Meno smartphone, più attenzione: i giovani iniziano a cambiare comportamento sulla strada
Napoli, 19 Dicembre – Usare lo smartphone mentre si guida resta una delle principali cause di distrazione sulle strade italiane, soprattutto tra i più giovani. Ma accanto a un quadro ancora critico emergono segnali incoraggianti: l’educazione stradale, se fatta in modo diretto e coinvolgente, funziona davvero.
A dirlo sono i numeri dell’Osservatorio “Non chiudere gli occhi”, realizzato da Skuola.net in collaborazione con Autostrade per l’Italia, che ha coinvolto 2.100 ragazze e ragazzi tra i 16 e i 24 anni. La ricerca si inserisce nel progetto di sensibilizzazione rivolto alle scuole, oggi centrali anche alla luce delle nuove linee guida sull’Educazione civica.
La prima buona notizia riguarda proprio l’impatto degli incontri formativi svolti in classe con esperti, forze dell’ordine, vittime di incidenti stradali e loro familiari. Un approccio molto diverso – e complementare – rispetto ai tradizionali corsi per la patente, più focalizzati su quiz e tecnica di guida che sui valori civici. Il 41% dei giovani che ha partecipato a queste attività dichiara di aver cambiato in modo significativo e duraturo il proprio comportamento sulla strada; un ulteriore 43% parla di un effetto positivo, anche se temporaneo. In totale, otto giovani su dieci riconoscono un impatto concreto.
Il quadro generale, però, invita alla prudenza. Quasi un giovane su due ammette di usare spesso lo smartphone mentre guida – che sia auto, moto, bicicletta o monopattino. Uno su cinque confessa di essersi messo più volte al volante sotto l’effetto di alcol, sostanze o farmaci che riducono la lucidità. Due su tre guidano quando sono stanchi, quattro su dieci superano regolarmente i limiti di velocità.
Eppure, confrontando i dati con quelli delle edizioni precedenti dell’Osservatorio, attivo dal 2023, emerge un miglioramento diffuso. L’uso dello smartphone al volante registra un calo di circa il 20%: oggi il 56% degli intervistati dichiara di non usarlo mai durante la marcia, contro il 46% di due anni fa. Diminuisce anche la distrazione percepita: chi si definisce “sempre o spesso distratto” scende dal 21% al 17%. Cresce, inoltre, il rispetto delle norme di base: il 70% afferma di indossare sempre casco e cinture o di rispettare i limiti sul numero di passeggeri, dieci punti in più rispetto al 2023.
Un altro segnale positivo riguarda la responsabilità verso gli altri. Il 60% dei giovani dice di imporre il rispetto delle regole anche ai propri passeggeri, in aumento di oltre dieci punti rispetto alla prima edizione dell’indagine. Aumenta anche la consapevolezza del rischio: il 58% afferma di pensare spesso alle conseguenze delle proprie azioni alla guida, contro il 49% di due anni fa. Non a caso, cala la quota di chi dichiara di aver causato – o rischiato di causare – incidenti per comportamenti superficiali: dal 58% si passa al 49%.
Nonostante i progressi, l’obiettivo “zero vittime” resta lontano. Anche perché oltre uno studente su due (55%) afferma di non aver mai svolto attività di educazione stradale durante il proprio percorso scolastico. Da qui l’importanza di rafforzare l’offerta formativa affidandosi a specialisti. Il progetto “Sicurezza stradale a scuola – Non chiudere gli occhi” ha già coinvolto, dal 2023, più di 450 istituti e oltre 34 mila studenti, offrendo agli insegnanti pacchetti didattici pronti all’uso, incontri con esperti e iniziative creative.
In parallelo, in questi giorni Autostrade per l’Italia e Polizia Stradale hanno lanciato la campagna “Guida senza rischi”, on air fino al 25 dicembre. L’obiettivo è rendere evidente il legame diretto tra comportamenti scorretti – come usare lo smartphone al volante o non allacciare la cintura – e l’aumento concreto del rischio, per sé e per gli altri.
I dati raccontano una generazione non indifferente al tema, ma ancora esposta a troppe distrazioni. La strada intrapresa sembra quella giusta, ma per ridurre davvero l’uso dello smartphone al volante servono continuità, educazione e consapevolezza. Perché basta un attimo, uno sguardo allo schermo, per trasformare un’abitudine in un pericolo.
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