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STERZO E SAPONE: le eccellenze della nostra terra dal Settecento all’epoca attuale

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Napoli, 23 Febbraio – Gli stereotipi infestano da sempre la personalità umana, condizionandola significativamente e facendo emergere in tutti i suoi connotati la ferocia che s’annida negli appartenenti alla nostra specie.

Spesso, all’interno degli impianti sportivi del Settentrione, s’odono le curve intonare cori tutt’altro che edificanti ad indirizzo dei Partenopei, in cui ne si mette in evidenza il fatto che essi non abbiano mai utilizzato il sapone per lavarsi. Nulla di più falso, cari Lettori (e lo dico da fervente sostenitore dell’Inter, i cui ultras, ben lungi dall’incarnare gli ideali inclusivi del club – il cui vero nome, giova ricordarlo, è Internazionale -, s’accaniscono spesso e volentieri contro il Sud): chi ha studiato approfonditamente la storia e/o ammirato il vasto patrimonio museale della nostra terra sicuramente ricorda che, nel territorio della Penisola, la prima a prestare maggiore attenzione alla toeletta fu Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, consorte dell’allora sovrano del Regno delle Due Sicilie (del quale molti emeriti ignoranti esaltano i presunti “fasti”, dimenticando taluni particolari negativi fuor di dubbio rilevanti).

Diversi anni or sono, visitando la Reggia di Caserta ed il complesso monumentale di San Leucio, puntai immediatamente gli occhi su un particolare apparecchio sanitario in metallo che poggiava su una struttura lignea, cogliendone la somiglianza con il comune bidet: ebbene, malgrado fossi poco più che un fanciullo, il mio ragionamento colse nel segno, giacché i miei genitori mi confermarono che trattavasi, guarda un po’, proprio di un bidet (anzi, del primo bidet Italiano)!

L’invenzione di quest’oggetto risale al 1710, anno in cui un tale Cristophe de Rosiers lo installò per la prima volta all’interno della sfarzosa reggia Francese di Versailles: il clamore destato da tale scoperta fu tale da favorirne la rapida diffusione in tutte le case d’Oltralpe, ma tale successo fu tutt’altro che duraturo (al giorno d’oggi, come emerso da indagini ed esperimenti sociali, i Francesi che possiedono un bidet sono pochi!).

Da quanto sinora descritto emerge in modo lampante che, contrariamente alle corbellerie che promanano dalla bocca di taluno, i primi in Italia a prendersi davvero cura della propria igiene personale son stati proprio i Meridionali!

Altra frase che sento con frequenza quando mi reco al Nord è la seguente: “l’Alfa Romeo è nativa di Milano“. Anche questa, amici cari, è una baggianata colossale: difatti, pur essendo vero che la società Alfa (acronimo di Anonima Lombarda Fabbrica Automobili) abbia visto la luce nel capoluogo Lombardo, a risollevarne le sorti fu un imprenditore di umili origini, nato a Sant’Antimo – che trovasi a nord di Napoli! -, il cui nome è Nicola Romeo.

Nel 1915, l’Alfa versava in condizioni di dissesto finanziario, complice anche l’ingresso dell’Italia nella Grande Guerra: l’estro dell’ingegnere Romeo, che aveva lottato duramente per costruire il proprio futuro, riuscì a favorire il tanto auspicato cambiamento di segno sui registri contabili, spianando la strada ad un’ascesa i cui risultati sono tuttora percettibili.

Il vaccino contro il virus dei luoghi comuni è da identificarsi nella conoscenza e nell’apprendimento: ecco spiegato il motivo per cui tengo molto a che si investano fondi nell’istruzione e nella ricerca, oltreché alla profusione, da parte del personale attivo nella scuola e nell’università, di un impegno instancabile. 

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