Meccanismi premiali più trasparenti nell’accesso al credito e strumenti fiscali mirati possono orientare i capitali verso la transizione sostenibile, contribuendo a superare una visione della sostenibilità come mero adempimento di compliance. E valorizzandola come leva strategica di competitività per le imprese
Napoli, 8 Luglio – La sostenibilità è ormai entrata nel linguaggio ordinario di imprese, banche e istituzioni. Ma il passaggio decisivo, oggi, non è più soltanto misurare e rendicontare gli impatti ambientali, sociali e di governance. La vera sfida è rendere misurabile e riconoscibile, anche sul piano economico-finanziario, il contributo delle imprese e degli investitori alla transizione del Paese.
È su questo terreno che si colloca la proposta di Antonio Schioppi, professionista napoletano esperto di sostenibilità e finanza: rendere più chiari i meccanismi premiali collegati al credito bancario e introdurre strumenti fiscali capaci di orientare capitale privato verso investimenti misurabili, verificabili e coerenti con gli obiettivi di transizione sostenibile.
«La transizione non si accelera chiedendo alle imprese di produrre più dati, ma dando valore alle informazioni giuste. Servono premialità comprensibili, strumenti fiscali mirati e capitali orientati verso imprese e investimenti che contribuiscono in modo misurabile e comparabile alla crescita sostenibile e alla competitività del Paese», spiega Schioppi.
Premialità più chiare nel rapporto tra imprese e banche
Secondo Schioppi, molte banche tengono già conto, in forme diverse, dei fattori ESG. Alcuni istituti hanno sviluppato prodotti dedicati, linee di finanziamento collegate a obiettivi ambientali o strumenti che valorizzano specifici percorsi di sostenibilità.
Il problema, però, resta la chiarezza. Dal punto di vista dell’impresa, spesso non è evidente quali indicatori vengano considerati, quale peso abbiano nella valutazione, quanto incidano sul profilo di rischio, sul pricing del credito, sulle condizioni economiche del finanziamento e se la premialità riconosciuta sia stabile, comparabile e verificabile.
«Per questo, la sostenibilità non dovrebbe essere percepita come un ulteriore onere di compliance, ma come un percorso capace di generare valore, rafforzare la resilienza dell’impresa e migliorarne la competitività. Se un’impresa investe in efficienza energetica, sicurezza sul lavoro, qualità della governance, riduzione dei rischi ambientali e miglioramento dei propri processi, questo impegno dovrebbe poter essere valorizzato anche nel rapporto con il sistema finanziario», continua Schioppi.
In questa prospettiva, un ruolo importante può essere svolto dal Documento per il dialogo di sostenibilità tra PMI e Banche, che può contribuire a standardizzare il dialogo informativo tra PMI e sistema bancario, riducendo la frammentazione delle richieste ESG e favorendo un set di indicatori essenziali, proporzionati, comparabili e verificabili.
Regime fiscale incentivante per gli strumenti obbligazionari destinati alla transizione sostenibile
La seconda direttrice della proposta prevede l’introduzione di misure fiscali premiali sui rendimenti e sulle plusvalenze derivanti da strumenti obbligazionari emessi dalle aziende per sostenere investimenti legati alla transizione sostenibile, tra cui green bond e blue bond.
I BTP Green rappresentano già un riferimento importante, perché consentono di finanziare spese pubbliche con impatto ambientale positivo. Ma il perimetro, secondo Schioppi, potrebbe essere più ampio.
«Qui l’obiettivo non è riconoscere benefici fiscali a qualunque prodotto presentato come sostenibile, ma premiare strumenti capaci di dimostrare in modo chiaro la destinazione dei proventi, l’allineamento a standard riconosciuti, la tracciabilità delle risorse impiegate, l’allocation reporting, l’impact reporting e la coerenza con gli obiettivi di transizione del Paese e dell’Unione europea».
Una politica industriale più moderna
Meccanismi premiali nel credito e un regime fiscale incentivante possono diventare due leve complementari: la prima per rendere più conveniente per le imprese investire in sostenibilità, la seconda per orientare capitali privati verso progetti coerenti con gli obiettivi di transizione.
La sostenibilità deve entrare nella grammatica ordinaria della politica economica. Non può restare confinata nei questionari, nei report o nelle istruttorie bancarie, ma deve diventare un criterio operativo per migliorare l’allocazione del capitale, orientare il credito, indirizzare la fiscalità e premiare gli investimenti che riducono i rischi di transizione e rafforzano la competitività del sistema produttivo.
«La vera sfida non è costruire un sistema più complesso, ma un sistema più intelligente: poche informazioni rilevanti, indicatori chiari, premialità comprensibili e capitale orientato verso imprese e progetti che contribuiscono davvero alla transizione», conclude.
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