Un evento di parole, emozioni e verità: la lotta di una giovane vita diventa simbolo di resistenza civile e amore per la vita.

 

San Vitaliano, 4 Maggio – Venerdì 2 maggio, il Mojito Lounge Bar di San Vitaliano ha ospitato un appuntamento intenso e necessario: il “Caffè Filantropico”, rassegna letteraria a scopo benefico e socio-culturale promossa dall’Associazione Cullatori del Santo (ACDS) in sinergia con Il Filo Arancione. Un incontro che ha intrecciato letteratura, memoria e impegno civile, ruotando attorno alla presentazione del libro “Martina. La lotta coraggiosa di una guerriera sorridente”, scritto da Stella Ciliberti – sorella di Martina – insieme alla giornalista Daniela Del Fiore e alla stessa protagonista, Martina Ciliberti.

Martina aveva solo 17 anni quando ha affrontato, con determinazione e sorriso, la battaglia contro un linfoma di Hodgkin. Originaria di Mariglianella, ha trasformato la stanza d’ospedale del Gemelli di Roma in un laboratorio di sogni: ha studiato, letto, disegnato, scritto. Il libro è il diario della sua resistenza, completato dopo la sua prematura scomparsa – il 10 marzo 2017 – da chi l’ha amata e sostenuta, e oggi diventa testimonianza viva e potente di una giovane voce che si è opposta alla malattia e al silenzio colpevole della società.

Martina non si è limitata a combattere un male personale, ma ha alzato il dito contro il disastro ambientale della Terra dei Fuochi: “Tutto quello che stiamo vivendo adesso, la malattia, i tumori, sono la conseguenza di tutte le cose che sono state fatte in precedenza con troppa leggerezza, di tutti i rifiuti tossici sotterrati nelle nostre terre, della terra dei fuochi e delle tante verità che vengono tutt’ora nascoste, dei tanti colpevoli che fanno parte di una politica corrotta”, scrive nel libro, con parole che bruciano di verità e indignazione.

Al tavolo della rassegna, moderato da Sabrina D’Amore, si sono alternate voci femminili forti e competenti: Stella Ciliberti ha ricordato la sorella con lucidità e passione, sottolineando come “l’autrice principale sia proprio Martina. Io ho solo aperto il cassetto per realizzare il suo sogno. Desidero ricordare i numerosi messaggi che Martina ci ha lasciato, come la sua rabbia per la tanta ignoranza di uomini che ci hanno riservato un futuro non molto roseo, le sue numerose denunce per sperare in un domani migliore. Inoltre, ho cercato di fare emergere la sua forza di vivere, la sua determinazione, il suo essere folle nonostante la chemio che scorreva nelle sue vene, la sua voglia di normalità, la sua lotta contro il Linfoma di Hodgking scegliendo il suo immenso sorriso come arma migliore e di quanto fosse importante per lei studiare. Per lei l’istruzione è un mezzo per poter crescere, per sinonimo di Vita. Al termine dell’incontro ho desiderato lanciare un messaggio che ho voluto dedicare alle persone presenti, ovvero quello di non abbattersi mai dinanzi alle numerose difficoltà della vita, di vivere ogni giorno nel migliore dei modi magari con un bel sorriso proprio come Martina, di non rimandare mai a domani quello che potremmo fare oggi e soprattutto di ricordarci di essere umani, di non dire no ad un abbraccio, un bacio o semplicemente di uno sguardo, un aiuto a chi ci è vicino, che sia una moglie, un marito, i propri figli o anche un semplice conoscente, di non voltarci mai dall’altro lato perché solo in questo modo possiamo assistere ad un reale cambiamento”. Nel suo intervento ha fatto emergere i messaggi lasciati dalla giovane: la speranza nel cambiamento, il valore dell’istruzione come sinonimo di vita, la forza di affrontare la chemio con un sorriso e una penna.

Angela Ambrosio, biologa nutrizionista, ha legato la storia di Martina al tema della prevenzione: “Cara Martina, si poteva evitare. Ma la superficialità e l’indifferenza hanno permesso che il disastro ambientale accadesse. Ora dobbiamo difenderci e difendere il nostro territorio. È cambiato e cambierà l’ambiente ancora, purtroppo! Ma noi possiamo difenderci e difendere il benessere del nostro organismo e dei nostri territori! Puntiamo quindi ad una dieta ricca in antiossidanti, minerali e vitamine, limitiamo il consumo di zuccheri semplici e cibi processati, limitiamo gli sprechi ed i consumi. Scegliamo cosa dare al nostro corpo, tenendo a mente sempre che necessita solo di cose semplici, naturali. Nulla di elaborato e processato!”. Ha lanciato, dunque, un appello a riscoprire una dieta sana e consapevole, come atto concreto di resistenza.

Rosalba Petrillo, docente e vicepresidente ACDS, ha parlato della necessità di “costruire insieme il bene comune”, trovando nella storia di Martina una lezione di coraggio e di umanità condivisa. Parole accompagnate da grande commozione anche quelle di Filomena Menna, attrice teatrale, che ha letto alcuni brani del libro: “Io ho avuto l’onore di leggere frammenti del libro, è la seconda volta che partecipo alla presentazione dello stesso. Ne sono uscita trafitta nel cuore. Una forza che vince il dolore”.

Il “Caffè Filantropico” è stato non solo un evento culturale, ma un’esperienza collettiva di riflessione. Il libro non è soltanto il racconto di una malattia, ma un manifesto civile, una voce che reclama verità e giustizia, un inno all’amore per la vita. E Martina – con il suo sorriso indomabile, le sue parole limpide, il coraggio disarmante – resta, più che mai, un simbolo da seguire. “Voi che siete fortunati, vivete. E sorridete.” – Martina Ciliberti.

In un’epoca in cui le verità scomode vengono spesso silenziate e la fragilità umana è vista come debolezza, la voce di Martina si leva limpida, giovane, implacabile. Ci ricorda che il dolore può essere trasformato in denuncia, la malattia in consapevolezza, e la morte in un’eredità morale che appartiene a tutti. Martina non ha solo vissuto con dignità. Ha insegnato, con ogni pagina, con ogni sorriso, che la vera rivoluzione parte dal coraggio di non arrendersi. E che anche un diario, scritto tra le corsie di un ospedale, può diventare un manifesto per la vita, la giustizia e la speranza.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.