In un manifesto pubblico, la consigliera denuncia l’assenza di visione politica, l’opacità delle decisioni e la paralisi amministrativa dell’attuale governo cittadino.

Scisciano, 19 Aprile – Con un manifesto pubblico dal titolo “Le ragioni di una scelta”, la consigliera comunale Rosalia Esposito sancisce definitivamente la sua uscita dalla maggioranza, motivando uno strappo che si preparava da mesi. Le sue parole non lasciano spazio a fraintendimenti: accuse puntuali, riferimenti documentati, nomi e responsabilità indicate con chiarezza. Il dissenso non è più solo politico: diventa anche morale, organizzativo e, soprattutto, strategico.

Nel suo manifesto, Esposito afferma di aver tentato in più occasioni di favorire una maggiore coesione tra giunta ed eletti, ma di aver trovato davanti a sé un muro di silenzi, improvvisazioni e decisioni unilaterali. “Mai una riunione di maggioranza seria”, denuncia, spiegando come le decisioni venissero spesso calate dall’alto, con comunicazioni last-minute via messaggi.

Parla di una giunta opaca, che lavora in riunioni “carbonare”, dove le scelte sembrano prese da pochi per pochi, con un sindaco descritto come “ostaggio passivo” più preoccupato del proprio ruolo che del funzionamento dell’amministrazione.

L’attività svolta e il disconoscimento istituzionale – Esposito elenca una lunga serie di iniziative portate avanti durante il suo incarico: giornate di prevenzione sanitaria, incontri pubblici, servizi per la collettività. Tuttavia, lamenta il totale disinteresse della giunta verso le sue deleghe e la sistematica esclusione da processi decisionali anche minimi, come l’istituzione di un capitolo di bilancio richiesto per la prevenzione sanitaria – rimasto inascoltato.

In uno degli episodi più emblematici, racconta di come le sia stato negato il patrocinio comunale per un evento di prevenzione sanitaria soltanto perché non aveva sottoscritto una dichiarazione di fedeltà alla maggioranza. L’evento si è comunque svolto, ma in una sede privata, simbolo – secondo Esposito – di un potere che punisce il dissenso anche quando si traduce in azioni concrete a favore della comunità.

Un bilancio senza visione – Un passaggio chiave del manifesto riguarda la votazione sul bilancio di previsione: Esposito si è astenuta, giudicando il documento privo di una vera visione politica. Accusa il sindaco e gli assessori di non aver colto l’opportunità di redigere uno strumento funzionale alle esigenze del paese, preferendo chiudere il bilancio in fretta, come un “cancelliere” che timbra carte, piuttosto che come un amministratore dotato di progettualità.

Il manifesto assume toni durissimi nel tratteggiare una città bloccata: dalle opere pubbliche “fantasma” al progetto della stazione vesuviana “non pervenuto”, fino alla scuola in difficoltà per la mancanza di mensa e servizi. La biblioteca è descritta come “un ammasso di scatoloni”, il regolamento urbanistico trattato come “segreto massonico”, l’Ente Teatro e la Polisportiva comunale “sciolti senza rilancio”. Una critica serrata e impietosa, che parla di una macchina amministrativa immobile, incapace e sorda alle esigenze dei cittadini.

Quella di Rosalia Esposito non è solo una critica al sistema, ma un tentativo di restaurare il significato profondo della partecipazione democratica. La sua rottura con la maggioranza non è frutto di ambizioni personali, ma – almeno nella narrazione che lei stessa propone – della volontà di essere coerente con il mandato ricevuto.

Esposito interpreta il suo ruolo istituzionale come voce autonoma, consapevole e attiva, rifiutando di essere una “firma automatica” delle decisioni altrui. La sua è una richiesta di trasparenza, di coinvolgimento reale, di ritorno alla centralità del dibattito consiliare.

La vicenda apre uno squarcio sulla fragilità interna dell’attuale amministrazione e lascia intravedere possibili nuove tensioni. Se, come afferma la consigliera, altri membri della maggioranza iniziano a manifestare dissenso, allora il “modello decisionale” del sindaco potrebbe essere prossimo a un ripensamento o a un collasso.

Il futuro di Scisciano dipenderà dalla capacità – o meno – delle istituzioni locali di riaprire spazi di partecipazione, confronto e progettazione condivisa. In un tempo in cui la fiducia nella politica si costruisce solo con atti concreti e trasparenti, il caso Esposito rappresenta un monito forte: senza dialogo, anche le maggioranze più solide rischiano di implodere.

La frattura aperta da Rosalia Esposito non è un semplice scontro politico. È il sintomo evidente di un’amministrazione che sembra aver perso il contatto con il confronto democratico e con la realtà quotidiana dei cittadini. Le sue accuse non sono soltanto puntuali: sono un atto d’accusa al cuore stesso del metodo con cui è stato governato Scisciano negli ultimi due anni.

Ora, la città si trova davanti a un bivio: continuare a galleggiare in un immobilismo che soffoca ogni proposta o riscattarsi attraverso una nuova stagione di responsabilità, trasparenza e partecipazione reale. La politica locale non può più permettersi il lusso del silenzio o della rassegnazione. La sfida è chiara: restituire alla parola “governare” il suo significato più alto, fatto di ascolto, visione e coraggio. Ma il tempo, come le promesse non mantenute, sta per scadere.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.