“Scongiurato il blocco totale dopo il tavolo al Mit. L’accordo sul «lotto unico» per gli Intercity apre uno spiraglio, ma la circolazione ferroviaria rischia pesanti ripercussioni per la mobilitazione di Cub e altre sigle minori”.

Roma, 10 Giugno – Si respira, ma non abbastanza. La giornata di giovedì 11 giugno, che si preannunciava come un calvario per milioni di pendolari, vede una svolta parziale: i sindacati confederali (Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporti, Orsa e Fast) hanno revocato lo sciopero di 8 ore programmato contro il bando di gara «spezzatino» per gli Intercity. Una tregua arrivata al termine di un confronto serrato al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, presieduto dal viceministro Edoardo Rixi, che ha promesso un impegno concreto per ricucire lo strappo sul modello di gara. Tuttavia, chi sperava di viaggiare senza pensieri giovedì dovrà ricredersi. Le sigle di base — Cub Trasporti e Sgb in primis — hanno confermato lo sciopero.

Per i viaggiatori, la sostanza cambia poco: il rischio di cancellazioni e ritardi su tutto il territorio nazionale resta concreto e preoccupante. La mediazione del Mit Il tavolo al ministero è stato risolutivo, almeno per quanto riguarda i sindacati maggiori. Il nodo del contendere era la suddivisione del bando Intercity in tre lotti distinti — una modalità contestata per il timore di una frammentazione del servizio — contro la richiesta di un lotto unico, invocato dalle parti sociali per preservare unitarietà e tutele occupazionali. «Il tavolo è andato molto bene», ha commentato il viceministro Rixi al termine dell’incontro. «Abbiamo aperto una interlocuzione con la Commissione europea per rendere possibile il lotto unico, che oggi è ostacolato dai vincoli del decreto Pnrr, che prevedeva espressamente una gara a più lotti». L’obiettivo dichiarato dal Mit è garantire un servizio universale su base nazionale, evitando che la frammentazione logistica si traduca in un peggioramento dell’offerta per i cittadini. L’incognita dello sciopero di base Se la firma dei confederali ha spento il fuoco più grande, le braci della protesta restano accese. Il Cub Trasporti e le altre sigle di base hanno deciso di tirare dritto, confermando l’astensione dal lavoro: 23 ore per il Cub, dalle 3.00 di giovedì 11 alle 2.00 di venerdì 12 giugno; 8 ore, invece, per Cat, Assemblea Pdb e Pdm.

Le motivazioni rimangono le stesse che avevano unito tutto il fronte sindacale prima della mediazione ministeriale: la contrarietà al sistema dello «spacchettamento» in ferrovia e le critiche alla gestione di Mercitalia, con un occhio di riguardo alla tutela dei salari e della sicurezza, elementi che, secondo le sigle, verrebbero messi a rischio dall’attuale rotta ministeriale. Caos annunciato: cosa devono aspettarsi i passeggeri Il viceministro Rixi, interpellato sulla discrepanza tra la revoca dei confederali e la conferma degli autonomi, ha glissato con prudenza: «Bisogna chiedere alla Commissione di Garanzia che ha autorizzato il mantenimento degli scioperi. Noi oggi abbiamo interloquito con i confederali». Un’affermazione che, nella pratica, lascia i pendolari in una zona grigia. Nonostante la sospensione del blocco unitario, la tenuta della circolazione ferroviaria giovedì sarà tutt’altro che garantita. Il personale che aderisce alle sigle di base, pur essendo minoritario, è in grado di paralizzare snodi cruciali e creare un effetto domino su intere tratte regionali e a lunga percorrenza. Il consiglio per chi deve viaggiare rimane lo stesso di sempre: monitorare i siti di Trenitalia e Italo fino all’ultimo minuto, pronti a fare i conti con un giovedì che, nonostante la «tregua», resta ad alto rischio.

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Giovanni Pio Battaglino
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