità del nucleo familiare, che in molti bandi costituivano condizioni ostative per l’ottenimento del buono spesa. All’esito di questa prima tornata di verifiche, quindi, le irregolarità accertate sono state complessivamente 542, per un importo complessivo illecitamente percepito che supera i 100.000 euro. In più di 400 casi le dichiarazioni false hanno effettivamente comportato l’assegnazione di un buono spesa in realtà non dovuto, mentre in un centinaio di casi i richiedenti hanno dichiarato il falso solo per avere titolo preferenziale nell’assegnazione, senza poter sapere che, anche dichiarando i dati reali, avrebbero ottenuto in ogni caso il contributo, atteso che alcuni comuni sono riusciti a soddisfare tutte le istanze ricevute o comunque hanno deciso di distribuire le risorse “a pioggia” non prevedendo requisiti reddituali particolarmente selettivi. Complessivamente 333 soggetti sono stati verbalizzati ai sensi dell’art. 316 ter c.p. che prevede l’irrogazione di una sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro da euro 5.164 a euro 25.822 nel limite del triplo del beneficio conseguito, mentre altri 131 richiedenti sono stati denunciati penalmente all’Autorità Giudiziaria per falso in atto pubblico. Tra tutti i soggetti sanzionati 80 di questi sono risultati gravati da precedenti di polizia, anche per gravi reati. Ben 416 le segnalazioni inoltrate agli enti locali erogatori per la successiva revoca del beneficio. I controlli stanno continuando tutt’ora con riguardo ad alcuni Comuni che hanno consegnato con ritardo la relativa documentazione e, in alcuni casi specifici, le verifiche delle Fiamme Gialle casertane si sono estese anche alla correttezza delle graduatorie stilate dai funzionari responsabili dei relativi procedimenti amministrativi. L’attività svolta costituisce un’ulteriore dimostrazione della costante attenzione del Corpo della Guardia di Finanza affinché le elargizioni pubbliche di carattere sociale pervengano alle famiglie effettivamente bisognose e non siano distratte dalla loro naturale destinazione a causa di condotte fraudolente o di abusi commessi dai pubblici ufficiali responsabili della loro distribuzione sul territorio, posto che l’indebito accesso a benefici assistenziali da parte di chi non ne avrebbe titolo aggrava l’iniquità sociale e pregiudica l’efficacia dell’intervento di finanza pubblica. L’italiano, di fronte alla mannaia dell’eccessive tasse sta imparando a fingere di essere povero o nullatenente. Quanti sono quelli che non pagano mai bollette di gas, luce, acqua, multe stradali, ecc.? Sono sicuramente i nullatenenti magari anche con pensione non bassa che però hanno impegnato con finzioni varie. Dov’è lo Stato che previene e controlla gli innumerevoli rivoli di spesa pubblica sia centrale che degli Enti Locali. Non si può andare verso il 180% di spesa pubblica dall’attuale 130%. Una famiglia indebitata al 30% non si indebita all’80%, cerca di ridurre il 30% e così lo Stato dovrebbe fare controllando di più i rivoli illegittimi di spesa pubblica, il malaffare corruttivo, il voto di scambio, i mass media palesemente imbonitori a partire dalla TV pubblica sempre con gli stessi conduttori di parte. In politica non dovrebbe candidarsi chi ha reati penali, nullafacenti, scolarizzati medio bassi, con curriculum professionale inesistente, ecc.. Un tempo potevano votare solo i possidenti che pagavano le tasse, oggi chiunque e i voti li condizionano di più i nullafacenti che hanno tempo a sufficienza per dedicarsi a portare i voti ad X e  a Y che promette solo. Non vedo una realtà ambientale diversa con la sparizione della classe media nel composito ambiente socioeconomico italiano. Il popolo anni fa, osannato da certi partito a sinistra, ora viene osannato da altri che fino a ieri gridavano “Padania libera” (dimostrando un’incultura storico-geografica) insultando i meridionali. Si potrebbe dire parafrasando il monito campano che il settentrione è un gigante economico ed un nano politico, vedasi anche gli esponenti dei partiti recenti che raccolgono le illusioni seminate ad alta voce nell’incredulità popolare. In Campania e nell’intero Mezzogiorno, invece, la fantasia al potere, della scorsa tornata elettorale politica, ha visto emergere analoghi risultati dei seminatori di odio di classe nel popolo, che abbocca anche quando non è più povero. ma ancora suddito, purtroppo e non cittadino, alla Calamandrei, capace anche di esprimere il voto libero e pensato cioè di opinione e non di feudo, elettorale compreso. Nella nostrana Campania, mi diceva l’amico caiatino colto ed onesto morto nel 2009, mai un poveretto si è permesso di segnalarmi il figlio a scuola per un voto più alto, ma solo i borghesi che non ne avrebbero bisogno. Verificai che diceva la verità, non la sua verità. Il popolo ha bisogno d’esempi continui perché la democrazia non si eredita e l’efficienza delle istituzioni va ravvivata con l’esempio giorno per giorno. Un cattivo esempio lo ha dato un ministro di culto (dizione insegnatami da don Alfonso De Balsi, mio catechista a Letino a fine anni Cinquanta): ”Sacerdote entra nel carcere di Carinola per celebrare la Santa Messa per i detenuti ma viene bloccato dalla Polizia Penitenziaria: era difatti in possesso di 9 cellulari, di cui 8 micro telefoni ed uno smartphone tenuti nascosti. Scattata un’indagine dell’autorità giudiziaria, gli strumenti telefonici erano stati occultati in buste di tabacco e gli agenti hanno trovato pure caricabatteria e cavetti usb. “L’episodio evidenzia ancora una volta la necessità di dotare la Penitenziaria di strumenti tecnologicamente avanzati, anche in grado di schermare gli istituti di pena, per contrastare questo fenomeno”. Si sono così espressi Moretti e Ciro Auricchio, presidente e segretario regionale dell’Uspp, a supporto della notizia. “Grazie agli sforzi finora profusi la Polizia Penitenziaria, malgrado i turni massacranti e le scarse risorse, riesce comunque ad arginare i tentativi fraudolenti di introduzione sia di telefonini sia di droga, evitando così gravi ripercussioni per l’ordine e la sicurezza interna. Complimenti ai colleghi del carcere di Carinola. Ieri c’è stato anche un tentativo di evasione di due detenuti, nel carcere di Bellizzi Avellino, che intendevano darsela a gambe attraverso un foro. Per fortuna gli agenti sono riusciti a sventare anche questo episodio a testimonianza della grande professionalità della polizia penitenziaria della regione Campania”. Lo Stato in Campania brilla per sentenze esemplari di certi Magistrati, abituati a combattere la malavita organizzata, ma ho l’impressione che restino eroi e così altri funzionari dello Stato Repubblicano che non dà sufficiente risalto ai suoi funzionari più meritocratici a causa dell’invadenza burocratica, spesso dominante. Per l’ambiente politico attuale del territorio campano-casertano: “Ma la sfida più importante è liberare questa Regione da  chiacchiere di Vincenzo De Luca. Alla Campania serve concretezza e buon senso e un Governo regionale all’altezza delle sfide che ci attendono”. “Il 5 giugno di cinque anni fa dei malviventi sequestrarono mia sorella e mia nipote per ore, da allora è cresciuta in me l’idea che la sicurezza sia un tema sul quale non si possono fare sconti. Oggi vuol dire evitare che alle imprese arrivino prima gli usurai delle istituzioni come purtroppo sta accadendo. Se ho scelto di entrare nella Lega è anche per queste ragioni”. Così il consigliere regionale Gianpiero Zinzi che oggi ha ufficializzato la sua adesione alla Lega alla presenza del segretario Matteo Salvini e del coordinatore regionale Nicola Molteni. “C’è la volontà – ha aggiunto Zinzi – di costruire un grande progetto nel campo del centrodestra che coniughi percorsi diversi. Siamo pronti a portare il nostro contributo in termini di idee e valori, a cominciare dalle battaglie che ho condotto in questi anni in Consiglio regionale. Sostegno alla disabilità, impegno per i precari della Sanità e Terra dei Fuochi sono stati e saranno i nostri temi. Ma la sfida più importante – ha concluso – è liberare questa Regione dalle chiacchiere di Vincenzo De Luca. Alla Campania serve concretezza e buon senso e un Governo regionale all’altezza delle sfide che ci attendono”. Il romanzo “Il Gattopardo”, esprimeva un Mezzogiorno, a me sembra ancora attuale. La scuola fa parte dell’ambiente sociale ed economico in cui è inserita? In Italia è statale al 90% e risponde a programmi centralizzati e validi per tutto il diversificato territorio nazionale con 20 regioni e almeno tre aree socioeconomiche diverse. Insegnare significa lasciare il segno, fu questo l’articolo che scrissi l’ultimo anno di scuola come insegnante di un liceo tecnologico padovano. La scuola è sempre lo specchio della società del tempo d’osservazione? Non sempre, spesso essa rappresenta lo specchio della cultura e società del passato più o meno remoto. Perché? Perché dipende anche dal tipo di scuola. Se è liceale e magistrale classica anche lo studio degli autori del passato contribuiscono a spiazzarla in un tempo non presente, a meno che i docenti siano anche capaci di attualizzare sempre gli autori e la storia del passato. Nei tecnici e professionali, invece, si è meno spiazzati e si apprende più il presente che il passato anche se verrebbe a mancare la basilare radice profonda della cultura classica a meno che i docenti non siano troppo tecnici e anche poco lettori di altri saperi. In Italia, ad esempio, nel Mezzogiorno è prevalente il primo tipo di scuola nel settentrione il secondo. Ciò vale per qualunque altro Stato con ambienti più o meno economicamente attardati ed avanzati, nel primo caso prevalgono scuole classiche, nel secondo tecniche. Dopo aver insegnato in Italia e all’estero credo di aver acquisto esperienza per poter esprimere la mia “verità”, per non dire la solita opinione, sul futuro del sistema d’istruzione in più territori ed ambienti del mondo ed europei in particolare. Ribadisco che “Insegnare significa lasciare il segno”, che può essere superficiale, profondo, positivo, negativo, indifferente, ecc..
Non spetta a me dire com’è stato il segno che ho lasciato in 36 anni di servizio di cui 20 a studenti dei corsi serali per lavoratori di una nota scuola media superiore del centro di Padova. All’Università di Napoli, “Federico II” mi sono laureato in Scienze Naturali e all’Università di Padova, specializzato in Ecologia Umana internazionale e perfezionato in Ingegneria del Territorio con tesi sullo studio della “Galleria del Matese tra Molise  e Campania”. Il prossima saggio, scritto durante la quarantena virale, è “Canale di Pace. Covid-19, chi parla di pace non vuole la guerra, ma uno stato globale”. Non so se lo pubblicherò perché non è per il lettore “suddito” e forse lo farò pubblicare all’estero anglosassone. La Campania è afflitta da un male antico che è la malavita organizzata con i suoi capi, gregari e l’ambiente sociale che non si oppone a sufficienza per impedirgli di crescere e diffondersi ovunque. Un coraggioso articolo di un altro media sul quale scrivo, più volentieri perché inserisce anche le foto a corredo del contenuto, faceva nomi e cognomi delle principali famiglie camorristiche esistenti nel vasto ambiente socioeconomico del territorio metropolitano napoletano, senza tentennamenti e paure di essere nel loro mirino. L’altra sera, sulla prima rete della TV, hanno fatto vedere una storia camorristica di un’attività estorsiva a danno di una famiglia che possedeva un negozio di vernici a Napoli. La storia si è conclusa con la denuncia dei camorristi anche grazie al figlio di uno di loro. L’Homo sapiens ha un’evoluzione biologica ma soprattutto culturale, che lo ha condotto da un ambiente tribale a uno feudale fino al cittadino. Quello che oggi mi sorprende della Campania e la persistente abitudine di essere costretti quasi a “farsi i fatti propri” senza interessarsi alla res publica e ai loroi governanti pro tempore. A scrivere sui media campani non sono molti e ancora meno sono quelli che scrivono del reale anche se le eccezioni sono più numerose nel Mezzogiorno che in Settentrione, dove l’ambiente socio-economico ha un’altra endemia che si annida, ben mimetizzata, nella mafia finanziaria fatta di fatture fasulle e connivenze finanziarie insolite oltre all’espandersi delle mafie da Sud. La scuola italiana non è più quella precedente all’ambiente socio-economico al boom economico iniziato nel 1953. Essa è divenuta, giustamente, di massa, ma pare che abbia perso di promuovere, nei discenti, il senso critico. Mi preoccupa l’aumento dell’apatia all’ambiente sociale attivo con l’indifferenza a contrastare il malaffare, a parte le oceaniche manifestazioni di moda indette, in giorno di scuola, ed anche le non poche conferenze e tavole rotonde sulla legalità nelle scuole con sospensione delle lezioni. La scuola è da cambiare non poco verso nuovi modelli più moderni e trasparenti dei diritti degli utenti, e, in Italia, a poco valgono le continue circolari ministeriali e quelle interne delle circa 9 mila presidenze. Con la covid-19 le scuole sono state chiuse e durante questo lungo periodo si è scoperto che si può fare lezione digitalmente. Molti chiedono, sperano e invocano che per il prossimo anno, a partire da settembre e almeno alle medie superiori, si adotti il digitale come metodo moderno d’insegnare. Una lezione digitale interattiva garantisce maggiore professionalità del docente che si sente osservato ed ascoltato anche da altri aventi diritto, preventivamente autorizzati non dal Collegio Docenti, ma dal Legislatore che “aprirebbe” la scuola alla società e non solo ad una sorta d’oasi desertica odierna. All’estero ho sperimentato”la settimana della scuola aperta” che non era come la pubblicità d’inizio dell’anno per incrementare le iscrizioni, ma era la classe di ogni docente ad essere aperta a chiunque lo desiderasse e non solo dei parenti dei discenti.  In Italia siamo ancora nel paleolitico per questi diritti fondamentali del cittadino che vuole un servizio meno ricco di aspetti burocratici. Siamo rimasti ai diritti del suddito che lo stato feudatario concede a poco a poco. Di partiti statalisti ve ne sono ancora? Si, sia a sinistra che a destra. E al centro? Una volta c’era gran parte della D.C., oggi non resta quasi nulla tranne la voce del Vescovo di Roma, che pare preferisca “buttarsi a sinistra”, parafrasando Totò. A votare il Pd oggi sono i ceti più abbienti, mentre quelli che lo hanno alimentato fino a pochi anni fa votano altro e al settentrione votano Lega come al Sud hanno votato anche 5S.. Nel Mezzogiorno l’ambiente socioeconomico è più tradizionale e diverso è l’approccio al federalismo regionale, sia morbido (come fa l’Emilia Romagna del Pd ai suoi interlocutori del Pd al governo, imitata dalla analoga Campania, meno dalla Puglia) che duro, come chiedono da decenni ormai le regioni settentrionali (Veneto in primis e con referendum popolare, poi la Lombardia, la Liguria e il Piemonte, non più governate dal Pd perché il popolo lo ha cambiato il marxismo con il leghismo, altri tempi ed altri miti dati in pasto al popolo, che amava i Masaniello, alias Tommaso Aniello). La scuola nel mondo è diversificata ma solo l’Italia e pochi altri Paesi  hanno scuole più tradizionaliste, manca un’iniezione di fiducia verso il cittadino, non più suddito della burocrazia deresponsabilizzante di uno Stato, troppo spesso Vassallo che non premia il cittadino come avviene molto di più nei Paesi transalpini, dove la parola del cittadino ha valore e non solo quella dello Stato padronale come il nostro, che obbliga tutti a rituali anticovid non necessari e il teatrino di dilettanti della politica impera sui media e la TV pubblica. Ha ragione V. Sgarbi, in Parlamento, quando richiama i responsabili incolti e ipocriti. Molti sottovalutano che pochi politici, neanche di maggioranze popolari, ci stanno privando dei diritti fondamentali sanciti dalle Convenzioni internazionali e costituzionali del vivere civile. Le prediche continue fatte dal pulpito, spesso non morale, dei politici troppo ben pagati, il popolo le rigetta, oggi più di ieri.

 

 

Prof. Giuseppe Pace.

 

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