Impianti sbarrati e opere sospese: “Descrizioni” sfida il Comune sulle responsabilità
Scisciano, 12 Febbraio – Un atto d’accusa articolato, scandito da riferimenti normativi e domande dirette agli amministratori. L’Associazione culturale “Descrizioni” affida ai social un’analisi severa dello stato della cosa pubblica a Scisciano, parlando di “città sbarrata” e di “eclissi della res publica tra inerzia e silenzi istituzionali”. Nel mirino: scuola, impianti sportivi, teatro e politiche culturali, isola ecologica, trasparenza amministrativa.
Il testo non si limita alla denuncia politica, ma richiama precisi obblighi giuridici e funzioni di vigilanza attribuite a sindaco e assessori. Un impianto che mira a trasformare la critica in contestazione puntuale dell’azione amministrativa. Il passaggio più netto riguarda la scuola primaria, dove – secondo l’associazione – un intero piano sarebbe stato dichiarato inagibile senza che sia seguito un cronoprogramma pubblico o un atto di somma urgenza.
“Descrizioni” richiama l’articolo 34 della Costituzione (“La scuola è aperta a tutti”) e la legge 23/1996, che attribuisce ai Comuni la competenza sulla manutenzione degli edifici scolastici del primo ciclo. La domanda rivolta all’assessore alla Pubblica Istruzione è diretta: quando e con quali modalità saranno restituiti quegli spazi?
Il diritto allo studio, sostiene l’associazione, “non è un concetto astratto, ma si misura in metri quadri di aule agibili”. Una formula che traduce in termini concreti una questione tecnica: sicurezza e funzionalità delle strutture.
Analoga la critica sugli impianti sportivi. Palestra e campo sportivo, definiti “polmoni sociali”, risulterebbero chiusi. Qui il riferimento normativo è l’articolo 50 del Testo unico degli enti locali (TUEL), che attribuisce al sindaco funzioni di vigilanza e responsabilità sull’amministrazione.
La tesi dell’associazione è chiara: la riapertura delle strutture non rappresenterebbe una scelta discrezionale, ma un dovere verso la comunità, in particolare verso i giovani. Resta da chiarire – ed è uno dei punti sollevati – se eventuali ritardi siano imputabili a difficoltà tecniche, contenziosi con le ditte o a carenze nella programmazione e nel controllo. Sul versante culturale l’analisi si fa più ampia. I lavori di ristrutturazione del teatro comunale sarebbero sospesi “a tempo indeterminato”, mentre l’Ente Teatro – secondo quanto riportato – sarebbe stato soppresso senza un’alternativa organizzativa.
L’associazione parla di “ferita al bilancio sociale e finanziario” e richiama i principi di efficacia e buon andamento della Pubblica amministrazione, evocando la legge 241/1990. Anche la chiesa in piazza, ristrutturata ma chiusa, viene indicata come simbolo di risorse investite senza ritorno per la collettività. Il punto politico è evidente: senza spazi e strumenti di programmazione culturale, sostengono gli autori del documento, si rischia di “anestetizzare” il tessuto sociale. Tra i rilievi anche la gestione dell’isola ecologica, definita “semi-chiusa”. Per “Descrizioni” si tratterebbe del segnale di una difficoltà nella gestione ordinaria dei servizi.
All’assessore al Bilancio viene posta una domanda che lega efficienza amministrativa e pressione fiscale: è sostenibile chiedere ai cittadini il regolare pagamento delle imposte in presenza di servizi percepiti come incompleti o discontinui? Il filo conduttore individuato dall’associazione è la mancanza di trasparenza. La richiesta è duplice: risposte pubbliche, con tempi certi, e maggiore accessibilità ai lavori del Consiglio comunale, anche attraverso la trasmissione in streaming delle sedute, pratica già adottata – si sottolinea – in diversi comuni limitrofi.
Non solo maggioranza. L’analisi chiama in causa anche i consiglieri di minoranza, accusati di non esercitare con sufficiente incisività il proprio ruolo di controllo. Se l’aula consiliare resta “muta”, si legge, il silenzio rischia di tradursi in corresponsabilità politica.
Il documento di “Descrizioni” utilizza un linguaggio severo, talvolta polemico, ma struttura le proprie critiche attorno a riferimenti normativi e a funzioni amministrative precise. È un atto politico nel senso pieno del termine: non solo denuncia, ma richiesta formale di accountability.
Resta ora da verificare la replica dell’Amministrazione comunale e dei soggetti chiamati in causa. Le questioni sollevate – edilizia scolastica, impianti sportivi, opere pubbliche sospese, gestione dei servizi, trasparenza – sono misurabili e verificabili nei fatti e nei documenti.
In ultima analisi, la riflessione proposta dall’associazione tocca un punto più ampio: quando la percezione di chiusura prevale sulla comunicazione istituzionale, il rischio non è soltanto il degrado materiale degli spazi pubblici, ma l’erosione della fiducia. E in un piccolo comune, dove la distanza tra eletti ed elettori è per definizione minima, il silenzio pesa spesso più di un cantiere fermo.
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