Dalle “tre caravelle” alle tre rotonde: viaggio nell’abbandono di Scisciano
Scisciano, 11 Aprile – A Scisciano esistono tre luoghi che, più di altri, raccontano lo stato di cura — o di abbandono — di una comunità: la Rotonda Palazzuolo, la Rotonda Cimitero e la Rotonda di via Garibaldi. Tre spazi strategici, tre porte simboliche del paese, oggi ridotti a lugubri segni di degrado ambientale, superficialità e bruttura. Eppure, potrebbero rappresentare l’esatto contrario: un illuminante biglietto da visita, un’occasione di bellezza, identità e appartenenza, non solo per i residenti ma anche per chi attraversa Scisciano provenendo da altre comunità. Luoghi in cui fermarsi, osservare, riconoscere un territorio e la sua anima.
Il contrasto appare ancora più evidente se si considera che appena un anno fa l’Amministrazione comunale aveva lanciato il progetto “Adotta una rotonda, o uno spazio verde comunale”, iniziativa che prometteva di attivare una dinamica virtuosa di valorizzazione del decoro urbano, dell’identità e della cultura locale. Un’idea, sulla carta, capace di coinvolgere associazioni, professionisti e privati in un’alleanza per la bellezza condivisa. Oggi, però, di quel progetto sembrano essersi perse le tracce: l’iter di assegnazione delle adozioni non è mai diventato pubblico, e dell’incoraggiante proposta resta solo il ricordo.
Tre, numero simbolico della perfezione. Ma a Scisciano il tre sembra diventare il numero della perfetta trasandatezza. La storia consegna alla memoria collettiva altre “tre” celebri: le caravelle del primo viaggio di Cristoforo Colombo, partite nel 1492 da Palos e diventate simbolo della scoperta di un nuovo mondo. A distanza di secoli, le tre rotatorie di Scisciano sembrano invece raccontare una scoperta opposta: quella di una terra che appare dimenticata, priva di un progetto estetico e identitario condiviso.
Eppure le proposte non sono mancate. Tra queste, quella dell’Associazione culturale “Descrizioni – Scisciano”, che in occasione del bando comunale dello scorso anno presentò il progetto “Festa dell’Arcobaleno: Un Vortice di Emozioni”, destinato alla rotonda di via Garibaldi. L’idea prevedeva una scultura in lamiera piegata, caratterizzata da un dinamico gioco cromatico, capace di rendere omaggio alle otto borgate storiche del paese integrandone i simboli. Un’opera pensata per trasformare l’identità locale in una forma artistica riconoscibile, colorata e contemporanea.
Il progetto, firmato dagli architetti Alessandro Ruopolo e Cristian Mascia, prevedeva inoltre zero costi per il Comune e manutenzione a carico del privato, in linea con lo spirito del bando. Nonostante ciò, la proposta non è stata selezionata. «Non è bastato — affermano con amarezza i due architetti —. Il progetto non è stato ritenuto superiore alle altre proposte giunte. Una valutazione tecnica che oggi, guardando lo stato della rotonda, ci lascia con un profondo senso di amarezza. Per noi quella rotonda resta un monumento al “poteva essere e non è stato”».
Parole che sollevano interrogativi non solo sul destino di una proposta, ma sull’intero percorso avviato dall’amministrazione. Perché, se nessuna delle idee è stata realizzata, resta inevitabile chiedersi quale sia stato l’esito concreto del bando e quali criteri abbiano guidato le valutazioni. Una riflessione che gli stessi proponenti sintetizzano con una provocazione: con quei criteri, forse, anche firme prestigiose dell’architettura e dell’arte contemporanea sarebbero state escluse.
Le rotatorie non sono semplici elementi di viabilità. In molte città rappresentano veri dispositivi narrativi del territorio: raccontano tradizioni, valorizzano simboli, accolgono il visitatore con un’immagine coerente della comunità. Basta osservare quelle delle principali mete turistiche italiane ed europee, ma anche di piccoli centri urbani, per comprendere quanto il primo impatto visivo incida sulla percezione complessiva di un luogo.
Una rotatoria curata comunica attenzione, decoro urbano, senso di appartenenza. Racconta che l’accoglienza non è uno slogan, ma una pratica concreta. Al contrario, il degrado e l’abbandono restituiscono un messaggio opposto: sciatteria, incuria, mancanza di visione. E così, quelle tre rotonde — Palazzuolo, Cimitero e via Garibaldi — finiscono per raccontare, oggi, non la storia di una comunità che investe nella bellezza, ma quella di un’occasione mancata.
Il valore della bellezza, in fondo, non è un elemento decorativo. È una scelta culturale, un atto civile, una dichiarazione di identità. E quando viene trascurata negli spazi più visibili, come gli ingressi di una città, il messaggio che ne deriva non riguarda solo l’estetica, ma il rapporto stesso tra amministrazione, territorio e cittadini. Scisciano, attraverso le sue tre rotatorie, si trova davanti a una domanda semplice quanto decisiva: lasciare che restino simboli di abbandono o trasformarle in segni concreti di rinascita.




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