Attualita'

Nuovi equilibri ambientali globali con l’Unione Europea tra Recovery Plan e Brexit

Napoli, 31 Dicembre – Di tanto in tanto l’ambiente politico globale va incontro a dei mutamenti e non sempre lungo la strada maestra dell’innovazione. Spesso tale ambiente si involve e ritorna a logiche di nazionalismi che la storia aveva, in parte, sepolto con esempi di organismi sovranazionali del tipo dell’Unione Europea. In tempo di pandemia, e di arrivo dei vaccini anticovid19 che lasciano ben sperare per un nuovo anno migliore, un pezzo rilevante dell’Unione Europea, la Gran Bretagna, se ne esce, frenando l’evoluzione sovranazionale dei popoli europei. Perché la brexit se quasi metà degli inglesi non la voleva ad iniziare dai londinesi?  Per rispondere all’interrogativo dell’uomo comune bisogna ricorrere, tra l’altro, alla lanterna illuminante dell’Ecologia Umana che studia l’ambiente sia locale che globale. Tale scienza appresa all’Università di Padova consorziata con altre università francesi, svizzere, belghe, portoghesi e spagnole, procede con un’analisi ambientale- ambiente inteso come sistema di natura e cultura- multi, inter e transdisciplinare.  L’ambiente economico, sociale e politico dei Pesi dell’Unione Europea, a fatica, aveva trovato un equilibro pacifico d’unità sovranazionale, quando la Gran Bretagna decide, sia pure a stretta maggioranza popolare, di remare contro ed uscirne con la brexit, ratificata definitivamente in questi giorni.

L’equilibro raggiunto non era dei migliori e molte cose bisognava ancora fare per giungere all’obiettivo dell’Unione Europea Federale con una sola voce in politica estera, interna, ecc. e non solo, purtroppo, ad una unione bancaria raffinata e poco altro. Ero ad insegnare in Romania il primo gennaio 2007, quando quel Paese entrò a far parte dell’Unione Europea pur restando con la propria moneta, il leo. Dopo millenni di progressi non sono bastati per allentare le tensioni nazionalistiche e religiose nell’ambiente globale ed europeo. L’Europa poi era da 75 anni che non conosceva guerre fratricide, fatta eccezione per quelle nella ex Iugoslavia. Per alcuni aspetti le tensioni globali, più che europee, subiscono periodici incrementi come nell’ultimo lustro per le discriminazioni, i maltrattamenti e le privazioni dei diritti fondamentali sulla base del culto o variante del sacro che è in tutti gli individui della specie Homo sapiens, quasi 8 miliardi. L’Unione Europea si estende su di un territorio di oltre 4 milioni di kmq con una popolazione di 447 milioni di persone, con un Pil pro capite di 14 mila e. e con una moneta unica, l’euro, in 19 Paesi, restano monete tradizionali: corona ceca, danese e svedese, fiorino ungherese, Kruna croata, lev bulgaro e leu romeno. Con la sua tecnologia e cultura l’Unione Europea rappresenta, potenzialmente, la punta di diamante delle democrazie avanzate sia pure con non pochi problemi ancora da risolvere ad iniziare dalla potenza finanziaria dell’euro pesante tedesco a scapito di altre aree o ambienti meno forti economicamente. Tra le superpotenze solo gli Usa rappresentano un modello avanzato economico e civile per il pluripartitismo, la libera stampa, ecc.. Gli altri tre sono ancora molto più poveri con un Pil pro capite molto basso e soprattutto mancanza di garanzie democratiche on prevalenza del monopartito dominante le istanze sociali e la cultura avanzata anche umanistica e non solo tecnologica. Nell’ambiente globale, alcuni dei 196 Paesi hanno visto un lustro bagnato dal sangue delle minoranze etniche e religiose fino a due genocidi, tra cui il massacro della comunità islamica dei Rohingya perpetrato dalle armate del Myanmar nel 2016. Nemmeno l’ondata pandemica di quest’anno, che pure ha congelato gran parte delle attività economiche, è riuscita ad arginare le repressioni: in alcuni casi, la crisi sanitaria è stata persino sfruttata per aumentare la stretta, con la Cina che la scorsa primavera ha raso al suolo diverse chiese cristiane e accelerato la deportazione degli Uiguri, etnia turcofona, verso i campi di rieducazione. Non è più tempo di tacere: Money.it ha deciso di sostenere Aiuto alla Chiesa che Soffre ONLUS, fondazione pontificia che realizza oltre 5.300 progetti umanitari e pastorali l’anno in 148 paesi nel mondo. Il recentissimo accordo segreto tra Stato Vaticano e Cina comunista forse sta ad indicare un aspetto del problema. In Kenya ho osservato alcuni di questi progetti onlus disseminati in un ampio territorio laddove c’erano le missioni cattoliche. Lo Stato del Vaticano non rema sempre a favore dell’Unione Europea, né del mondo cosiddetto occidentale e fa accordi unilaterali senza consultarsi col mondo occidentale da cui si è originato come stato, con la dittatura cinese attuale. A me pare che sia stato un accordo poco moderno e più del passato.

Ma per chi conosce la Storia un po’, nulla di nuovo sotto il sole! Sempre la Chiesa dal tempo di Costantino il Grande ha praticato l’arte della politica creando i Guelfi in tutta l’Europa ed anche fuori di essa. Anche Dante che era un guelfo bianco fu punito da Bonifacio VIII mentre era ambasciatore di Firenze a Roma e costretto poi a peregrinare per 20 anni fino a morire a Ravenna e scrisse: “ingrata patria non avrai le mie ossa”. Negli equilibri ambientali politici le 4 grandi potenze globali attuali (Usa, Russia, Cina e India) fanno la corte al Papa: Re di una monarchia assoluta, senza partiti, né sindacati e stampa libera ma solo asservita alla catena di comando gerarchica. Ho terminato di scrivere un saggio ”Canale di Pace…” in c. di s., che tratta dell’evoluzione del suddito a cittadino. Mi spiace vedere la brexit che prende corpo, ma speriamo ci sia un ravvedimento del popolo inglese che sperimentò la prima forma moderna di Democrazia oltre ad iniziare la rivoluzione industriale con la formazione dei primi sindacati. Non vorrei, come osservatore non del tutto distratto dell’evoluzione dell’ambiente globale in atto, che la paura degli Usa sia dietro la brexit e l’abbia addirittura causata. Forse gli Usa vedono meglio di noi europei il pericolo di una possibile futura fusione U. E.-Russia? Potrebbe essere, perché no? Da che mondo è mondo, l’espansionismo dello Stato più ricco genera dipendenze ed amplia la sfera d’influenza e forme di colonialismo non più tradizionale ma finanziario e digitale come la tecnologia 5G cinese? C’è qualche storico carismatico che fa fare eccezione all’Egitto antico, ma credo che da innamorato si sbagli. Fatto sta che l’Unione Europea, zoppa della Gran Bretagna, subirà una battuta d’arresto sull’evoluzione del suo cittadino con frenate potenti dei Paesi d’oltralpe verso quelli a sud che non hanno ancora un sistema ambientale evoluto verso la democrazia meno pasticciona, troppo spesso basata su feudi elettorali che impediscono la meritocrazia, i libero mercato e la riduzione della burocrazia. Sarà difficile all’Italia più degli altri partner meridionali dell’U.E. restituire gli interessi a buona parte del Recovery Fond perché non sarà capace di riforme contrarie ai feudi elettorali che neanche la Magistratura, il terzo potere democratico, riesce a non far lievitare sia pure agendo spesso in modo eroistico tra interessi della malavita organizzata che rende collusi non pochi funzionari statali soprattutto per gli appalti di opere pubbliche. Sono lontani i tempi della speranza di unificare in un Organismo sovranazionale l’ambiente politico europeo o di altri ma ancora più in alto mare burrascoso. Il 25 marzo del 1957 con il Trattato di Roma, l’Unione Europea fa un primo e più significativo salto verso la sovranazionalità. Il 24 c. m. i presidenti Charles Michel e Ursula von der Leyen firmano a Bruxelles l’accordo di recesso. Il giorno stesso il documento viene poi firmato a Londra dal primo ministro Boris Johnson. Il 29 il Parlamento europeo voterà l’accordo. Una volta che il Parlamento avrà dato la sua approvazione, il Consiglio adotterà, mediante procedura scritta, la decisione relativa alla conclusione dell’accordo a nome dell’UE. Dopo l’adozione, l’accordo di recesso entrerà in vigore all’uscita del Regno Unito dall’UE il 31 gennaio 2020 a mezzanotte (ora di Bruxelles). È la prima volta dal 1600, nell’intera storia di Westminster, che i deputati vengono richiamati in aula sotto Natale. Il trionfo di Boris: 521 voti. Attorno alla mezzanotte, sul testo arriverà il Royal Assent, l’approvazione da parte della Regina. Un passaggio che equivale alla promulgazione del Presidente della Repubblica. A quel punto, la Brexit sarà legge. E domani, ufficialmente, la Gran Bretagna vivrà il suo ultimo giorno dentro la Ue, dopo 47 anni di permanenza. E il Recovery Fund cos’è? Prendo spunto da un servizio apparso oggi su Econopoly. Il colossale contributo, apparentemente benefico dell’U.E. è’ relativo a transizione ecologica; modernizzazione. Istruzione; infrastrutture;  parità di genere e sanità. Cosa sono? I sei comparti economco-sociali in cui verrà ripartito il cosiddetto Recovery Fund o Plan, ovvero quell’iniezione di risorse provenienti dall’Europa pari a circa 200 miliardi che dovrebbero servire non solo per risollevare il Paese dalla crisi pandemica, bensì per traghettarlo nel futuro, vista la mole dell’intervento. I comparti sono in ordine ai fondi più e meno cospicui assegnati con la sanità fanalino di coda, purtroppo. La lettura di quei sei argomenti e della relativa ripartizione monetaria crea, a onor del vero, non pochi problemi e a volte di enormi preoccupazioni nell’ambiente politico dei membri dell’unione. Andiamo per ordine. La “Modernizzazione” del Paese che, ci spiega anche il potere Esecutivo (governo giallo-rosso) significa disporre di una Pubblica Amministrazione efficiente, digitalizzata e sburocratizzata, veramente al servizio del cittadino. Un mio conoscente, vetusto ed ex D.C. nonchè già dirigenti scolastico e di Asl, mi precisa che la PP. AA. non è al servizio del cittadino ma un servizio per il cittadino. Cominciamo con i bizantinismi tipici di chi non vuole ancora il cittadino ma il suddito perenne. Anche qui, è facile comprendere in che modo si intende utilizzare le risorse in questione. Passando alla parità di genere, poi, essa “richiede di intervenire sulle molteplici dimensioni della discriminazione in essere nei confronti delle donne che riguardano prioritariamente la partecipazione al mondo del lavoro, la retribuzione e la qualità del lavoro”. Tutto chiaro. E abbiamo già scavalcato ampiamente la soglia dei 100 miliardi, tra transizione, modernizzazione e parità, senza in verità capirci molto (almeno io, magari voialtri ci avrete capito qualcosa…). La chiarezza, penso, sia la prima cosa dovuta agli italiani, visto che si tratta di spendere una grossa quantità di denaro che andrà anche restituito. Un secondo aspetto di evidenza macroscopica è di tipo quantitativo e riguarda la modalità di ripartizione delle spese. Pur ribadendo di essere ben conscio delle imposizioni dell’Europa su alcune specifiche voci, l’inaccettabilità della ripartizione si palesa, a mio modo di vedere, dall’analisi del testa-coda, ovvero dal paragone tra la voce più ricca e quella più povera: la prima è rappresentata dalla “transizione ecologica”, mentre il fanalino di coda è la bistrattata sanità. Ma come 9 miliardi? Parliamo di un settore sul quale si è abbattuto uno tsunami senza precedenti, che ha evidenziato l’enorme cifra umana delle persone che ne fanno parte, pur tuttavia non essendo stato ciò sufficiente a coprire i buchi derivanti dalla scarsità di risorse. È vero che non si era mai vista una cosa del genere, ma è altrettanto certo che va fatto tesoro di quest’esperienza, per migliorare la tenuta del sistema e far si che scene come quella delle bare di Bergamo non si debbano rivedere più, in nessun caso. E le bare di Bergamo non si evitano con la green economy, mi spiace. Perciò fa un po’ strano (per usare un eufemismo) vedere oltre 70 miliardi piazzati sulla transizione ecologica e circa un nono nella sanità, che di questa emergenza è stata (infausta) protagonista. Il terzo aspetto che mi lascia ulteriormente perplesso riguarda la carenza di contenuti. Dove sono le riforme? Dove sono gli aiuti per le imprese? Dov’è la concretezza dell’intervento, la sostanza? Facciamo un esempio, richiamando il capitolo dell’istruzione dedicato al “Potenziamento della didattica e diritto allo studio”, a cui si associano circa 10 miliardi di euro spiegati in una manciata di parole di una vaghezza incredibile. O, ancora, sulla Giustizia, al di là di propositi di riorganizzazione delle Procure e delle nomine del CSM, non c’è nulla di consistente. Nulla più rispetto alla bozza di legge delega parcheggiata in Parlamento. Oltre a non essere chiaro, il Recovery Plan redatto in questo modo sembra risultare, per i politici italiani di centrosinistra soprattutto, anche privo di contenuti. E a fronte di migliaia di aziende che rischiano di chiudere, non si lascia intravedere loro alcuna prospettiva concreta, fosse anche per un mero effetto “fiducia” che sia da sprono per tener duro e confidare nel futuro.  Quarto, ed ultimo punto di dolenza riguarda la linea di comando sulla gestione di queste risorse che appare, almeno da queste prime battute, poco “democratico”, per così dire. È vero che le decisioni vanno prese con tempismo e la larga condivisione e il confronto sono nemici in questo senso, ma la Democrazia è questa e l’uomo solo al comando, più tipico dei partiti di centrodestra, non genera buon tempo politico. È pur vero, però, che il Recovery Fond è troppo determinante per le sorti del Paese e il processo decisionale dovrà essere più democratico perché pare che il voto popolare sia a maggioranza mutato e pende non per i due partiti di governo che sembrerebbero usurpatori di volontà democratica. Il processo decisionale per la colossale iniezione di fiducia del Recovery Plan, deve perciò includere il maggior numero di interlocutori possibili (o quantomeno non escludere quelli istituzionali, che esistono proprio per questo). Il via libera del potere esecutivo al nuovo bilancio e il Recovery potranno partire a gennaio 2021, come previsto. Le prime risorse dovrebbero arrivare in primavera. “Con l’intesa raggiunta – ha spiegato un eurodeputato nostrano – l’Unione Europea può finalmente dare inizio alla fase operativa e sbloccare le ingenti risorse destinate al rilancio economico dell’intera Europa. “Stiamo parlando di cifre a dir poco importanti: 1.800 miliardi di euro tra bilancio pluriennale e Recovery Plan, tra cui i 209 miliardi per l’Italia. Ora tocca a noi farci trovare pronti e dimostrare di saper gestire al meglio questi fondi. Le prossime settimane saranno decisive: mi auguro che il Governo italiano – ha concluso l’europarlametare – abbia le idee chiare sui progetti di rilancio per il nostro Paese, a cominciare dal Mezzogiorno”. Il solito Mezzogiorno che piange sempre aiuti straordinari per crescere, ma quando chiederà solo quelli ordinari che non gli vengono elargiti da chi di dovere? La rappresentazione dell’ambiente sociale dell’Italia, in una sorta di triangolo rettangolo (con il cateto maggiore su cui sta il cittadino, il cateto minore il suddito e l’ipotenusa con la malavita organizzata) serve a semplificare un’analisi ambientale più complessa. Essa è da svolgere con alcuni saperi specialistici delle scienze umane e naturali in rapporto interdisciplinare e  con deduzioni transdisciplinari. Per cittadino s’intende la persona, in genere, istruita bene e con elevata moralità ricevuta dalla famiglia, dalla professione svolta e dall’esperienza acquisita.

Il cittadino, generalmente, è capace di agire consapevolmente in società con i propri diritti e i propri doveri, che sono codificati dal potere legislativo delle democrazie delle società più evolute. Per suddito s’intende il cittadino, in genere poco o per niente istruito che non sente di dover compiere i provi doveri, mentre cerca solo di possedere, avere e accumulare beni e denaro. Per suddito dunque non bisogna intendere solo l’individuo medievale soggetto, per legge reale, al vassallo nobiliare. La malavita organizzata, invece, in Italia si chiama mafia in Sicilia, ndrangheta in Calabria, camorra in Campania e sacra corona unita in Puglia. Tale triangolo è applicabile per ciascuno dei 196 Paesi del mondo attuale. Solo che l’ipotenusa prende il nome della specifica malavita organizzata in quel determinato territorio come la mafia russa, cinese, marsigliese, irlandese, londinese, nigeriana, ecc.. Tale triangolo è in stretto rapporto con la tab.1 dell’evoluzione economica da tradizionale a postindustriale. Un paese postindustriale e a sviluppo ecosostenibile è più ricco di individui cittadini che di sudditi, mentre la malavita organizzata è presente spesso in gare di appalti di grandi lavori pubblici e fa leva sulla corruzione di funzionari addetti al controllo della regolarità della competizione per aggiudicarsi l’appalto. In Italia la corruzione, fa registrare alla Corte dei Conti 60 miliardi di euro di corruzione annua. Essa è presente anche nei concorsi pubblici, mentre in Germania solo negli appalti pubblici ad esempio. Ogni Paese ha la sua piaga sociale della corruzione e della malavita che l’alimenta.  La paura del c. ci ha messo in contatto emozionale con la morte attraverso due sentimenti che la nostra cultura aveva dimenticato: la solitudine e la commozione. Scrivere del Canale di Pace, fa pure pensare che già 2000 e passa anni fa, l’uomo rifletteva pressappoco così ”chi vuole la guerra parla di pace e chi vuole la pace parla di guerra”. Anche i politici attualmente, come quelli ai vertici della superpotenze degli USA, Russia e Cina, pare che adottino ancora quello che adottava già Roma, caput mundi. Chi può sapere se scrivere di pace significa pensare o preparare la guerra? Il lettore soltanto lo può sapere, soprattutto se non si limita al piccolo mondo antico letinese o gallese e si apre ad un areale più ampio planetario, che è dell’Homo sapiens. Il Sud del mondo ma anche quello nostrano italiano ha bisogno di fiducia interna con un meridionalismo non piagnone, ma del rimboccarsi le maniche con lotta alla partitocrazia invadente la società civile, alle collusioni diffuse e dare più fiducia alla Magistratura spesso isolata dal cittadino ancora suddito di antiche e nuove sudditanze come quelle che generano collaudati feudi elettorali, anche se non legali dice la nostrana Democrazia del 2020, quasi 2021 d.C.! Il Mezzogiorno nostrano con la Transumanza ultramillenaria aveva una sua dignitosa autonomia parziale che ha perso negli ultimi pastori tra l’Abruzzo e la Puglia a favore di un mercato finanziario e di merci regolati da grossi gruppi spesso esterni alle economie locali, ma attenti a succhiarne le risorse.

A me pare che i media, a stragrande maggioranza, siano condotti e poco democraticamente moderati da conduttori di partito e non superpartes come vorrebbe la Democrazia. Se ciò fosse vero e non una mia impressione abbiamo già una sorta di dittatura mediatica che continua a considerare il cittadino ancora suddito. Per come ci si è mossi sinora, sembra che si stia improntando la gestione di queste risorse secondo una linea semidittatoriale, scatenando peraltro le veementi reazioni delle varie forze politiche, alcune anche interne alla “falsata” maggioranza attuale. Andare alle urne per ristabilire il gioco democratico non è sbagliato né fuori tempo come sostengono gli attuali politici aggrappati bene alla poltrona ministeriale e parlamentare a tutti i costi, anche della Democrazia. Per queste ragioni, che ho provato a sintetizzare, sono estremamente preoccupato, in quanto ritengo che il futuro del Paese passi giocoforza dalle decisione che si prenderanno su queste fondamentali questioni. E, diciamolo chiaramente, la partenza non è stata proprio “entusiasmante”. Nell’auspicio che, speriamo, lo sia l’arrivo. Le premesse ci sono tutte per un futuro prossimo raccapricciante poichè consumati i miliardi del Recovery Plan in malo modo senza incidere realmente sulla crescita civile ed economica dell’ambiente Italia, si imporrà una solita patrimoniale ai sempre meno “ricchi” (la classe media è stata sistematicamente quasi distrutta) e pensionati per dare sempre e soltanto al presunto “povero”, spesso annidato nei meandri burocratici e finanziari di fatture gonfiate, false e così via e non solo al solito sud del nostrano Paese, ma, per le fatture, soprattutto al nord che continua più in sordina a sussurrare “Roma ladrona”! Molto spesso il divorzio tra le parti ha portato a interrogarsi sulle possibili conseguenze per il Regno Unito. In realtà, hanno fatto notare alcuni osservatori, neanche gli effetti per l’Unione europea saranno trascurabili. In vista di una hard Brexit, il Governo britannico già mesi fa ha stilato una lista di tariffe che potrebbe essere ancora usata in caso di collasso dei negoziati. L’analisi pubblicata mesi fa da Bloomberg potrebbe ora tornare molto attuale. La riflessione ha fatto notare che su 301,2 miliardi di beni esportati dai membri UE verso il Regno Unito, almeno 47,3 miliardi (circa il 16%) potrebbero essere colpiti dalle tariffe che scatterebbero in caso di Brexit senza accordo commerciale. Il totale dei costi aggiuntivi per i prodotti europei ammonterebbe a quasi 5 miliardi di euro. Nella citata lista, elaborata allo scopo di proteggere l’economia britannica dalla concorrenza UE, sono finiti 500 prodotti che potrebbero colpire in maniera più e meno marcata diversi Paesi. C’è da sperare che l’accordo U.E. Gran Bretagna per la brexit non sia un altro cedere dell’U.E. verso chi ha già un suo ambiente commerciale planetario, ma non ha più interlocutori europei, ma solo d’oltreoceano! L’Ambiente europeo con la brexit si impoverisce, ma soprattutto rischia d’impantanarsi tra ruggini nazionalistiche e tra ricchi e poveri che dialogono solo con la forza finanziaria e con una raffinata e novella cultura mercantile senza escludere “l’usura”?

A conclusione si ribadisce che lo studio dell’Ecologia Umana è relativo all’ambiente inteso come insieme di natura e cultura con la prevalenza della seconda sulla prima da almeno alcuni secoli. Molti si ostinano a considerare l’ambiente relativo solo alla natura, che, invece, è stata plasmata con la moderna tecnologia sia per rendere l’uomo meno alle avversità naturali che per farlo vivere in un ambiente sociale ed economico meno da suddito e più da cittadino protagonista del proprio ambiente. Certo l’ambiente naturale ha bisogno di essere, in parte, curato utilizzandolo in modo più cosciente e disinquinando laddove lo è stato. Ma il futuro di noi tutti è in un nuovo rinascimento con l’ausilio dei saperi scientifici, integrati da quelli umanistici: aggiornati e possiblmente spendibili. B. Spinoza, scrive che Dio è Natura, e pone Leonardo al vertice per la ricerca di Dio, che la trova nel suo studio multidisciplinare. Spinoza capovolge l’ assunto hobbesiano, homo homini lupus, in homo homini deus, l’uomo è Dio. V. Sgarbi, cita Spinoza quando parla di Leonardo che crea l’opera d’arte. Leonardo dunque nel volto della Gioconda ne fa intravvedere l’anima, e, non a caso, impiega ben 5 anni e non 2 di Michelangelo per dipingere il giudizio universale; Platone avrà il volto di Michelangelo nella Scuola d’Atene, che è un’apoteosi della cultura occidentale, uno degli affreschi più famosi al mondo, e anche uno dei più ricchi di significati simbolici della storia dell’arte. Raffaello ha dipinto una “scuola filosofica” ideale che rappresentasse la conoscenza e il suo farsi: ben 58 personaggi. Lo studio del passato non deve però essere mai fine a se stesso, ma attualizzato per capire meglio il presente e il futuro.

Il mondo già è globalizzato da tempo e, a parte  non pochi problemi connessi dà indubbi vantaggi come, ad esempio, l’aumento (non della povertà come molti contrari alla globalizzazione propagandano), del Pil procapite in molti Paesi.Tale Pil relativo al 2018  e in USD, per alcuni Paesi è il seguente: USA (62.796), Russia (11.289), Cina (9.770), India (7.680), Norvegia (81.697), Danimarca (61.350), Olanda (53.890), Austria (51.461), Germania (47.603), Francia (41.463), Giappone (39.290), Italia (34.483), Spagna (30.370), Grecia (20.324), Ungheria (16.162), Romania (12.301), Turchia (9.370), Bulgaria (9.272), Tunisia (3.447), Moldavia (3.228), Nigeria (2.028), Kenya (1.710), ecc.. Uno di questi ultimi , sicuramente alla fine del XV sec., con la scoperta dell’America di Cristoforo Colombo, il mondo comincio a sperimentare meglio la globalizzazione e in Europa giunsero nuove piante, animali e microbi e cambiarono i paesaggi, i territori e modificò l’ambiente come non mai. Alcune di quelle piante come le patate andine sfamarono le popolazioni di aree meno favorite dal suolo e dal clima come i territori montani delle Alpi, dei Carpazi, dei Pirenei ed Urali. Altrettanto fece il mais detto granoturco in Europa occidentale perché ciò che era strano si appellava con turco fin dal tempo delle crociate dei sec. IX-XVI. Anche i pomodori furono provvidenziali per gli eurpei fino alle oderne ricette gastronomiche che usano quei pomi d’oro ovunque a cominciare dalla pizza napoletana per non dire degli spaghetti al pomodoro fresco, ecc. Lo studio del territorio, del paesaggio e dell’ambiente richiede una conoscenza interdisciplinare se si vuole procedere con minore approssimazione possibile. Lo stesso ambiente locale e globale con il fenomeno della globalizzazione e della localizzazione richiede conoscenze multiple e interdisciplinari nonché transidiscilinari per essere capito e governato.

 

 

 

Prof. Giuseppe Pace (Cultore di Ecologia Umana)

 

Scisciano Notizie è orgoglioso di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. Per questo chiediamo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, fondamentale per il nostro lavoro. Sostienici con una donazione. Grazie.
 
SciscianoNotizie.it crede nella trasparenza e nell'onestà. Pertanto, correggerà prontamente gli errori. La pienezza e la freschezza delle informazioni rappresentano due valori inevitabili nel mondo del giornalismo online; garantiamo l'opportunità di apportare correzioni ed eliminare foto quando necessario. Scrivete a [email protected] . Questo articolo è stato verificato dall'autore attraverso fatti circostanziati, testate giornalistiche e lanci di Agenzie di Stampa.