Lo studio è stato illustrato al recente Congresso Nazionale Congiunto della Società Italiana di Mineralogia e Petrologia e della Società Geologica Italiana, tenutosi a Padova

 

Napoli, 23 Ottobre – “Sono stati presentati i risultati preliminari delle perforazioni condotte nel Mar Tirreno centrale a bordo della nave JOIDES Resolution, nell’ambito di una spedizione finanziata dall’International Ocean Discovery Program (IODP). L’iniziativa è frutto di un progetto coordinato dall’ISMAR-CNR di Bologna (co-Chief Nevio Zitellini e Alberto Malinverno). Poiché le perforazioni rappresentano l’unico metodo diretto per ottenere informazioni sui processi profondi che modellano la superficie terrestre – come, ad esempio, la formazione dei grandi bacini e della crosta oceanica – l’attività di drilling ha permesso il recupero di un’ampia varietà di rocce, rivelatrici della complessità dei processi geologici che hanno portato alla formazione del bacino di retro-arco Tirrenico.

Nella porzione più profonda del Tirreno, corrispondente al bacino del Vavilov, sono state campionate rocce del mantello terrestre, che in questa zona affiora sul fondale marino. Sui margini del bacino, ovvero nei terrazzi Campano e Cornaglia, sono stati invece recuperati sia i depositi evaporitici risalenti alla Crisi di Salinità Messiniana (5,96–5,3 milioni di anni fa), sia porzioni del basamento continentale. In totale sono stati perforati sei pozzi, in ciascuno dei quali sono stati recuperati sedimenti terrigeni di età Plio-Quaternaria, che ricoprono sia le rocce del mantello sia i depositi evaporitici. Questi ultimi mostrano una marcata variabilità nella transizione tra i terrazzi marginali e il bacino profondo del Vavilov”. Lo ha affermato Loreto Maria Filomena, ricercatrice dell’Istituto di Scienze Marine del CNR.

Per la prima volta, nel Tirreno è stata e recuperata l’intera sequenza delle evaporiti messiniane. “Le analisi attualmente in corso evidenziano un mantello estremamente eterogeneo, sia dal punto di vista chimico che nei meccanismi di esumazione, con un chiaro gradiente di ringiovanimento verso nord. Inoltre, per la prima volta nel Tirreno – ha concluso la Loreto – è stata perforata e recuperata l’intera sequenza delle evaporiti messiniane, che ci permetterà di effettuare uno studio completo dei processi di evaporazione e disseccamento che hanno interessato il Mediterraneo durante il Messiniano”.

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